TRENTO. Un cortocircuito o quasi, sicuramente una fotografia paradossale e che alimenta confusione. Gli allarmi di Confesercenti sono stati prima sostanzialmente ridimensionati dall’assessore Roberto Failoni nel rispondere a Roberto Stanchina: “E’ importante non confondere la riduzione dei bar con le chiusure. Un’attività che cambia classificazione non è necessariamente un’attività che chiude: può aver semplicemente cambiato modello e continuare a operare sul territorio“. Poi a 24 ore dall’intervento in Aula il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha firmato la petizione dell’associazione di categoria per la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.
Ma quindi c’è o non c’è questa crisi dei bar? “Non entro nel merito e non ci interessa la polemica“, le parole a il Dolomiti di Massimiliano Peterlana, vicepresidente di Confesercenti del Trentino. “Ci sono i dati, che sono pubblici e che presentati attraverso il nostro Ufficio studi. I numeri sono suffragati da InfoCamere e recentemente anche la Fipe del Trentino ha confermato le elaborazioni”.
Un riassunto delle puntate precedenti. I bar sono in crisi. L’allarme è di Confesercenti che parla di 143 chiusure tra il 2019 e il 2025, una perdita stimata da 43 milioni. Oggi sul territorio provinciale ci sono circa 2,4 esercizi ogni mille abitanti, un calo rispetto al 2,7 rispetto a 6 anni fa. Una situazione descritta come complessa pure a Trento (Qui articolo). E l’associazione di categoria a livello nazionale ha avviato una raccolta firme per chiedere al governo di lavorare a una legge ad hoc e sostenere il commercio di prossimità.
Dati e numeri utilizzati da Roberto Stanchina (Campobase) per presentare un’interrogazione martedì 6 ottobre e incalzare la maggioranza provinciale di centrodestra: “Qual è la situazione? Forte delle nuove competenze ottenute con la revisione dello Statuto di Autonomia si intende anticipare lo Stato e favorire la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità con una specifica legge propria?”. La replica dell’assessore è abbastanza secca. Il caso è sembrato venire ridimensionato (Qui articolo).
“Nel periodo successivo al Covid, il saldo in Trentino torna positivo con più aperture che chiusure. Questa non è una desertificazione ma un settore che si trasforma“, la spiegazione di Failoni. “A conferma di questo, cito i dati della Federazione italiana pubblici esercizi. Il rapporto 2026 evidenzia che, a livello nazionale, tra imprese uscite all’anagrafe dei bar, circa la metà non ha chiuso, ma ha cambiato classificazione, e in oltre 9 casi su 10 è diventato ristorante“. E che parlare di 143 serrande abbassate è “improprio”.
Nessuna desertificazione insomma, ma un cambio di modello. In Trentino, secondo quanto riportato in Aula, il trend è più favorevole rispetto all’Italia, una situazione migliore rispetto anche all’Alto Adige. L’assessore provinciale ha poi evidenziato una certa confusione sulle competenze.
Una risposta che non aveva convinto Stanchina: “Bisognerà spiegare a Confesercenti del Trentino e all’associazione di categoria nazionale che portano avanti con impegno una raccolta firme che si basa su dati errati e su un problema che non esiste, così come qualcuno dovrà dire che gli esercenti partecipano a una petizione senza sapere quel che succede realmente”.
E mercoledì 7 ottobre ecco l’adesione di Fugatti alla raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare di Confesercenti. “Il commercio è fondamentale per i nostri paesi e le nostre città, non solo per il suo valore economico e per chi ci lavora, ma anche perché contribuisce a mantenere vivi i nostri centri”, commenta il presidente della Provincia. “La presenza dei negozi favorisce inoltre la sicurezza e aiuta a prevenire situazioni di degrado. Sappiamo che c’è una grande attenzione da parte dei nostri commercianti anche ai prodotti trentini, che rappresentano una risorsa per il turismo e per l’economia provinciale. Quello di Confesercenti è un disegno di legge nazionale che riguarda solo in parte la Provincia di Trento, la quale, nell’ambito delle proprie prerogative, ha già messo in campo iniziative a tutela delle realtà locali. Guardiamo tuttavia con attenzione a questa iniziativa e confermiamo il nostro sostegno, consapevoli del ruolo fondamentale che il commercio svolge per le nostre comunità”.
Un documento per contrastare la progressiva riduzione delle attività commerciali presenti sul territorio. Un fenomeno che riguarda da vicino anche il Trentino: secondo le stime di Confesercenti, a livello provinciale dal 2019 al 2025 sono chiuse 565 imprese al dettaglio, il 12,8% della rete complessiva dei servizi di prossimità trentini.
“Ogni negozio che chiude impoverisce la comunità“, dice Mauro Paissan, presidente di Confesercenti del Trentino. “Non si tratta ‘solo’ di una perdita economica. Un centro storico con meno negozi è meno attrattivo, meno sicuro e anche meno vicino alle esigenze di chi vive nei piccoli centri abitati o ha difficoltà a spostarsi. Le imprese al dettaglio sono un presidio sociale che va tutelato e sostenuto. Questo disegno di legge è un modo concreto per farlo, perché fornisce degli strumenti utili sia alla permanenza delle attività già presenti che all’insediamento di quelle nuove. Accogliamo con grande soddisfazione l’adesione del presidente Fugatti, che rafforza l’attenzione verso un tema decisivo anche per il futuro delle comunità trentine. Abbiamo apprezzato anche il bando provinciale a sostegno dei nuovi insediamenti nelle aree più esposte al rischio di desertificazione commerciale. L’obiettivo è dare continuità a questa attenzione: favorire nuove aperture e, insieme, creare le condizioni perché le attività esistenti possano restare e svilupparsi».
La proposta di legge promossa da Confesercenti prevede l’istituzione di specifiche Zone Economiche Speciali di Prossimità, denominate ZESpro. Si tratta di aree urbane o periurbane, individuate da Regioni e Province autonome, all’interno delle quali potranno essere attivate specifiche misure per garantire la vitalità del tessuto commerciale come agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative o contributi economici diretti
“I dati e la raccolta firme sono due questioni diverse che si intrecciano“, specifica Peterlana. “La petizione in particolare riguarda il supporto al commercio e dei servizi di prossimità, cioè quella serie di attività che popolano i centri come il negozio di abbigliamento, l’alimentari, il panificio, la macelleria, l’edicola, la farmacia.
Sono il parrucchiere, l’estetista, la lavanderia, l’artigiano, l’orefice. Sono il bar sotto casa, il ristorante, la pizzeria e così via. C’è una crisi di spopolamento nelle città. A ogni modo siamo contenti che il presidente della Provincia abbia colto la bontà della richiesta di creare una legge ad hoc. Una norma sulla quale il Trentino è già al lavoro”.
Il riferimento va ai provvedimenti citati anche da Failoni in Aula: il disegno di legge di Biada (“Interventi per la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali al dettaglio, artigianali e di pubblico esercizio presenti sul territorio provinciale”) e il bando “Fare impresa in aree a rischio di desertificazione commerciale“, approvato venerdì scorso.
“Misure che sono nel solco corretto”, prosegue Peterlana. “Gli esercenti firmano e partecipano in modo trasversale. Siamo un’associazione di categoria e siamo super partes, l’unico obiettivo è salvaguardare le nostre aziende e lavorare con progetti concreti, anche in accordo con le istituzioni. Il messaggio è quello che vogliamo andare in questa direzione”.
Insomma, forse c’è un po’ di crisi. La firma del presidente della Provincia, assente in Aula per firmare la petizione dei commercianti, non è passata inosservata. Anzi, l’esponente di Campobase ha colto la palla al balzo per esprimere soddisfazione per l’adesione ma anche per evidenziare la contraddizione, a fronte di una Giunta che aveva derubricato la questione: “Le competenze dell’Autonomia – ribadisce Stanchina – permettono alla Provincia di intervenire sull’argomento, che è cruciale”.
L’interrogazione “riguardava un ambito specifico, mentre la proposta di legge nazionale sottoscritta dal presidente interviene sul commercio: due questioni diverse, la cui distinzione era già stata chiarita nella risposta in Aula”, la replica di Failoni.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






