Cinquecento milioni di euro l’anno: è questa la cifra che il Ministero della Famiglia tedesco intende recuperare con i tagli all’indennità parentale. A firmare il progetto è la ministra Karin Prien (CDU), il cui disegno di legge circola già tra gli addetti ai lavori pur restando, allo stato attuale, in fase di coordinamento tra i dicasteri competenti. Prima di diventare operativo, il testo dovrà ricevere il via libera del governo nel suo complesso e passare poi al vaglio del Parlamento. Secondo la ministra, la riforma dovrebbe sia far risparmiare mezzo miliardo allo stato che spingere i padri a occuparsi di più dei figli piccoli.
La nuova ripartizione dell’indennità parentale secondo la riforma
Il primo effetto tangibile della riforma dovrebbe essere prima di tutto il taglio della sua durata complessiva, da dodici mesi contro gli attuali quattordici. A cambiare, però, non è soltanto la durata complessiva: se finora bastavano due mesi a testa per sbloccare il pagamento pieno, la soglia salirebbe a tre mesi per ciascun genitore. Gli altri sei mesi rimarrebbero invece a disposizione delle famiglie, che potrebbero ripartirli liberamente tra madre e padre. Per i genitori single, ovviamente, questo principio non si applica, ma resta possibile ottenere l’indennità piena fino a dodici mesi.
Il disegno di legge tocca anche la normativa sulla tutela della maternità: con le nuove regole, il divieto di lavorare dopo il parto varrebbe soltanto per i primi dodici mesi, allineandosi così alla durata ridotta della prestazione.
A fronte di una durata più breve, gli importi mensili salirebbero per la prima volta in quasi vent’anni: la soglia minima passerebbe da 300 a 330 euro, quella massima da 1.800 a 1.900 euro. Il meccanismo di calcolo, ancorato al 65% del reddito netto del genitore che ne fa richiesta, resterebbe invece invariato. L’ammontare complessivo viene comunque decurtato. Un’indennità minima da 300 euro per 14 mesi, infatti, corrisponde a un totale di 4200 euro, mentre una maggiorata a 330 per 12 mesi arriva a 3960. Allo stesso modo, il cambiamento per la soglia massima passerebbe dagli attuali 25.200 euro a 22.800.
Come funzionano gli assegni parentali in Germania
Nato quasi vent’anni fa con il duplice scopo di incentivare la natalità e agevolare il rientro al lavoro dei genitori, il sussidio prevede oggi importi compresi nei limiti sopra indicati, erogati su richiesta per quattordici mesi complessivi, a patto che entrambi i genitori restino a casa dal lavoro per occuparsi dei figli neonati per almeno due mesi ciascuno. Chi desidera allungare il periodo di erogazione può optare per la cosiddetta “indennità parentale Plus”, che ne riduce però gli importi mensili. Dal 1° aprile 2025, inoltre, l’accesso è precluso a coppie e genitori single con un reddito imponibile annuo superiore a 175.000 euro.
Il costo dell’indennità parentale è già in calo, anche senza tagli
Il numero di famiglie che richiede il sussidio si riduce di anno in anno, complice il calo delle nascite. Nel 2025 l’Ufficio federale di statistica ha contato 1,61 milioni di beneficiari, dei quali 1,19 milioni donne e 417.000 uomini: un dato inferiore del 13,9% rispetto al 2021. Tra i percettori, gli uomini sono il 25,9%. Anche la spesa relativa a questa particolare misura di welfare, evidentemente, segue la stessa parabola discendente: secondo l’Istituto di Brema per la ricerca sul mercato del lavoro, la spesa complessiva è scesa da 7,6 miliardi di euro nel 2022 a poco meno di 7,1 miliardi nel 2025. Si tratta dell’unico sussidio il cui costo per lo Stato diminuisce costantemente, ma questo non lo ha esentato dalla possibilità di essere sensibilmente decurtato, in coerenza con quanto Unione ed SPD avevano già scritto nell’accordo di coalizione del 2025.
L’allarme delle donne tedesche
Un giudizio critico arriva dal Consiglio delle donne tedesche, che guarda con preoccupazione ai tagli previsti per il bilancio del Ministero della Famiglia: meno 8% già dal prossimo anno, fino a un quinto delle risorse entro il 2029. La presidente Beate von Miquel ha ricordato come, in sede di accordo di coalizione, il governo avesse promesso ai giovani un sostegno rafforzato alla genitorialità, il che evidentemente non avviene se il sussidio complessivo ammonta a una cifra inferiore rispetto al passato, in un momento in cui il costo della vita aumenta vertiginosamente. Il risparmio di mezzo miliardo previsto solo su questa misura rischia, a suo avviso, di scaricarsi sulle madri, costrette a rinunciare a parte della propria attività lavorativa.
Posizione simile quella dell’associazione “Zukunftsforum Familie”, che chiede invece di andare in senso contrario, incrementando l’importo minimo fino a 506 euro e introducendo un meccanismo di adeguamento automatico nel tempo.
Che cosa vogliono davvero i genitori tedeschi
Un sondaggio Bertelsmann del 2025, condotto su 2.500 persone, restituisce un’immagine diversa da quella disegnata dalla riforma. Interrogati sul modello preferito in materia di gestione della famiglia, il 45% delle donne e il 42% degli uomini ha indicato una ripartizione egualitaria: sette mesi di congedo a testa, sui quattordici complessivi oggi previsti. Un’ipotesi che, secondo quanto risulta, era stata valutata anche all’interno del Ministero della Famiglia in passato, salvo poi essere accantonata. Il 39% degli intervistati si è invece detto soddisfatto della ripartizione attualmente in vigore, con dodici mesi alla madre e due al padre.
Gli autori dello studio sostengono che destinare più mesi ai padri produrrebbe effetti positivi anche sul piano economico: un rientro più rapido delle madri al lavoro potrebbe infatti contribuire ad alleviare la carenza di personale qualificato. Alla domanda su quali altri interventi renderebbero più semplice la gestione della prima infanzia, la risposta più diffusa, indicata dal 44% del campione, riguarda la riduzione della burocrazia e una procedura di richiesta meno complicata.
La discussione tra i ministeri è ancora in corso, e da quell’esito dipenderà la versione del testo che arriverà in Parlamento.
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Redazione Il Mitte
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