Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti interviene alle 18 sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), primo passo verso la manovra 2027, dopo le delle audizioni nelle commissioni di Bilancio congiunte di Camera e Senato. Dalla Corte dei Conti alle 14 fino all’Ufficio parlamentare di bilancio, le istituzioni hanno preso parte alla discussione sullo stato dell’economia, le previsioni macroeconomiche e le misure necessarie a sostenere la crescita.
Manovra, Giorgetti: “Contribuiranno tutti quelli che possono”
“Tutti quelli che avranno la possibilità di contribuire in questo momento contribuiranno”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rispondendo a chi gli chiedeva se il governo chiederà un contributo a banche e società energetiche.
Giorgetti: “Proveremo a presentare la manovra entro il 20 ottobre”
“Cercheremo di arrivare entro il 20 ottobre, però questa vicenda” della Nec, “è una vicenda che oggettivamente ci condiziona”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo a chi gli chiedeva se la manovra arriverà entro il 20 ottobre in Parlamento. A chi gli chiedeva se potrebbe andare oltre quella data, il ministro ha confermato: “Potrebbe andare oltre” in cdm. “Io vorrei presentare una legge di bilancio che abbia dei contorni definiti – ha aggiunto -, se non so dove muovermi è un pò più complicato. La discussione con la Commissione sta andando avanti, ci sarà un consiglio europeo in settimana, magari anche i leader ne parleranno”.
Giorgetti: “Iperammortamento sarà rinforzato”
“L’iperammortamento sarà sicuramente non solo prorogato, ma ulteriormente rinforzato. Crediamo che sia il più potente strumento per promuovere gli investimenti”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nelle repliche nell’audizione in commissione Bilancio di Camera e Senato sul Dpfp.
Giorgetti: nuova flessibilità per le famiglie, l’Ue sbaglia a dire no
“Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock. Se in Europa dicono no, non c’è problema, le famiglie sopportino, ecco secondo me è una scelta sbagliata”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo in audiziome sul Dpfp. “Ambiremmo – ma non perché lo vuole il governo, ma perché me lo chiedete tutti voi, che nei confronti delle famiglie si possa fare qualcosa. Non so l’esito, è in corso una trattativa con gli uffici della commissione Ue”.
Giorgetti: “Facciamo programmazione in uno scenario che cambia in peggio”
“Non si tiene in dovuta considerazione la difficoltà di fare programmazione in un scenario che continuamente muta e purtroppo muta in peggio”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Dpfp, rispondendo alle domande dei parlamentari. “In questo scenario forse si trascura quanto, in questi 4 anni, il governo ha costruito in termini di credibilità che ci permette di affrontare la tempesta su basi più solide”, ha aggiunto. “Io non ho mai detto di aver fatto miracoli, ma di aver tenuto la barca in galleggiamento”, ha ribadito poi.
Giorgetti: “Credibilità del Paese è una risorsa da preservare”
“La credibilità del Paese, tanto più in una fase come questa, è una risorsa che va preservata, con il consenso auspicabilmente più ampio possibile delle forze parlamentari”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in audizione sul Dpfp di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte.
Giorgetti: “Lo scenario si conferma contraddistinto da incertezze”
“L’economia italiana ha mostrato negli ultimi anni una significativa capacità di tenuta, nonostante le complesse condizioni del contesto internazionale. Al tempo stesso, lo scenario si conferma contraddistinto da elevata incertezza”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in audizione sul Dpfp di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte.
Giorgetti: “Da Istat quadro più favorevole”
La recente revisione dei conti economici nazionali dall’Istat “restituisce un quadro più favorevole dell’andamento dell’economia italiana”. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione su Dpfp davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato a Montecitorio.
Upb: piccoli scostamenti possono compromettere uscita dalle procedure
“Nelle previsioni del Governo, il disavanzo al netto dell’impatto della clausola sarebbe al di sotto del 3 per cento nell’intero orizzonte di programmazione. I rischi al rialzo del disavanzo per l’anno in corso appaiono relativamente contenuti. Tuttavia, dato il margine ridotto, anche scostamenti di entità limitata nella parte finale dell’anno potrebbero compromettere l’uscita dalla procedura”. Così l’Ufficio parlamentare di bilancio nell’audizione delle presidente Lilia Cavallari sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026 davanti alle commissione Bilancio di Camera e Senato.
Upb: in bilancio non ci sono spazi per spese impreviste
I margini di finanza pubblica sono “limitati”. Lo indica la presidente dell’Upb Lilia Cavallari in audizione sul Dpfp. Al netto della clausola Ue su energia e difesa, “nel 2027 non emergerebbero spazi per ulteriori misure. La crescita programmatica della spesa netta, esclusi gli interventi coperti dalla flessibilità, sarebbe infatti pari all’1,9 per cento, in linea con il limite annuale raccomandato dal Consiglio della Ue. Nel biennio successivo la manovra utilizza i margini, comunque contenuti, pari rispettivamente a 0,3 e 0,2 punti percentuali di crescita della spesa netta”, rileva. “Eventuali nuove misure dovrebbero pertanto essere compensate principalmente da riduzioni di spesa o aumenti delle entrate”, afferma.
L’impiego integrale dei margini consentiti dal percorso programmatico della spesa netta “non permette di mantenere uno spazio di bilancio per far fronte a ulteriori esigenze impreviste o a shock”. In caso di deterioramento del quadro macroeconomico, è prevista l’attivazione degli stabilizzatori automatici, “ma non vi sarebbero possibilità per interventi discrezionali di sostegno alla politica di bilancio, a meno di introdurre misure compensative”, si legge nel testo dell’intervento.
Upb: dalla manovra impatto dello 0,3% sul Pil
“L’impatto espansivo della manovra stimato nel Dpfp è coerente con le valutazioni dell’Upb, con minime differenze nella distribuzione temporale degli effetti. L’incremento del Pil attribuibile alla manovra è pari a 0,3 punti percentuali, sia nello scenario del Mef sia in quello dell’Upb, considerando l’intero orizzonte temporale del Dpfp; riguardo all’impatto nei singoli anni, per l’Upb e tutti gli altri componenti del panel nel 2029 sarebbe lievemente restrittivo, mentre per il Mef è neutrale”. Lo ha detto la presidente dell’Upb Lilia Cavallari in audizione sul Dpfp.
Upb: attenzione alle spese per la difesa oltre il 2028
“L’Upb in particolare richiama l’attenzione sul finanziamento delle maggiori spese per la difesa oltre il 2028. Poiché una parte rilevante degli interventi riguarderebbe il personale e programmi di investimento pluriennali, gli effetti si estenderebbero anche dopo la scadenza della clausola. In assenza di misure compensative, il mantenimento di un livello strutturalmente più elevato della spesa, in coerenza con gli impegni internazionali, determinerebbe dal 2029 maggiori disavanzi e un debito più alto, oltre al superamento dei limiti di crescita della spesa netta raccomandati dal consiglio della Ue”. Così la presidente dell’ufficio parlamentare di bilancio (upb), lilia cavallari, nel corso dell’audizione sul dpfp presso le commissioni bilancio di senato e camera dei deputati.
Upb: stime plausibili 2026-2027, poi ottimistiche
Le stime macroeconomiche del Dpfp sono plausibili nel 2026-27, lievemente ottimistiche nel 2028-29. Lo indica la presidente dell’Upb Lilia Cavallari in audizione sul Dpfp. In prospettiva “ci aspettiamo un rallentamento, con crescita trainata dalla domanda interna ma un pò meno vivace”, aggiunge.
Upb: rapporto debito-Pil calerà dal 2029
“Il rapporto tra debito pubblico e Pil, secondo le simulazioni dell’Upb, inizierebbe a ridursi soltanto nel 2029, un anno più tardi rispetto al quadro delineato dal Dpfp”. Così la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari, nel corso dell’audizione.
Upb: stima Pil 2026 a 1,1%
Le previsioni macroeconomiche dell’Upb aggiornate per l’esercizio di validazione indicano una crescita del Pil dell’1,1 per cento nel 2026, che poi si riduce gradualmente, allo 0,8 per cento nel 2027, 0,7 nel 2028 e 0,6 nel 2029″. Lo ha detto la presidente dell’Upb Lilia Cavallari in audizione sul Dpfp. “Confrontando tali proiezioni con quelle del Mef, le attese dell’Upb risultano appena più elevate nel 2026, coincidenti sul 2027 e più prudenti per 0,2 punti percentuali di Pil nel 2028 e nel 2029. “Secondo l’Upb – ha detto – l’impulso espansivo della manovra deriverebbe principalmente dagli investimenti, la cui crescita fletterebbe tuttavia dall’1,4 per cento nel 2027 a zero nel 2028, per poi diventare negativa (-0,6%) nel 2029”.
Bankitalia: “Debito pubblico elevato è un fattore di vulnerabilità”
“Un elevato debito pubblico costituisce un fattore di vulnerabilità in caso di mutamenti nella tolleranza al rischio dei mercati. In questo quadro di grande incertezza, la politica di bilancio italiana può fare leva sulla prudenza degli ultimi anni e sul quadro di regole di bilancio europeo. Entrambi i fattori contribuiscono ad ancorare le aspettative di medio periodo degli investitori. L’individuazione di fonti di copertura nel bilancio per contenere l’aumento del disavanzo consentirebbe di ridurre più rapidamente il rapporto tra il debito e il Pil”. Lo dice Bankitalia, in audizione in commissione congiunta bilancio sul Dpfp.
Bankitalia: “Su difesa e energia privilegiare investimenti”
“È soprattutto fondamentale consolidare la capacità di crescita del Paese, rafforzando i segnali positivi riscontrati negli ultimi anni e che sono alla base dell’andamento superiore alle attese nel 2026”. Così i rappresentanti della Banca d’Italia in audizione alla Camera davanti alle commissioni Bilancio riunite sul Dpfp.
“Sotto questo profilo, è importante mantenere l’attenzione alla composizione della spesa pubblica. Sia le nuove spese per la difesa e l’energia sia le risorse destinate tradizionalmente al sostegno dell’economia potranno favorire maggiormente la dinamica della produttività quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente e si selezioneranno progetti con rendimenti alti ma che, per i loro costi o per il profilo di rischio, non si prestano a essere intrapresi da soggetti privati”.
Bankitalia: incertezza rimane elevata
“L’incertezza rimane molto elevata. Il quadro previsivo per l’economia mondiale è fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni sulle catene globali di produzione e sui prezzi delle materie prime. Ulteriori rischi derivano dalla possibilità di un peggioramento delle condizioni finanziarie a seguito di nuovi aumenti dei rendimenti a lungo termine a livello globale o di eventuali correzioni dei mercati azionari concentrate nel comparto tecnologico”. Lo ha detto il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini.
Bankitalia: “Tenuta ecnomica sopra le attese”
“In un contesto internazionale segnato da grande instabilità, l’economia italiana, come quella europea, ha mostrato una tenuta superiore alle attese”. Così i rappresentanti della Banca d’Italia in audizione alla Camera davanti alle commissioni Bilancio riunite sul Dpfp.
“Il Pil è aumentato nella prima parte del 2026 e dovrebbe continuare a espandersi nella seconda parte dell’anno e nei prossimi anni, sebbene a ritmi contenuti dagli effetti del rincaro dell’energia e dall’aumento dei costi di finanziamento. L’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le estese tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati finanziari, anche in relazione agli sviluppi connessi con l’intelligenza artificiale, rappresentano rilevanti fonti di rischio per l’economia mondiale e, di riflesso, per quella italiana”, aggiungono.
Cnel, Brunetta: crescita e risanamento procedano insieme
“Leggiamo il Dpfp con tre lenti: crescita e risanamento vanno perseguiti insieme, la flessibilità deve essere intelligente e concordata in Europa, le riforme sono decisive per il medio periodo. Sono principi impegnativi, da verificare sulle scelte concrete. Il Dpfp, pur nella sua genericità, risponde a queste esigenze, e il nostro giudizio sull’impianto è positivo”. È quanto ha dichiarato il presidente del Cnel Renato Brunetta nel corso dell’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026.
“Senza crescita – ha affermato il presidente del Cnel – la sostenibilità dei conti è una chimera. Crescita e risanamento vanno perseguiti insieme. La buona notizia è che la crescita ha tenuto, e meglio del previsto. Il Ddocumento di finanza pubblica di aprile prevedeva lo 0,6% per il 2026. Quest’anno chiuderemo invece intorno all’1%, stando ai dati del Dpfp. La cattiva notizia l’ha data pubblicamente il ministro Giorgetti. L’anno prossimo rischiamo di perdere due decimali di crescita per effetto dell’inflazione. Le variabili esogene pesano moltissimo e cambiano ormai nel giro di ore. L’inflazione di oggi viene tutta dall’offerta e dall’energia, mentre la domanda in Italia e in Europa cresce debolmente”. Per questo, ha aggiunto, “la Bce deve stare attenta a non esagerare. Troppa restrizione riduce il potenziale e la produttività, che è l’arma più potente contro l’inflazione”.
Cnel, Brunetta: “Italia cammina su sentiero stretto”
Alla fine di questo tempestoso 2026 “l’Italia si ritrova su un ‘sentiero stretto”. Da molti anni il percorso è tracciato tra il bisogno vitale di sostenere la crescita e la necessità inevitabile di risanare i conti pubblici. Quest’anno il sentiero si è fatto più stretto. Lo restringono il disordine globale e le inquietudini dei mercati. Le parole chiave sono due. Emergenza e prudenza. L’emergenza detta l’agenda, la prudenza suggerisce il modo di portarla avanti”. Lo ha detto il presidente del Cnel, Renato Brunetta, nel corso dell’audizione presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Dpfp.
Istat, rincaro energia pesa 0,2 punti percentuali su Pil
Una più lenta discesa delle quotazioni delle principali materie prime energetiche nel biennio 2027-2028 potrebbe portare a una minore crescita di 0,2 punti percentuali nel 2027 rispetto allo scenario base. È il risultato di una simulazione dell’Istat illustrata in audizione sul Dpfp davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “L’effetto risulterebbe più ampio nel 2028, quando la minore crescita raggiungerebbe 0,4 punti percentuali per via della propagazione degli effetti di trasmissione degli shock all’economia. Nel 2029, pur in assenza di un ulteriore rafforzamento degli shock ipotizzati, l’impatto sul Pil rimarrebbe negativo e pari a 0,2 punti percentuali”.
“Per quanto riguarda la spesa per la difesa – ha aggiunto il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli – parte degli aumenti sono inclusi nello scenario tendenziale (a legislazione vigente) e gli incrementi aggiuntivi per il 2027 sono pari a 0,2 punti percentuali di Pil”. “In presenza di stime di deficit al 2,9% nel 2026, il governo ha chiesto l’attivazione della clausola per il biennio 2027-2028 con l’intenzione di sfruttare solo parzialmente la flessibilità, impiegando 29 miliardi di spese aggiuntive nel biennio (pari allo 0,3% del Pil per le spese per la sicurezza militare e lo 0,3% per la sicurezza energetica ogni anno) di cui la metà disponibili già nel 2027”, ha detto.
Istat: scende il deficit ma sale la spesa sugli interessi
“Rispetto al 2025 l’indebitamento netto nel 2026 è previsto ridursi di circa due decimi di punto (dal 3,1% del Pil al 2,9%), riflettendo il forte miglioramento del saldo primario (circa mezzo punto percentuale di Pil) che più che compensa l’aumento della spesa per interessi, in crescita dell’11% (4,2% del Pil)”. Lo ha detto il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli in audizione sul Dpfp. “Il miglioramento del saldo primario sarebbe dovuto alla riduzione del peso sul Pil delle spese diverse dagli interessi passivi (dal 47,3 al 47,2%), in special modo i contributi in conto capitale per il venir meno degli oneri connessi al Superbonus, e a un aumento del peso delle entrate (dal 48 al 48,5%). Quest’ultimo è il risultato di una riduzione delle imposte dirette (da poco meno del 15,3 a poco più del 15,2% del Pil) e di aumenti delle imposte indirette (dal 14 al 14,1%) e dei contributi sociali (dal 13,5 al 13,6%).
Istat: con risalita inflazione attenzione a retribuzioni
“L’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”. Lo evidenzia il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli in audizione sul Dpfp, evidenziando che “nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”. “Sulla base dei rinnovi siglati fino alla fine di agosto e nell’ipotesi che non vi siano ulteriori rinnovi tra settembre e dicembre – spiega -, nella media del 2026 la crescita delle retribuzioni contrattuali per il totale dell’economia sarebbe pari al 2,5%. Sulla base dei dati provvisori relativi al mese di settembre l’inflazione acquisita (Ipca) per il 2026 risulterebbe pari al 3%”.
Istat: conti esposti a rischi al ribasso, pesa contesto globale
Come descritto nel Dpfp, “il quadro di finanza pubblica resta esposto a rischi orientati al ribasso, dovuti principalmente all’incertezza sull’evoluzione del contesto economico internazionale, nonostante negli ultimi anni l’economia si sia mostrata resiliente anche grazie agli investimenti del Pnrr; sul fronte della crescita sarà necessario monitorare la trasmissione del rincaro delle risorse energetiche all’economia e i potenziali effetti negativi su famiglie e imprese, nonché – come più volte ricordato – la capacità di preservare livelli di investimento adeguati a cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, aumentare la produttività, ma anche valorizzare competenze e capitale umano e sostenere i redditi”. Lo rileva Istat in audizione sul documento.
C. Conti: spesa sanitaria in lieve riduzione sul Pil
“Nel nuovo quadro tendenziale la spesa sanitaria, pur aumentando in valore assoluto da 148,8 miliardi nel 2026 a 160,0 miliardi nel 2029, presenta una lieve riduzione della propria incidenza sul Pil nel triennio finale di previsione”. Lo evidenzia la Corte dei Conti nella memoria per l’audizione sul Dpfp, puntualizzando che “tali valori sono espressi a legislazione vigente e non incorporano, pertanto, gli eventuali effetti finanziari delle misure che saranno adottate con la legge di bilancio”.
C. Conti: “Le prestazioni sociali in denaro fortemente influenzate da shock energia”
“Le prestazioni sociali in denaro rappresentano in questa fase una delle componenti di spesa maggiormente influenzata dallo shock energetico in atto e dai suoi riflessi sul tasso di inflazione. Scontando i meccanismi di adeguamento al costo della vita sia dei trattamenti pensionistici che di quelli assistenziali il dpfp prefigura un incremento di questa voce di spesa sia per il 2027 che per gli anni successivi”. Lo evidenzia la corte dei conti in audizione sul dpfp. “Ne derivano pressioni al rialzo anche sulla spesa netta indicatore che richiede a maggior ragione uno stretto monitoraggio affinchè, al netto degli scostamenti giustificati dall’attivazione della nec, si resti nel sentiero programmato nel psb”, aggiunge.
C. Conti: “Urgente irrobustire avanzo primario”
“Rimane urgente per la politica di bilancio del nostro Paese – sotlinea la Corte dei Conti nella sua audizione – fare il possibile per irrobustire l’avanzo primario ora previsto per il 2029 al 2,4 per cento, anche evitando in presenza di shock come quello energetico, ‘compensazioni’ non mirate, a largo raggio”.
C. Conti: “Riduzione accise intervento di immediata applicazione ma distorsivo”
“L’intervento generalizzato di riduzione delle accise è di immediata applicazione ma è distorsivo perché si applica a tutti gli utenti, indipendentemente dalla situazione reddituale, ed è particolarmente costoso, come si evince dalla stima dei costi sostenuti nel periodo emergenziale, anche tenuto conto dei limiti di finanza pubblica. Ãê indubbio che, pur con molte difficoltà, sembra più opportuno individuare interventi specifici che possano agevolare i cittadini meno abbienti e le imprese sia di autotrasporto che quelle per le quali il trasporto della merce comporta costi particolarmente rilevanti”. Così la Corte dei conte in audizione.
C. Conti: “Documento interlocutorio, manca programmazione”
Il Documento programmatico di finanza pubblica “sconta, anche quest’anno, la carente definizione dello sviluppo programmatico del documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell’ambito della manovra di finanza pubblica in approvazione, come peraltro richiesto dalla stessa risoluzione parlamentare che impegnava il Governo” in questo senso. Lo hanno sottolineato i rappresentanti della Corte dei Conti nel corso dell’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Mancano inoltre indicazioni più dettagliate sulle scelte che si propone di assumere sul fronte della spesa per il settore energetico e della difesa da indirizzare prevalentemente alla spesa in conto capitale. Elementi che – hanno osservato i magistrati contabili – rendono difficile valutare la tenuta del quadro complessivo e la sua coerenza con quelle che sono le priorità dell’azione di governo.
C. Conti: terzo trimestre rallenta
“Nel complesso, le informazioni disponibili appaiono compatibili con un rallentamento dell’attività che manterrebbe comunque una intonazione positiva” nel terzo trimestre. Lo rilevano i rappresentanti della Corte dei Conti nel corso dell’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Per il trimestre, osservano, “gli indicatori sulla fiducia di famiglie e imprese mostrano una sostanziale tenuta ma con un peggioramento nel mese di settembre per le famiglie e le imprese di costruzione e servizi di mercato, mentre la fiducia nel comparto manifatturiero è migliorata in misura contenuta”.
C. Conti: “Puntare su interventi mirati”
“Pur restando limitati i margini per misure discrezionali, andrebbero proseguiti gli sforzi volti al completamento delle riforme e degli investimenti del Pnrr e selezionati interventi mirati e concentrati su investimenti ad alta produttività, sulle famiglie a basso reddito e sulle imprese più esposte ai costi dell’energia; misure cui tuttavia affiancare, nell’ambito delle risorse disponibili, interventi idonei a sostenere la spesa sanitaria e le spese per istruzione, formazione e ricerca”. Così i rappresentanti della Corte dei Conti in audizione.
C. Conti: la cronice della manovra prudente e attenta ai vincoli Ue
Il Documento programmatico di finanza pubblica “delinea una cornice di bilancio prudente e attenta ai vincoli europei per la manovra e il triennio successivo riflettendo innanzitutto il quadro macroeconomico globale, attuale e prospettico, ad alta turbolenza, che si ripercuote sulle finanze pubbliche in termini sia di richieste di sostegno ai redditi delle famiglie e ai bilanci delle imprese di fronte all’inflazione, sia di tensioni sui rendimenti dei titoli pubblici”. Lo hanno sottolineato i rappresentanti della Corte dei Conti nel corso dell’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.
C. Conti: “Cresce la spesa per interessi passivi”
“La spesa per interessi passivi è prevista in forte crescita, per un totale di oltre 20 miliardi nel triennio 2027-2029, a causa dell’aumento dello stock di debito e della relativa onerosità”. Lo afferma il presidente di sezione della Corte dei Conti Vincenzo Palomba, nell’audizione sul Dpfp davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Tale crescita presenta, peraltro, un profilo molto più accentuato rispetto alle stime di aprile, le quali vengono riviste al rialzo nel Dpfp per complessivi 14,7 miliardi, a riflesso del progressivo deterioramento delle condizioni di mercato. L’incidenza degli oneri per interessi sul Pil dovrebbe raggiungere il 4,6% nel 2028-2029, un valore più alto di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di aprile”, aggiunge.
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