Gatti
21 Luglio 2026
Uno studio multicentrico retrospettivo su 5.289 tumori felini, condotto dai registri tumori del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa e della Regione Lazio, analizza l’effetto di razza, sesso, sterilizzazione, età e origine geografica sulla malignità tumorale nel gatto
di Redazione Vet33
Uno studio retrospettivo multicentrico pubblicato su Scientific Reports ha analizzato 5.289 tumori felini diagnosticati istologicamente tra il 2008 e il 2023, raccolti da due registri tumori animali con sede in Italia centrale: quello del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa e il Registro Tumori Animali della Regione Lazio. Lo studio ha rilevato che l’80,6% dei tumori esaminati era maligno, con fibrosarcoma, adenocarcinoma, carcinoma a cellule squamose e linfoma come le neoplasie più frequenti. La ricerca ha inoltre identificato età, sesso, stato di sterilizzazione, razza e origine geografica come fattori associati al rischio di malignità.
Il disegno dello studio
I registri tumori animali (Animal Cancer Registries, ACR) rappresentano uno strumento essenziale per l’epidemiologia oncologica veterinaria, ma i dati sui tumori felini restano più limitati rispetto a quelli disponibili per il cane. Questo studio ha applicato un sistema di codifica Vet-ICD-O-canine-1 modificato a 5.289 tumori raccolti da due registri ACR basati sulle patologie feline nell’Italia centrale, coprendo il periodo 2008-2023. I dati sono stati analizzati per trend temporali con il test di Cochrane-Armitage, mentre la regressione logistica ha permesso di valutare l’impatto delle variabili su comportamento tumorale (maligno vs benigno) e sullo sviluppo dei principali tipi di cancro.
I tumori più frequenti nel gatto
Dei 5.289 tumori analizzati, 4.264 (80,6%) sono risultati maligni. I tipi più comuni erano fibrosarcoma (926 casi, 17,5%), adenocarcinoma (814 casi, 15,4%), carcinoma a cellule squamose (738 casi, 14,0%) e linfoma (507 casi, 9,6%). Il tasso di malignità riscontrato è in linea con la letteratura precedente, sebbene lo studio segnali un’eccezione rilevante: una ricerca condotta in Corea del Sud ha riportato un tasso di malignità più basso, pari al 54,1%, a suggerire una possibile variabilità geografica nella distribuzione dei tumori felini.
Età, sesso e sterilizzazione come fattori di rischio
Il rischio di malignità è aumentato dell’8% per ogni anno di età (OR 1,08; IC 95% 1,06-1,10), un dato che gli autori collegano alla natura cumulativa delle mutazioni oncogeniche nel tempo. Le femmine hanno mostrato una probabilità di malignità più alta rispetto ai maschi (OR 1,39; IC 95% 1,19-1,62), verosimilmente legata all’elevata prevalenza di neoplasie mammarie nella specie felina. Lo stato di sterilizzazione non ha influenzato il rischio complessivo di malignità, ma è risultato associato a un rischio ridotto di adenocarcinoma (OR 0,79; IC 95% 0,66-0,94); gli autori segnalano tuttavia che l’assenza di dati precisi sul momento esatto della sterilizzazione impedisce conclusioni definitive su questo punto.
Il ruolo della razza: un dato inatteso
I gatti di razza hanno mostrato una probabilità di malignità circa il 50% più bassa rispetto ai gatti non di razza (OR 1,89; IC 95% 1,47-2,38 per i non di razza rispetto ai di razza), un risultato che conferma osservazioni precedenti in letteratura. Gli autori sottolineano come questo dato sia paradossalmente opposto a quanto osservato nel cane, ipotizzando che le razze feline mantengano ancora una discreta diversità genetica e bassi livelli di consanguineità, il che potrebbe attribuire un ruolo più rilevante a fattori esogeni, come agenti virali ed esposizioni ambientali, nel determinare il rischio di malignità nel gatto.
Fibrosarcoma: un trend in calo legato ai vaccini adiuvanti
Il fibrosarcoma è risultato il tumore più frequentemente diagnosticato nel periodo 2008-2023, con un rischio maggiore in soggetti anziani, maschi e non di razza. La frequenza relativa del fibrosarcoma si è ridotta di quasi il 50% dal 2008 a oggi. Una quota significativa dei fibrosarcomi analizzati era costituita da sarcomi da sito di iniezione (FISS), la cui eziopatogenesi resta oggetto di dibattito scientifico; diversi studi indicano un ruolo dell’adiuvante vaccinale a base di allume, utilizzato per stimolare la risposta immunitaria nei vaccini inattivati, principalmente per rabbia e FeLV. Il trend in calo osservato in questo studio è coerente con quanto rilevato dal registro tumori felini svizzero, che ha segnalato una riduzione analoga a partire dal 2009, attribuita all’introduzione di un vaccino FeLV non adiuvato; gli autori sottolineano che la situazione italiana, dove la vaccinazione antirabbica non è obbligatoria, rispecchia da vicino quella svizzera.
Adenocarcinoma e carcinoma a cellule squamose
Gli adenocarcinomi felini originavano prevalentemente dalla ghiandola mammaria, con una quota di malignità del 95,2%, un dato che conferma la nota predisposizione delle femmine intere a questo tipo di tumore e il comportamento biologico più aggressivo di queste neoplasie nel gatto rispetto al cane. I gatti di razza, in particolare Persiani e Siamesi, hanno mostrato un rischio significativamente più alto di sviluppare adenocarcinoma rispetto ai gatti non di razza.
Per il carcinoma a cellule squamose non sono state osservate predisposizioni di sesso o razza, ma l’analisi dei trend temporali ha rilevato un aumento costante e significativo delle diagnosi. Se il ruolo del papillomavirus resta dibattuto, l’esposizione cronica alla luce solare è considerata il principale fattore implicato nello sviluppo della forma cutanea. Gli autori osservano che l’aumento delle diagnosi in un’ottica One Health potrebbe riflettere anche le preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici e all’aumento dell’irradiazione UV nell’area mediterranea, pur senza escludere un possibile miglioramento diagnostico negli anni recenti.
Linfoma e limiti dello studio
I risultati sul linfoma confermano i dati già presenti in letteratura, con localizzazione prevalente a livello del tratto digerente e un rischio maggiore nei maschi e nei soggetti relativamente giovani.
Gli autori segnalano alcuni limiti dello studio: la natura retrospettiva e la dipendenza dalla sola diagnosi istologica, che può introdurre un bias di selezione escludendo le neoplasie diagnosticate solo per via citologica; inoltre, gli odds ratio non vanno interpretati come misure dirette di incidenza, anche per l’assenza di denominatori di popolazione affidabili.
Gli autori indicano nell’espansione dei registri anagrafici nazionali per animali da compagnia, incluso il futuro Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia (SINAC), una prospettiva utile per migliorare queste stime in Italia.
TAG: ADENOCARCINOMA, CARCINOMA A CELLULE SQUAMOSE, ETà, FATTORI DI RISCHIO, FIBROSARCOMA, LINFOMA, ONCOLOGIA, RAZZA, REGISTRO DEI TUMORI ANIMALI, SESSO, TUMORI
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