Piscine, perché i bocchettoni possono diventare una trappola mortale? – alanews


Ogni estate tornano a far discutere gli incidenti avvenuti in piscina, soprattutto quelli in cui bambini e ragazzi rimangono intrappolati nei bocchettoni di aspirazione (come avvenuto di recente nel Trevigiano). Si tratta di episodi rari, ma potenzialmente gravissimi, che nella maggior parte dei casi potrebbero essere evitati con impianti progettati e mantenuti correttamente. I sistemi di aspirazione sono indispensabili per il ricambio e la filtrazione dell’acqua, ma quando vengono meno alcuni requisiti di sicurezza possono trasformarsi in vere e proprie trappole.

Come funziona il sistema di aspirazione delle piscine

Come spiegato in un’intervista a Sky TG24 da Rossana Prola, fisica ed esperta di sicurezza degli impianti, i bocchettoni fanno parte del circuito che convoglia l’acqua verso il sistema di filtrazione per poi reimmetterla in vasca. In condizioni normali il loro funzionamento non comporta alcun rischio, ma il problema nasce quando una presa di aspirazione viene completamente ostruita dal corpo di una persona.

In queste circostanze si crea un potente effetto ventosa che rende estremamente difficile staccarsi dal punto di aspirazione. Il fenomeno può coinvolgere una mano, un piede, una gamba, la schiena oppure i capelli, impedendo alla persona di tornare in superficie.

Perché alcuni bocchettoni delle piscine diventano trappole

Secondo l’esperta, gli incidenti più recenti hanno avuto una causa comune: l’assenza della griglia di protezione. In un caso la copertura era rotta, nell’altro si era staccata, permettendo a due bambini di infilare rispettivamente una mano e un piede all’interno della tubazione. L’arto ha così chiuso completamente il condotto, generando il risucchio che li ha intrappolati.

Le griglie rappresentano quindi un elemento di sicurezza essenziale e non dovrebbero mai mancare. Se una protezione si rompe, la piscina non dovrebbe continuare a utilizzare quella presa di aspirazione finché il problema non viene risolto. Lo stesso vale per impianti come idromassaggi, giochi d’acqua, fontane, cascate o scivoli: in presenza di una griglia danneggiata è sufficiente mettere immediatamente fuori servizio la singola attrazione, rendendola inaccessibile agli utenti.

Il caso dei capelli incastrati

Esiste poi un’altra situazione particolarmente pericolosa: l’intrappolamento dei capelli. In questo caso il problema non dipende necessariamente dall’assenza della griglia, ma può essere legato a una progettazione non adeguata della presa di aspirazione, che può risultare troppo piccola oppure presentare elementi, come alcune viti, ai quali i capelli possono agganciarsi. Una volta aspirati dalla pompa, si avvolgono attorno a questi punti rendendo praticamente impossibile liberare la persona senza tagliarli. Per questo motivo gli impianti devono essere progettati in modo da evitare qualsiasi possibilità di aggancio.

Cosa succede quando una persona resta bloccata

Quando il corpo aderisce completamente al bocchettone, cercare semplicemente di tirare la persona verso l’alto spesso non serve. In acqua manca un punto d’appoggio stabile e la forza del risucchio può essere molto elevata. L’obiettivo diventa allora interrompere il vuoto creato dall’aspirazione facendo entrare acqua tra il corpo e la presa. Se invece un arto è penetrato direttamente nel tubo, come accaduto nei recenti incidenti, la liberazione diventa ancora più complessa e può essere necessario utilizzare un oggetto sottile per creare un piccolo passaggio d’acqua. Spegnere immediatamente la pompa resta comunque una delle operazioni più importanti e, nella maggior parte dei casi, può rivelarsi decisiva.

Come intervenire in caso di intrappolamento

La rapidità è fondamentale, perché bastano pochi secondi sott’acqua per trasformare l’incidente in un’emergenza. Gli esperti consigliano innanzitutto di chiedere aiuto e interrompere il funzionamento della pompa attraverso il comando di emergenza o l’interruttore dell’impianto. Nella maggior parte dei casi, una volta fermata l’aspirazione, il rilascio avviene nel giro di pochi secondi e raramente supera i 30-40 secondi.

Diverso è il caso dei capelli rimasti impigliati: anche dopo lo spegnimento della pompa la persona potrebbe non liberarsi, perché i capelli sono ormai avvolti agli elementi della presa. In questa situazione l’unica soluzione è tagliarli rapidamente.

Quanto conta il rispetto delle norme nelle piscine

Per Rossana Prola questi incidenti sono quasi sempre evitabili. Se gli impianti vengono progettati, installati e mantenuti rispettando le norme tecniche, il rischio di intrappolamento si riduce praticamente a zero. Le piscine aperte al pubblico, ad esempio, non dovrebbero avere un’unica presa di aspirazione collegata alla pompa, ma almeno due dispositivi connessi tra loro. Se uno viene completamente ostruito, l’acqua continua infatti a passare attraverso l’altro, evitando la formazione dell’effetto ventosa.

La normativa stabilisce inoltre limiti precisi alla velocità dell’acqua, impone la presenza di griglie conformi e prevede test specifici per verificare che le prese non possano trattenere capelli o altre parti del corpo.

Piscine pubbliche e domestiche: cosa cambia

Le regole non sono identiche per tutti gli impianti. Nelle piscine private è ancora consentita la presenza di una sola presa di aspirazione, anche perché le pompe sono generalmente meno potenti. Diverso il discorso per gli idromassaggi domestici, dove la forza di aspirazione è maggiore e vengono applicati criteri di sicurezza più rigorosi.

A livello europeo è in corso un confronto sulla possibilità di rendere più severe anche le norme dedicate alle piscine private, valutando ad esempio l’obbligo della doppia presa di aspirazione o l’introduzione di misure equivalenti.

Come riconoscere una situazione potenzialmente rischiosa

Per chi non è un tecnico è molto difficile capire se un impianto sia realmente sicuro. Tuttavia esistono alcuni segnali da non sottovalutare. Se avvicinando la mano a una presa si percepisce un risucchio particolarmente intenso, potrebbe esserci un problema di dimensionamento. In condizioni normali, infatti, l’aspirazione non dovrebbe essere facilmente avvertibile.

Ancora più importante è educare i bambini a non avvicinarsi mai ai bocchettoni se sentono una corrente che li attira. La curiosità è uno dei fattori che più spesso porta agli incidenti: anziché cercare di capire cosa stia succedendo, è fondamentale allontanarsi subito e avvisare un adulto o il personale della piscina.

La manutenzione può fare la differenza

Secondo l’esperta, nella maggior parte dei casi il problema non è economico. Una griglia di protezione costa poche decine di euro e sostituirla tempestivamente elimina il rischio. Più complessa è invece la situazione degli impianti molto datati, che potrebbero richiedere un rifacimento completo del sistema di aspirazione, con lavori anche molto costosi.

In questi casi, però, la soluzione non può essere lasciare in funzione un impianto non sicuro. Se non è possibile adeguarlo, occorre disattivare definitivamente quella specifica attrazione, come un idromassaggio o un gioco d’acqua, mantenendo operativa soltanto la parte della piscina che rispetta gli standard di sicurezza.

Per gli specialisti il messaggio è chiaro: questi incidenti sono quasi sempre prevenibili. Con impianti realizzati a regola d’arte, controlli periodici e una corretta manutenzione, i bocchettoni non rappresentano un pericolo e la piscina può rimanere un luogo sicuro anche per i più piccoli.




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 Alessandro Bolzani

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