Natalità, rientro, nuovi cittadini: tre direzioni per la Costiera del futuro


di BIAGIO CARRANO

Nel 2040 Amalfi conterà 3.640 abitanti.

A partire da oggi, in quattordici anni avrà perso altri 932 abitanti, il 20,4% della popolazione attuale.

Per gli ignavi e ottimisti, i quali evidenziano che l’intera Italia si trova in crisi demografica, segnalo che nel 2040 l’Italia avrà circa 57 milioni di abitanti, ovvero il 3,2% in meno rispetto ad oggi. Dal canto suo, sulla base delle proiezioni delle tendenze demografiche attuali, Amalfi si spopolerà a una velocità oltre 6 volte maggiore rispetto a quella nazionale. La Costiera, nel suo complesso, si spopolerà al triplo del trend nazionale.

A confronto con l’Amalfi del 2000, ovvero un anno in cui gran parte dei lettori di questo post era già viva e inserita nel tessuto sociale del paese, nel 2040 il paese avrà perso il 33% degli abitanti, calando da circa 5.450 ad appunto circa 3.640 cittadini. Oltre 1.800 persone in meno in 40 anni: un’ecatombe.

Non che il resto della Costiera stia meglio: negli ultimi dieci anni Ravello ha perso il 6,2% della sua popolazione (da 2.490 a 2.335 abitanti), Maiori il 6,5% (da 5.573 a 5.211 abitanti), Positano il 7,9% (da 3.955 a 3.643 abitanti), Minori tocca un calo dell’8,1% (da 2.752 a 2.528 abitanti). Ma Amalfi con il suo -11,2% (da 5.149 a 4.572 abitanti) dimostra di avere problemi più acuti di quelli del resto della Costiera.

I dati, presi da soli, servono al massimo a parlare al bar. Bisogna perciò suddividerli nei due fattori che alimentano il fenomeno: il calo di abitanti naturale e il calo da emigrazione. Possiamo così individuare tre gruppi di comuni. Il primo è composto da Maiori, Minori e Scala, dove il calo è dovuto essenzialmente a un saldo negativo tra decessi e nascite. Il secondo è composto da Furore, Conca dei Marini e Positano, dove l’emigrazione incide in prevalenza. Infine, nel terzo troviamo Amalfi, Atrani, Ravello, Praiano e Cetara, dove sia il trend naturale sia l’emigrazione contribuiscono in maniera rilevante al calo. In controtendenza c’è Tramonti, forse non a caso, grazie alla disponibilità di immobili.

Il saldo naturale negativo dipende da due sottofattori: i decessi dei baby boomer (i nati tra il 1945 e il 1964) e la riduzione del numero dei figli per famiglia. In questo caso le politiche necessarie riguardano il sostegno alla genitorialità, ben sapendo che è impossibile tornare all’ottimismo e alla prolificità del secondo dopoguerra.

Il saldo migratorio indica un altro fattore: il giudizio sulla qualità della vita e sulle occasioni di lavoro in Costiera, e riguarda soprattutto un’emigrazione giovane e di qualità. Un confronto tra Costiera e il resto della Campania è illuminante: tra il 2018 e il 2024 i laureati residenti compresi nella fascia tra 25–49 anni sono cresciuti dell’11,7% in Campania, ma solo del 3,6% in Costiera, esclusa Vietri. La Costiera trattiene quindi i propri laureati circa tre volte peggio della regione, che pure è già tra le più colpite d’Italia dalla fuga dei cervelli. Tra il 2019 e il 2025 sono emigrati dalla Costiera circa 390 laureati su circa 42.000 giovani laureati campani emigrati nel periodo: in proporzione, l’emigrazione intellettuale dalla Costiera è il doppio rispetto a quella del resto della Campania.

I dati ISTAT ci dicono che negli ultimi vent’anni da Amalfi una persona laureata su tre, compresa tra i 25 e 49 anni (ma prevalentemente i più giovani), è emigrata, un dato probabilmente più alto considerando che molti laureati preferiscono mantenere la residenza nel paese per motivi burocratici o esigenze familiari. Peggio ancora fa Positano: a cosa serve il turismo di alta gamma se poi quasi la metà dei laureati del paese è costretta ad emigrare? Questo dato non è altro che la riprova di una consapevolezza che inizia a farsi strada anche in Costiera: il turismo anche di lusso crea poca occupazione di qualità, spesso anche precaria per molti dei suoi addetti, e puntare solo su di esso significa impoverire materialmente e socialmente il territorio.

Si dirà: nulla di nuovo, chiunque vive in Costiera amalfitana sa che uno studente universitario è un candidato all’emigrazione. Certo, ma oggi ci sono due elementi in più: delle serie storiche con numeri chiari quanto drammatici e una consapevolezza sempre più diffusa che questa tendenza sta portando l’intera costiera al suicidio per astenia.

Da parte mia mi chiedo: se un territorio non ricco, ma di più, espelle a ritmi da paese africano i suoi giovani migliori ed è costretto ad accogliere giovani africani e asiatici per impiegarli nelle mansioni più povere nel turismo, che futuro potrà mai darsi? A questi ritmi alcuni paesi della Costiera nell’arco di una generazione diventeranno dei villaggi vacanza, un posto dove si lavora, magari si guadagna bene, ma non un luogo in cui si abita. Una riprova? Secondo il censimento del 2023 il 44,5% delle abitazioni ad Amalfi risulta non occupato (1.525 immobili su 3.431). In centro oramai si chiedono quasi 10.000 euro al metro quadrato per le vendite e gli affitti superano anche i 14 euro al metro quadrato, mentre il reddito medio dichiarato si ferma a 26.300 euro: con questi numeri non si tratta più di un allarme, ma di una semplice constatazione.

Davvero gli abitanti della Costiera vogliono questo scenario per loro stessi, e, peggio ancora, per i loro figli e i loro nipoti?

E davvero non si può far nulla per frenare questi fenomeni?

Gran parte degli amministratori locali evita accuratamente di parlare del problema, figuriamoci di affrontarlo. Ed è anche vero che poco potrebbe fare un solo comune. Per questo è un tema che va affrontato a livello di territorio.

Il primo passo dovrebbe essere una conferenza di studi in cui i dati che variamente sono circolati in questi mesi verranno presentati e analizzati a livello granulare da esperti nazionali e internazionali, confrontati con quelli di altre realtà simili così da iniziare a ipotizzare una politica territoriale di aiuto alla natalità, di recupero degli emigrati e di attrazione di nuovi cittadini.

Nel tempo sono state già avanzate varie proposte, alcune hanno pure il merito del buon senso, ma esse non possono funzionare senza un piano integrato di azioni su un orizzonte di almeno quindici anni che coinvolga tutti i Comuni della Costa.

Nel piano, futuribile ma necessario, potrebbero trovare spazio alcune delle seguenti idee:

  • Agevolazioni su IMU e TARI per i già residenti che ritornano nel paese, mentre oggi al contrario comuni come Amalfi applicano le aliquote massime per la TARI ai non residenti, inclusi gli ex concittadini;
  • La riqualificazione di parte dei numerosi beni pubblici inutilizzati o abbandonati nei vari comuni della Costiera per creare degli spazi di coworking (con fibra ad alta velocità reale) e attrarre così digital nomads o tutta quella fascia di milioni di professionisti internazionali, per lo più giovani, che sviluppano le loro attività imprenditoriali in remoto;
  • Agevolazioni e incentivi per nuove imprese non afferenti al settore turismo (dall’artigianato al digitale) che scelgano di avere sede in Costiera, al fine di creare una classe imprenditoriale non legata alle logiche del turismo;
  • Un’attività di lobbying per riportare in Costiera servizi (a partire da quelli sanitari) e uffici capaci di servire un territorio particolare che per molti mesi all’anno deve gestire le esigenze di un numero di persone molto maggiore degli abitanti residenti dichiarati;
  • Infine, come è naturale, una vera accoglienza e integrazione nel tessuto sociale dei tanti giovani africani o asiatici che lavorano stabilmente in Costiera, in molti casi da anni.

Appare ovvio che se non si affronta il tema del costo degli affitti, della disponibilità di trasporti pubblici, dei servizi agli abitanti sia in termini di salute e assistenza che di intrattenimento, svago e cultura, ogni altra idea non troverà le basi per essere sviluppata.

Ma proprio questo è il punto: una Costiera sempre più svuotata di abitanti e di menti sarà una Costiera sempre meno capace di ottenere quello che merita ai tavoli che contano, per scarso peso elettorale e per scarsa capacità di elaborare proposte, idee, prospettive di sviluppo.

I numeri già ci indicano il destino di una Costiera in cui la qualità della vita di chi ci vive declina di anno in anno. Senza una nuova idea del territorio, gli attuali abitanti diventeranno dei pendolari, addetti all’industria del turismo senza più una comunità in cui vivere, ospiti nei loro ex paesi.

Fonti:

– ISTAT, bilanci demografici comunali 2001–2024 (popolazione, saldo naturale e migratorio), consultati tramite Tuttitalia.it: https://www.tuttitalia.it/…/popolazione-andamento…/

– ISTAT, Censimenti della popolazione 1991, 2001, 2011, 2021

– ISTAT, Censimento permanente: popolazione per grado di istruzione ed età, dati comunali 2018–2024: https://esploradati.istat.it

– ISTAT, Previsioni della popolazione residente e delle famiglie (agosto 2026): https://www.istat.it/…/Previsioni-popolazione-residente…

– ISTAT, Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente, anni 2024–2025: https://www.istat.it/…/Statistica-report_Migrazioni…

– Il Quotidiano della Costiera, dati ISTAT sul calo demografico 2016–2026 (15 ottobre 2026)

– ISTAT, Censimento permanente 2023 (abitazioni); Agenzia delle Entrate, Osservatorio del Mercato Immobiliare; MEF, dichiarazioni dei redditi 2024, dati riportati in Mobility Management Consulting, “Amalfi si spopola, le case restano vuote”: https://www.mobilitymanagement.consulting/amalfi-si…/

– Immobiliare.it, prezzi richiesti nel centro di Amalfi (ottobre 2026)

Proiezioni al 2040 e stime sull’emigrazione dei laureati: elaborazioni dell’autore su dati ISTAT.


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