MANFREDONIA, 23 luglio 2026 – Non soltanto uno spettacolo, ma un viaggio nella memoria collettiva di Manfredonia e, allo stesso tempo, uno sguardo lucido sulla città di oggi.
È la riflessione affidata da Angelo Riccardi al termine di “Tutti i cinema di domani”, il percorso teatrale realizzato dal Circolo Bergman nell’ambito della rassegna “Mille di queste Notti”, prodotta dalla Bottega degli Apocrifi.
Un’esperienza che, attraverso voci, musiche e racconti ascoltati in cuffia, ha accompagnato il pubblico lungo le strade della città, riportando alla luce la storia dei cinema scomparsi e dei luoghi nei quali intere generazioni di manfredoniani hanno imparato a incontrarsi, emozionarsi e condividere il proprio tempo.
«Va riconosciuto alla Bottega degli Apocrifi il merito di aver voluto e prodotto un’esperienza capace di andare oltre il teatro e la semplice celebrazione della memoria», osserva Riccardi. «Lo spettacolo non si limita a ricordare ciò che è stato, ma ci invita a guardare ciò che siamo diventati».
Un viaggio nella Manfredonia di ieri
Il percorso ha restituito voce e identità alle storiche sale cittadine: il Cinema Pesante con l’Arena Giardino, il Fulgor, il Vittoria, l’Arena San Lorenzo, l’Impero e il Piscinone.
Non erano soltanto edifici dedicati alla proiezione dei film. Erano spazi di relazione, luoghi nei quali la comunità si riconosceva e viveva una ritualità condivisa.
Il cinema, ricorda Riccardi, non cominciava con l’accensione dello schermo e non terminava con i titoli di coda. Continuava sui marciapiedi, nelle conversazioni all’uscita, negli sguardi durante l’attesa e nei racconti portati a casa.
Per chi ha vissuto quella stagione, la passeggiata è diventata anche un viaggio personale.
«Non stavo soltanto ascoltando uno spettacolo. Stavo ritrovando il bambino che sono stato», racconta Riccardi. «Tornavano il biglietto stretto tra le dita, il brusio della sala, il rumore delle poltrone e quel momento quasi solenne in cui le luci si spegnevano».
Il ricordo di Lucio Dalla e del Cinema Impero
Tra le immagini più suggestive emerse durante il percorso c’è quella di Lucio Dalla bambino, legato alle estati trascorse a Manfredonia e al Cinema Impero.
Dalla dormiva in una stanza affacciata sull’arena di via dell’Arcangelo. Le voci degli attori, i dialoghi e le musiche delle proiezioni salivano nella notte e raggiungevano la sua finestra, prima ancora che il cinema diventasse per lui immagine.
Talvolta quella finestra si trasformava in un passaggio verso la galleria, consentendogli di entrare quasi di nascosto in quel mondo che lo aveva già conquistato.
Tra le voci ascoltate nelle sere manfredoniane, secondo il racconto, vi era anche quella calda e profonda di Marcello Mastroianni, che Dalla avrebbe poi coinvolto molti anni dopo nella canzone Cinema.
«In quel racconto l’Impero smette di essere soltanto una sala scomparsa», scrive Riccardi. «Diventa il luogo in cui l’immaginazione di un bambino ha cominciato a prendere forma. Un frammento di storia artistica e umana che appartiene anche a Manfredonia».
Il contrasto con la città di oggi
La passeggiata, delicata e a tratti commovente, cambia però tono quando il percorso raggiunge Corso Manfredi, un tempo cuore del passeggio cittadino, delle comitive, dei primi amori e degli incontri spontanei.
Era la strada nella quale non serviva avere una destinazione, perché la destinazione era la città stessa.
Ed è proprio lì che il racconto della Manfredonia di ieri si scontra con l’immagine del presente.
«Ho visto poche luci, pochi volti e pochi passi», afferma Riccardi. «Non è stata la trasformazione degli spazi a colpirmi. È stato il vuoto. La sensazione che, insieme ai vecchi cinema, si sia consumata anche una parte della nostra capacità di stare insieme».
Nelle cuffie scorrevano le storie di sale affollate e di una comunità capace di riconoscersi nello stesso luogo. Intorno, invece, una città silenziosa, quasi ripiegata su sé stessa.
Un contrasto che diventa il cuore della riflessione.
«Pur camminando in mezzo ad altre persone, mi sono sentito improvvisamente solo».
«Una sola luce non può illuminare un’intera città»
Nel suo intervento Riccardi cita anche il Cinema San Michele, che continua a rappresentare un presidio culturale e sociale importante, raccogliendo idealmente l’eredità delle sale scomparse.
Ma, sottolinea, una sola realtà non può sostenere da sola il peso della rinascita cittadina.
«Il San Michele continua coraggiosamente a tenere accesa una luce. Ma una sola luce, per quanto preziosa, non può illuminare da sola un’intera città».
La riflessione, tuttavia, non vuole trasformarsi in un atto d’accusa politica né nella ricerca di un colpevole.
Per Riccardi, la responsabilità riguarda l’intera comunità.
«Una città non si spegne in un giorno e non per una sola ragione. Si spegne lentamente quando smettiamo di abitarla davvero, quando rinunciamo all’incontro, quando consideriamo inevitabili le strade vuote e quando la memoria diventa soltanto rimpianto, senza riuscire più a generare desiderio».
La nostalgia diventa una domanda
La forza di Tutti i cinema di domani sta dunque nell’aver trasformato la memoria in uno strumento per interrogare il presente.
Il pubblico è partito alla ricerca delle sale di ieri, ma lungo il cammino ha incontrato inevitabilmente la città di oggi.
Da qui le domande poste da Riccardi:
«Dove sono i manfredoniani? Dove si è nascosta quella comunità che riempiva le sale, le strade e le sere? Che cosa sta diventando Manfredonia?».
Domande che non cercano risposte semplici, ma invitano a recuperare il senso della partecipazione, dell’incontro e dell’appartenenza.
Al termine del percorso, tolte le cuffie, resta il silenzio. Ma rimane anche l’immagine di Lucio Dalla bambino, affacciato sul Cinema Impero, mentre ascolta le storie salire nella notte.
«Quei cinema non ci chiedono soltanto di essere ricordati», conclude Riccardi. «Ci chiedono di raccoglierne lo spirito, di recuperare il piacere dell’incontro e di tornare a immaginare insieme una città possibile».
Non tutte le vecchie insegne potranno essere riaccese.
Ma, forse, è ancora possibile riaccendere Manfredonia.
«Le cuffie le ho tolte. Il silenzio della città, invece, è rimasto».
Angelo Riccardi
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link
