In un’insolito momento di rigidità all’indirizzo dell’amministrazione statunitense e l’universo MAGA, il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha criticato mercoledì un programma di finanziamenti varato dal governo di Donald Trump, destinato a sostenere in Europa quelle che il Dipartimento di Stato USA definisce “libertà di espressione e libertà religiosa” e il cui intento è, essenzialmente, finanziare tutti gli enti, associazioni o partiti che portano avanti valori e interessi statunitensi sul territorio europeo.
Il piano da 5 milioni di dollari annunciato dal Dipartimento di Stato USA per sostenere l’estrema destra in Europa
Lunedì il Dipartimento di Stato americano ha reso pubblico un bando dal valore complessivo prossimo ai 5 milioni di dollari, con singole assegnazioni che potrebbero arrivare fino a 3 milioni per richiedente. Nel testo del bando, riportato per primo dal Financial Times, si parla della necessità di rafforzare “la resilienza democratica, lo Stato di diritto, la libertà di espressione e la libertà di stampa”.
I potenziali beneficiari, secondo quanto scritto nell’annuncio, dovrebbero occuparsi di temi quali sovranità nazionale, migrazione, censura e cause legali, muovendosi entro una cornice definita “filosofia politica condivisa” e da un comune “patrimonio della civiltà occidentale”. Nessun riferimento esplicito compare verso partiti politici, ma la formulazione ha comunque acceso l’attenzione di Berlino.
Il nemico numero uno sembrano essere, per l’amministrazione Trump, le leggi contro l’incitamento all’odio e la propaganda di stampo razzista, xenofobo e, in generale, neofascista. Il bando sembra inoltre puntare, tra le righe, a contrastare gli sforzi dell’Unione Europea per disciplinare le grandi aziende tecnologiche statunitensi. Vi si legge che “istituzioni sovranazionali e governi” (leggasi, la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e gli Stati Membri, nell’esercizio di quella stessa sovranità che il bando dice di voler difendere) userebbero il potere statale per minare l’autogoverno democratico (ovvero il presunto diritto delle aziende private a decidere da sole i limiti del proprio operato), attraverso “normative sull’incitamento all’odio” giudicate troppo ampie e regolamenti sui contenuti online ritenuti lesivi della libertà di espressione.
La risposta di Merz: il movimento MAGA “non deve immischiarsi nelle elezioni in Germania”
A Berlino, durante la conferenza stampa estiva, un giornalista ha chiesto a Merz se considerasse l’iniziativa un legittimo sostegno oppure un’ingerenza. La risposta è stata piuttosto netta: “Noi non interferiamo nelle elezioni americane, ci siamo sempre attenuti a questo principio”. Ha aggiunto, subito dopo, di non volere che il governo statunitense o enti a esso collegati si intromettano nelle consultazioni tedesche.
Merz ha ricordato che, secondo il diritto tedesco, è illegale finanziare dall’estero i partiti politici attivi in Germania e quindi anche influenzare le elezioni e il riferimento al movimento MAGA è stato implicito ma chiaro: “Presumo che anche i nostri amici in tutto il mondo si atterranno alle norme giuridiche che abbiamo stabilito in Germania”.
La linea del Dipartimento di Stato
Interpellato sulle parole di Merz e sull’eventualità che il programma possa finire per sostenere organizzazioni vicine a partiti di estrema destra come AfD, un portavoce dell’amministrazione ha dichiarato l’impegno di Washington nella difesa della democrazia e dei diritti umani “in tutto il mondo, compresa l’Europa”. Ha poi precisato che i programmi europei mirerebbero a sostenere gli alleati nella tutela di tali principi, oltre che della loro sovranità culturale, contro chi cerca di comprometterli.
Va notato che funzionari di alto livello del Dipartimento di Stato avevano già negato, in altre occasioni, qualsiasi interferenza nella politica europea, pur avendo tenuto incontri diretti con esponenti dell’ultradestra continentale.
La posizione di AfD e i rapporti con il movimento MAGA
Il partito tedesco di estrema destra guida attualmente i sondaggi nazionali e si avvicina a un traguardo mai raggiunto prima: la conquista del potere a livello regionale, possibile a settembre in Sassonia-Anhalt. Proprio in vista di quel voto, la dirigenza di AfD ha scelto negli ultimi mesi di allontanarsi, almeno pubblicamente, dal movimento MAGA, complici le dinamiche politiche più delicate nelle roccaforti dell’ex Germania Est.
Una scelta che contrasta con l’entusiasmo mostrato in precedenza. All’avvio del secondo mandato di Trump, il partito aveva accolto con favore l’appoggio dell’imprenditore Elon Musk e celebrato l’intervento del vicepresidente JD Vance, che alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco aveva criticato duramente il cosiddetto Brandmauer, ovvero il “cordone sanitario” dei partiti democratici contro l’estrema destra.
Contatti frequenti tra Washington e i vertici di AfD
Nel 2025 la sottosegretaria di Stato Sarah Rogers aveva incontrato a Washington l’esponente di AfD Markus Frohnmaier, per discutere della Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense pubblicata poco prima, che descriveva l’Europa come minacciata da una “cancellazione della propria civiltà” a causa dell’immigrazione. Un tema, questo, ricorrente nel discorso politico di AfD.
Al termine dell’incontro Frohnmaier aveva scritto online che Washington stava cercando “un partner tedesco forte”, invitando la Germania a un cambio deciso sulla politica migratoria e a un’organizzazione autonoma della sicurezza europea. Circa venti politici di AfD avevano raggiunto la capitale statunitense e New York quella stessa settimana, per incontrare funzionari dell’amministrazione e sostenitori.
Frohnmaier era stato anche ospite d’onore al gala annuale del New York Young Republican Club, gruppo che sostiene apertamente AfD e che ha coniato lo slogan “AfD über alles”, rielaborazione di una formula nazionalista legata al passato nazista tedesco. In quell’occasione l’esponente di AfD aveva definito l’alleanza tra “patrioti” americani e tedeschi come “l’incubo delle élite liberali” e “la speranza del mondo libero”.
Contatti diplomatici anche a Parigi
Episodi simili si sono verificati in Francia. L’ambasciatore statunitense Charles Kushner ha incontrato, sempre nel 2025, i leader del Rassemblement National, Marine Le Pen e Jordan Bardella, pochi giorni dopo la pubblicazione della Strategia di Sicurezza Nazionale. Kushner ha parlato di un’occasione utile per conoscere il programma economico e sociale dei due, oltre alle loro posizioni sul futuro della Francia.
Il legame familiare con la Casa Bianca, essendo Kushner padre di Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, ha reso l’episodio rilevante quanto quello tedesco. In un’intervista rilasciata a POLITICO nello stesso periodo, lo stesso Trump aveva dichiarato l’intenzione di appoggiare candidati allineati alla propria visione del continente. Diversamente da AfD, tuttavia, Le Pen e Bardella hanno mantenuto una certa distanza pubblica da Trump, la cui popolarità in Francia resta bassa anche tra i membri del loro stesso partito. Un precedente sostegno di Trump era andato anche al premier ungherese Viktor Orbán, sconfitto però alle elezioni successive nel proprio Paese.
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Redazione Il Mitte
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