Il mondo degli internauti si caratterizza, spesso, di filtri e perfezione formale. L’autenticità risulta così merce rara e preziosa. L’intervistato di oggi, noto al pubblico come Mario, e che anima da tempo l’amato profilo Instagram di @ma.rione, in realtà, ha fatto della spontaneità, dell’ironia e del racconto quotidiano la sua firma.

Lo stesso è, infatti, riuscito a costruire con il proprio pubblico un legame basato sulla verità e sulla condivisione reale. Con questa intervista, si cercherà di addentrarsi nel suo mondo e si tenterà di scoprire cosa c’è dietro lo schermo, ossia quel valore umano, che diviene garante della gestione e dell’esposizione pubblica, ma anche supportivo per i sogni e i progetti che guidano il futuro del nostro amatissimo Mario.

“Oltre la maschera digitale”: l’importanza di rimanere se stessi

Carissimo Mario, già in questa prima domanda, voglio ribadire quanto apprezzo la genuinità che traspare dai tuoi video Instagram. Guardando i tuoi contenuti su @ma.rione si percepisce, infatti, subito una forte impronta personale, dove l’ironia, la spontaneità e il racconto quotidiano si fondono. Ma in un mondo digital, come quello attuale, in cui ambienti e persone sono per lo più costruite e finte, quanto è importante per te rimanere fedele a chi sei veramente? E, soprattutto, come trovi il giusto equilibrio tra la tua vita privata e la condivisione pubblica?

Grazie innanzitutto per le belle parole. Il mondo dei social, per certi versi, è un po’ come quello della televisione, solo che sui social abbiamo questa strana illusione che sia tutto spontaneo, invece, spesso, anche dietro a quella che sembra spontaneità ci sono format, strategie, argomenti studiati e modi per fidelizzare un determinato pubblico.

Io, in realtà, è come se non avessi mai iniziato davvero un percorso social. Ho semplicemente continuato a fare quello che facevo da quando ero bambino: ballare, cantare, inventare parodie, creare spettacoli e mostrare quella parte ironica di me che è sempre stata molto evidente. È anche un po’ la superficie del mio carattere, il mio tratto distintivo, quasi il mio logo personale. Non a caso Marione nasce in un villaggio turistico, mi piaceva l’idea di sentirmi un po’ più “grande”.

Poi, però, a un certo punto è cambiato tutto. Ho iniziato un percorso molto importante, soprattutto dal punto di vista psicologico, e ho cominciato a mostrare anche le mie fragilità. Ho tolto un po’ di quell’armatura che avevo costruito negli anni e, soprattutto, ho iniziato a conoscermi davvero. Anche questo percorso l’ho sempre condiviso con chi mi segue, con sincerità…

Però c’è una cosa che cerco di ricordare sempre, a me stesso prima ancora che agli altri: sui social mostri quello che scegli di mostrare. Una storia dura quindici secondi, un video magari un minuto, e non possono raccontare un’intera giornata e soprattutto non possono raccontare un’intera persona.

Io sono uno che si sfoga, ma anche quando attraversa il buio ha sempre bisogno di cercare un po’ di luce. Per tanto tempo quella luce me la sono data attraverso le cose che mi hanno sempre fatto stare bene: ballare, cantare, vivere, ridere. Oggi, però, ho imparato anche una cosa importante: che il buio non bisogna per forza scacciarlo, a volte bisogna semplicemente attraversarlo.

Tornando ai social network, credo sia fondamentale distinguere ciò che è social da ciò che è reale. Anche se sui social mostro le mie vulnerabilità con estrema sincerità, ci sono momenti in cui ho bisogno di spegnere tutto: telefono offline, testa offline, nessuna notifica e magari un tramonto davanti.

Ormai i social fanno parte della vita di tutti noi, non avrebbe senso fingere il contrario, ma credo sia altrettanto importante ricordarsi che ci sono cose che uno schermo non potrà mai sostituire: un sorriso visto da vicino, un abbraccio, una risata condivisa, il tempo passato con qualcuno guardandolo negli occhi. È importante riuscire a esserci sui social senza dimenticarsi di esserci nella vita.

L’imprevedibilità di essere “umani”

Ogni creator ha un elemento distintivo che spinge le persone a restare. Se dovessi guardarti da fuori, qual è quella caratteristica identitaria, caratteriale e comunicazionale di cui sei orgoglioso e che credi abbia fatto davvero breccia nel cuore di chi ti segue?

Credo che la cosa di cui sono più orgoglioso sia proprio il fatto che chi mi segue non sa mai esattamente cosa aspettarsi da me. Il mio profilo può passare da un video completamente folle e ironico a qualcosa di molto serio e personale, e questa è una cosa che, in realtà, per tanto tempo ho avuto paura di mostrare.

Ho sempre pensato che dovessi essere soltanto quello divertente, come se, nel momento in cui avessi mostrato una parte più seria o più profonda di me, sarei diventato improvvisamente noioso e le persone si sarebbero allontanate. È successo esattamente il contrario: le persone hanno iniziato a riconoscere anche quella parte di me e, invece di andarsene, sono rimaste. Questa, per me, è stata una vittoria molto più grande di qualsiasi numero possa apparire sullo schermo.

Mi piace pensare che chi mi segue non segua semplicemente un personaggio, ma abbia imparato a conoscere le mie sfumature: quella più leggera, quella più rumorosa, quella più fragile e quella più profonda. Forse il mio elemento distintivo è proprio questo… non essere una cosa sola.

Chi mi segue sa che posso essere imprevedibile. Non mi interessa dispensare consigli e, sinceramente, non sono nemmeno uno che ne va particolarmente in cerca; mi interessa molto di più creare una sorta di comunicazione tra le mie emozioni e quelle di chi mi guarda. Se quello che racconto fa ridere qualcuno, mi fa piacere; se invece riesce a far sentire qualcuno meno solo, per me vale ancora di più. E forse è proprio questa la cosa che mi rende più orgoglioso: aver scoperto che potevo essere molto più di quello che pensavo di dover essere.

“Oltre i numeri”: storie e connessioni umane dietro lo schermo

I social sono fatti di numeri, anche se dietro a quei numeri ci sono persone in carne e ossa. Nel tuo percorso online, qual è l’aspetto umano che ti arricchisce di più? C’è un momento o un messaggio particolare ricevuto da un follower che ti ha fatto capire l’impatto positivo che la tua presenza ha nella vita degli altri?

Non è stato un messaggio solo, sono state decine e decine di messaggi che, in alcuni casi, mi hanno letteralmente fatto piangere.

Ci sono persone che mi hanno raccontato cose molto intime: traumi, momenti difficili, periodi in ospedale… alcune mi hanno scritto semplicemente per dirmi che, in una giornata terribile, un mio video è riuscito a strappargli un sorriso. E poi ci sono stati messaggi in cui qualcuno mi ha raccontato di aver trovato, anche solo per un momento, una motivazione per andare avanti.

Sono cose che, quando le leggo, mi lasciano quasi incredulo. A volte penso davvero di non meritare parole così belle e mi viene da dire che non ci posso credere che una persona che nemmeno conosco possa sentire qualcosa di così forte nei miei confronti, perché io, alla fine, faccio quello che ho sempre fatto: ballo, canto, faccio ridere, racconto pezzi della mia vita e provo a essere me stesso.

Arrivano questi messaggi e ti ricordano che dall’altra parte non ci sono numeri, visualizzazioni o statistiche: ci sono persone vere, e questa è probabilmente la parte più bella di tutto questo percorso.

Rispondere con l’ironia e proteggere la propria serenità

Esporsi online richiede coraggio oltre che una buona dose di resilienza, specialmente quando si affrontano le giornate o i lati meno brillanti del web. Qual è la tua filosofia personale per superare i momenti di stanchezza e le critiche, e come riesci a trasformare l’energia quotidiana in qualcosa di positivo da trasmettere agli altri?

Io spesso rispondo alle cattiverie gratuite del web con l’ironia: è il mio modo di non permettere a quella negatività di decidere che giornata devo avere. Cerco persino di donare un po’ di amore a chi mi scrive cose cattive, non perché voglia giustificare la cattiveria, ma perché penso che, magari, dall’altra parte ci sia semplicemente una persona che ha avuto una giornata terribile e ha scelto il modo peggiore possibile per sfogarla.

Questo, ovviamente, ha un limite: bullismo, minacce e comportamenti gravi non sono cose che vanno romanticizzate o perdonate con un sorriso, in quei casi esistono anche le denunce e bisogna proteggersi.

Per il resto, però, ho imparato a ridimensionare molto il peso delle parole degli altri. Un commento può ferirti, certo: siamo esseri umani, non frigoriferi! Però poi mi fermo, mi guardo intorno e penso che sono qui, sono vivo, posso respirare, posso ballare, posso uscire, posso ridere, posso amare, posso ancora fare qualcosa… e allora penso che forse non vale la pena consegnare il proprio umore a una persona che magari non sa nemmeno chi sei.

Alla fine, se mi dici che sono bravo o mi dici che faccio schifo, la mia vita continua praticamente nello stesso identico modo. La cosa importante è non permettere agli altri di diventare il telecomando delle nostre emozioni.

Paura del domani e voglia di volare

Guardando al domani, la crescita personale e professionale è un viaggio continuo. Quali sono le nuove sfide che hai voglia di lanciare a te stesso nei prossimi anni? Insomma, pensando al “Mario del futuro” sia come persona che come creator, qual è il sogno o il progetto ambizioso che ti piacerebbe veder prendere forma? Grazie.

Se devo essere sincero, guardando avanti ho anche paura. I lavori artistici ti fanno vivere un po’ in bilico… Ci sono momenti in cui senti di avere davanti mille possibilità e altri in cui ti chiedi se quei lampioni che illuminano la strada resteranno accesi abbastanza a lungo.

Poi però mi guardo indietro, penso al piccolo paese da cui sono partito, al fatto che non avevo conoscenze, non avevo soldi e, soprattutto, non avevo nessuna certezza. Eppure, da lì, sono arrivate la televisione, un tour con uno spettacolo scritto e ideato da me, collaborazioni importanti e soprattutto l’affetto di tantissime persone.

Poi ritorno a guardare avanti e quella paura torna, ma oggi la vedo in maniera diversa. Non penso più che avere paura significhi essere sulla strada sbagliata: a volte la paura è semplicemente il modo che abbiamo per capire quanto ci importa quello che stiamo facendo. Quindi sì, guardo al futuro con un po’ di timore, ma anche con tantissima voglia di continuare.

Mi piacerebbe lavorare molto di più con la musica, mi piacerebbe trovare un’agenzia che creda davvero in me e costruire uno spettacolo importante da portare nei teatri, mi piacerebbe continuare a performare in televisione… In realtà vorrei fare mille cose, forse anche troppe, ma questa è una delle mie caratteristiche e non credo di volerla perdere.

Per ora continuo a studiare, a lavorare, a seminare e soprattutto a percorrere questa strada senza smettere di imparare. Non so ancora dove arriverò e forse non lo voglio nemmeno sapere del tutto, so soltanto che voglio continuare ad andare avanti. Se si spengono i lampioni, accenderò una torcia; se finisce la batteria della torcia, troverò una candela; e se finisce pure quella, cercherò di ricordarmi la strada a memoria.

Se anche a voi ha profondamente colpito la storia di Mario Forlano, potete continuare a seguirlo sui suoi canali ufficiali, quali Instagram (@ma.rione) e TkTok (@ma.rione)

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 Viviana Ricci

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