Nel primo semestre 2026 la UIF ha ricevuto 90.200 segnalazioni di operazioni sospette. Le comunicazioni provenienti dagli uffici pubblici sono state soltanto 247, in calo del 18,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato riporta al centro l’adeguatezza dei presìdi organizzativi antiriciclaggio nella PA.
L’attività di collaborazione antiriciclaggio raggiunge un nuovo massimo storico. Nel primo semestre del 2026 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha ricevuto 90.200 segnalazioni di operazioni sospette, con un incremento dell’11,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche il numero delle segnalazioni analizzate dalla UIF ha raggiunto il valore più elevato mai registrato: 90.049 unità, in crescita del 10,7%. Gli importi complessivamente segnalati sono saliti a circa 61 miliardi di euro, rispetto ai quasi 53 miliardi del primo semestre dell’anno precedente.
Banche e Poste guidano la crescita delle segnalazioni
Banche e Poste si confermano la principale categoria segnalante, con 55.653 SOS, pari al 61,7% del totale. L’incremento è stato determinato in larga parte dal contributo di due banche telematiche.
Gli altri intermediari e operatori finanziari hanno trasmesso 16.738 segnalazioni, mentre i soggetti non finanziari e gli uffici della Pubblica Amministrazione hanno complessivamente inviato 17.809 comunicazioni. La crescita di quest’ultimo comparto è riconducibile soprattutto agli operatori attivi nel commercio di oro e preziosi e ai soggetti che svolgono attività di custodia e trasporto valori.
All’interno di questo quadro, tuttavia, il contributo delle amministrazioni pubbliche continua a essere estremamente limitato.
Solo 247 comunicazioni dagli uffici pubblici
Nel primo semestre del 2026 gli uffici della Pubblica Amministrazione hanno trasmesso alla UIF 247 comunicazioni, contro le 303 dello stesso periodo del 2025. La riduzione è quindi pari al 18,5%.
Il dato appare ancora più significativo considerando che le comunicazioni sono state inviate da appena 28 amministrazioni distinte. Nel semestre precedente erano state 218, provenienti da 19 amministrazioni.
Il numero delle comunicazioni non può essere considerato, da solo, un indicatore della qualità o dell’efficacia dei controlli. Le amministrazioni presentano dimensioni, competenze ed esposizioni al rischio differenti e la collaborazione attiva non deve tradursi in un invio automatico o indiscriminato di informazioni.
La persistenza di volumi così contenuti suggerisce però l’esistenza di una distanza ancora rilevante tra la previsione normativa e la concreta capacità degli uffici pubblici di riconoscere, valutare e comunicare le operazioni sospette.
Gli obblighi antiriciclaggio delle Pubbliche Amministrazioni
L’articolo 10 del D.Lgs. n. 231/2007 attribuisce specifici compiti agli uffici pubblici che svolgono attività amministrative o di controllo nell’ambito di procedimenti particolarmente esposti al rischio di infiltrazioni illecite.
La disciplina riguarda, in particolare, i procedimenti di autorizzazione e concessione, le procedure per l’affidamento di lavori, forniture e servizi e l’erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari e altri vantaggi economici.
Le amministrazioni devono adottare procedure interne proporzionate alle proprie caratteristiche organizzative, valutare il livello di esposizione al rischio, individuare le misure necessarie per mitigarlo e formare il personale affinché sappia riconoscere le fattispecie meritevoli di approfondimento. Devono inoltre comunicare alla UIF i dati e le informazioni relativi alle operazioni sospette conosciute nello svolgimento dell’attività istituzionale.
Per gli uffici pubblici si parla tecnicamente di “comunicazioni” e non delle ordinarie segnalazioni previste per banche, professionisti e altri soggetti obbligati.
Le istruzioni della UIF precisano che la comunicazione deve essere effettuata indipendentemente dall’importo dell’operazione e deve derivare da una valutazione complessiva degli elementi oggettivi e soggettivi disponibili. La comunicazione alla UIF costituisce inoltre un atto distinto dalla denuncia di fatti penalmente rilevanti e deve essere gestita assicurando la massima riservatezza.
Il problema è soprattutto organizzativo
Il dato statistico arriva pochi giorni dopo la pubblicazione della seconda indagine sui fattori abilitanti dell’antiriciclaggio nelle Pubbliche Amministrazioni, realizzata dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione con la collaborazione della UIF.
Lo studio analizza sia le criticità che rendono difficile l’adempimento dei doveri di comunicazione, sia gli elementi organizzativi e operativi che possono consentire alle amministrazioni di attivare concretamente il sistema di collaborazione attiva.
Il punto centrale non sembra quindi essere soltanto la conoscenza formale della normativa. Per rendere efficace il presidio antiriciclaggio occorrono una chiara attribuzione delle responsabilità, procedure interne accessibili, flussi informativi tra gli uffici e un raccordo stabile tra il gestore delle comunicazioni, il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, le strutture che gestiscono appalti e finanziamenti, i controlli interni e le funzioni amministrativo-contabili.
È inoltre necessaria una formazione continua che permetta al personale di leggere correttamente gli indicatori di anomalia e di distinguere un’irregolarità amministrativa da un insieme di elementi potenzialmente sintomatici di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.
Dalla compliance formale alla collaborazione attiva
Le Pubbliche Amministrazioni operano in settori particolarmente sensibili: affidamento di contratti pubblici, concessione di autorizzazioni, distribuzione di risorse, incentivi e contributi. Dispongono quindi di informazioni che possono assumere un valore decisivo per intercettare fenomeni di infiltrazione criminale, corruzione e utilizzo illecito delle risorse pubbliche.
Le 247 comunicazioni registrate nel primo semestre del 2026 mostrano che questo patrimonio informativo è ancora utilizzato solo in misura limitata.
La sfida consiste nel superare una concezione meramente adempimentale dell’antiriciclaggio e nel costruire un sistema nel quale anomalie, informazioni e segnali provenienti dai diversi procedimenti possano essere raccolti, valutati e, quando necessario, tempestivamente comunicati alla UIF.
Il nuovo massimo storico delle SOS dimostra che la collaborazione attiva continua a rafforzarsi nel sistema finanziario ed economico. Per le amministrazioni pubbliche, invece, il passaggio dalla previsione normativa all’effettiva capacità di prevenzione resta ancora incompleto.
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Alessandro
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