Dopo il devastante incendio della Mena, il Commissario del Parco Nicola Loizzo illustra strategie, prevenzione e nuove azioni di coordinamento.
L’incendio che nei giorni 20, 21 e 22 luglio scorsi ha devastato la località La Mena, all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, continua a suscitare forte preoccupazione tra le numerose aziende agro-pastorali presenti sul territorio.
Le conseguenze per gli operatori del comparto sono rilevanti: molte aree destinate al pascolo, infatti, non potranno essere utilizzate per almeno dieci anni, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, affinché gli ecosistemi possano avviare il naturale processo di rigenerazione.
Per approfondire le strategie di prevenzione, le attività di monitoraggio e le prospettive future nella gestione del territorio, abbiamo intervistato il Commissario del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, dott. Nicola Loizzo, che ha fornito chiarimenti sul fenomeno degli incendi che, con particolare frequenza nel mese di luglio, interessano l’area protetta, fortunatamente in un periodo successivo alla trebbiatura.
D: Qual è il piano di prevenzione predisposto dal parco in caso di incendio?
R: Il Parco, entro il 15 maggio, si dota di un piano contenente una serie di iniziative finalizzate alla prevenzione degli incendi. Tale piano viene articolato in sei ambiti territoriali, ciascuno dei quali viene presidiato da una squadra di volontari impegnata in attività di sorveglianza quotidiana, dal 15 giugno fino alla metà di settembre.
Oltre alle sei squadre di volontari, alle quali vengono rimborsate le spese sostenute, il Parco pubblica un avviso rivolto alle aziende agro-zootecniche presenti sul territorio. Tra le circa quaranta aziende disponibili, ne vengono selezionate 32, distribuite nelle diverse aree del Parco.
Ad alcune di queste aziende vengono consegnate delle cisterne e botti d’acqua dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia, affinché, in caso di emergenza, i Vigili del Fuoco possano effettuare rapidamente i rifornimenti necessari con i propri mezzi speciali.
Le aziende collegate all’acquedotto rurale devono inoltre garantire la disponibilità idrica in caso di ulteriori necessità operative. Altre realtà agricole mettono invece a disposizione mezzi meccanici, operando secondo le indicazioni impartite dai Vigili del Fuoco.
La novità introdotta quest’anno riguarda il posizionamento, in due aree strategiche del territorio, di altrettante vasche della capacità di 10 mila litri: una presso il campo volo di Ceraso e una nelle vicinanze di Castel del Monte. Si tratta di strutture che consentono il rapido pescaggio dell’acqua da parte degli elicotteri impegnati nelle prime fasi dell’intervento.
D: Le torrette di avvistamento vengono ancora utilizzate?
R: Le vedette non appartengono al Parco, ma fanno capo all’ARIF e alla Protezione Civile. Attualmente il servizio di sorveglianza è stato integrato e in parte sostituito dal pattugliamento delle squadre di volontari.
Oggi, inoltre, l’impiego di droni e sistemi di videosorveglianza consentono di individuare più rapidamente i focolai e di intervenire con maggiore tempestività. Presso la cabina di regia della Protezione Civile sono presenti telecamere che garantiscono un costante monitoraggio del territorio.
È tuttavia necessario sottolineare un aspetto fondamentale: dal momento dell’avvistamento dell’incendio all’effettivo intervento operativo trascorre mediamente circa un’ora. Entro questo arco temporale un incendio può ancora essere contenuto e i danni possono essere limitati.
Quando invece l’intervento avviene dopo 60-90 minuti, perché nel frattempo i mezzi disponibili sono impegnati nello spegnimento di altri focolai, la situazione diventa molto più complessa e le conseguenze sul territorio risultano inevitabilmente più gravi.
È quanto purtroppo accaduto nell’incendio della località La Mena, dove il fronte del fuoco ha raggiunto un’estensione di circa dieci chilometri, dal Pulo fino ai margini della statale 96 in direzione Bari-Altamura, interessando anche l’area del Bosco Pellicciari.
In quella circostanza, considerato che il fronte dell’incendio si stava avvicinando a una polveriera presente nella zona, il Parco ha sollecitato un intervento mirato con livello di allerta rosso.
D: La manutenzione del territorio rappresenta un elemento decisivo nella prevenzione; quali sono le misure adottate?
R: Le fasce tagliafuoco sono di competenza delle aziende presenti sul territorio, relativamente ai terreni di loro proprietà. Diversamente, nelle aree del Parco destinate al pascolo, è assolutamente vietato intervenire attraverso attività meccaniche di sfalcio.
Il pascolo svolge quindi una funzione fondamentale. La mancata presenza degli animali determina una crescita eccessiva della vegetazione, soprattutto dopo periodi caratterizzati da abbondanti precipitazioni. Nei mesi più caldi, quella stessa vegetazione secca può trasformarsi in un elemento altamente vulnerabile alla propagazione degli incendi.
Va inoltre evidenziato che, nella maggior parte dei casi, gli incendi hanno origine dolosa: l’azione irresponsabile di chi appicca volontariamente il fuoco lungo le arterie viarie e le aree rurali può provocare conseguenze devastanti, soprattutto in presenza di vento, che accelera rapidamente la propagazione delle fiamme.
D: Quale ruolo svolgono gli allevatori nella tutela del territorio?
R: Il Parco riconosce agli allevatori un ruolo fondamentale, sia per la manutenzione delle aree nelle quali esercitano le proprie attività, sia per la loro capacità di intervenire spontaneamente nelle prime fasi di un incendio.
È necessario mettere in campo azioni concrete per favorire il pascolo degli animali, attraverso l’adozione di buone pratiche agricole promosse dalla Regione e dal Ministero dell’Agricoltura.
Gli allevatori rappresentano infatti una presenza costante sul territorio e costituiscono una risorsa preziosa nella salvaguardia dell’equilibrio ambientale della Murgia.
D: Dopo il grave incendio della Mena, il Parco prevede un piano di coordinamento più mirato?
R: Certamente. Stiamo programmando un incontro con tutti gli enti preposti alla gestione delle emergenze, con l’obiettivo di analizzare quanto accaduto e individuare ulteriori strumenti per migliorare il piano di prevenzione degli incendi.
Il rafforzamento del coordinamento tra tutte le strutture coinvolte rappresenta un elemento essenziale per rendere più efficace la risposta operativa e garantire una maggiore tutela del territorio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
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Giovanni Mercadante
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