Il Manifesto degli Uomini dei Verdi tedeschi: scoppia la polemica


Le parole “Manifesto degli uomini” difficilmente fanno pensare a un ambito politico di sinistra o progressista, meno che mai femminista, specialmente se accompagnate da immagini di uomini che sollevano pesi in palestra. Proprio per questo si è sollevato un polverone intorno al documento firmato da quindici esponenti dei Verdi tedeschi, intitolato “Gli uomini forti si assumono le responsabilità – Un invito alla mascolinità moderna”, ma già conosciuto su tutti i media, appunto, come “Menifesto degli Uomini”. La notizia, riportata inizialmente dallo Spiegel, ha innescato un confronto interno che negli ultimi giorni si è fatto piuttosto acceso e che potrebbe sembrare, per alcuni aspetti, un autogol. Ma cosa dice esattamente questo manifesto? E perché, in un partito come i Verdi, in piena crisi economica, politica, elettorale e sociale si è sentita l’esigenza di parlare di ridefinizione della mascolinità?

I punti centrali del “Manifesto degli uomini”

Il testo completo lo trovate qui, mentre, alla fine di questo articolo, troverete una traduzione in italiano. Volendolo riassumere in pochissimi concetti, il documento si concentra sul fatto che le fondamentali e indispensabili battaglie femministe abbiano puntato l’attenzione soprattutto sui lati negativi della mascolinità e puntato il dito contro ciò che gli uomini non dovrebbero essere: violenti, dominanti, oppressivi, impervi ai sentimenti, immuni alla fragilità. Mancherebbe, secondi i firmatari, un’alternativa positiva a quel modello. Proprio in questo vuoto, sostengono gli autori, troverebbe spazio il risorgere di vecchie rappresentazioni della virilità, occupate soprattutto dalla cosiddetta “manosfera”, lo spazio online in cui influencer come Andrew Tate, ma anche esponenti di AfD, diffondono machismo e misoginia, per poi abbinare a questi valori anche il razzismo, la xenofobia, l’omotransfobia e in generale acquisendo massa critica per l’ondata nera dei neofascismi che imperversano in quasi tutto il mondo. In altre parole, leggendo fra le righe, si potrebbe interpretare il testo come un appello a non lasciare i giovani uomini in balia delle destre, attualmente le uniche che forniscano loro un modello di comportamento che li rappresenta sotto una luce positiva, laddove la sinistra li fa sentire “sbagliati” a prescindere.

C’è anche altro, il manifesto si concentra sul fatto che non ci sia un modo unico di “essere uomini veri” e che, quindi, non ci sia di per sé niente di male, per esempio, ad amare lo sport e a prendersi cura del proprio fisico o a sentire un istinto di protezione verso la propria famiglia, purché ci si ricordi che altrettanto legittimo è, per esempio, volersi dedicare al lavoro domestico, sentire di aver bisogno di protezione, chiedere aiuto nei momenti di fragilità, oppure non essere l’elemento della coppia che guadagna di più. 

Diversi esponenti del partito hanno letto in queste righe un’ammissione implicita di corresponsabilità del femminismo, e dei Verdi stessi, nel successo di queste narrazioni tra i giovani uomini: un’interpretazione che, da sola, sarebbe bastata ad aprire un dibattito. Ma c’è di più.

Chi ha promosso l’iniziativa

Tra i principali promotori del testo figura Julian Joswig, giovane deputato al Bundestag dallo scorso anno, di norma impegnato su temi economici, che ha pubblicato il documento sul proprio sito. Un ruolo di coordinamento è stato svolto anche da Tim Achtermeyer, dirigente di partito e deputato al Landtag del Nord Reno-Westfalia, e da Rasmus Andresen, eurodeputato. L’elenco complessivo dei firmatari comprende undici uomini e quattro donne, fra parlamentari federali, regionali ed europei, semplici iscritti e alcuni esponenti dei Verdi austriaci. Tra i nomi più noti spiccano la presidente del partito Franziska Brantner e l’ex leader Ricarda Lang.

Julian Joswig
Foto: Frederik Meißner

Le foto in palestra: un errore comunicativo di Joswig?

Oltre al contenuto, a far discutere è stato il modo in cui la vicenda è stata raccontata. Per il proprio articolo, lo Spiegel ha seguito con un fotografo alcuni firmatari in palestra: lo stesso Joswig, ripreso mentre sollevava pesi, ha raccontato di essere stato un adolescente in sovrappeso e insicuro, e di aver trovato fiducia in sé stesso proprio grazie all’aumento della massa muscolare. Anton Hofreiter, esponente dell’ala sinistra del partito, che non ha collaborato alla stesura del documento, si è invece fatto riprendere durante un allenamento di boxe, sostenendo che parte della responsabilità del successo delle narrazioni di destra tra i giovani uomini ricada su un atteggiamento colpevolizzante diffuso a sinistra, che tenderebbe ad associare automaticamente la mascolinità a un’etichetta negativa, respingendo gli uomini per ciò che sono più che per ciò che dicono o fanno.

Il contrasto tra l’obiettivo di proporre un’idea moderna di mascolinità e le immagini, piuttosto convenzionali, scelte per raccontarla non è passato inosservato: diversi esponenti del partito hanno usato termini come poco riuscito, inutile, stereotipato, imbarazzante.

Combattere il covid nel mondo
Anton Hofreiter

Foto: Bündnis 90/Die Grünen Bundestagsfraktion, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il Manifesto degli Uomini spacca i Verdi tedeschi

Il primo banco di prova pubblico per gli autori è arrivato sui social: quando Joswig ha pubblicato il testo sul proprio profilo Instagram, tra i commenti di sostegno si è fatto notare in particolare un intervento molto apprezzato, secondo cui l’operazione finirebbe per assecondare gli argomenti tipici della destra, restando comunque intrisa di logica patriarcale.

All’interno del gruppo parlamentare, dove sono attivi portavoce specializzati sul tema e un lavoro già avviato per capire come rivolgersi ai giovani uomini senza intaccare la credibilità del partito sulla parità di genere, l’iniziativa è stata criticata prima di tutto perché non concordata, tanto più che i promotori non avrebbero competenze specifiche in materia. Il malessere, rimasto per giorni sottotraccia, è esploso martedì, durante la riunione di gruppo che ha preceduto l’ultima settimana di sedute plenarie prima della pausa estiva. Nonostante l’ordine del giorno prevedesse questioni come la riforma dell’assicurazione sanitaria pubblica che potrebbe cambiare in peggio la vita di milioni di tedeschi, molti parlamentari dei Verdi hanno voluto affrontare per primo il tema del cosiddetto “Manifesto degli Uomini”. Chi era presente parla di un confronto teso, dominato dalle voci critiche: sono intervenuti sia parlamentari esperti della materia, in disaccordo con l’impostazione del testo, sia deputati provenienti da regioni prossime al voto (Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino), secondo cui discutere di questi temi in piena campagna elettorale regionale risulterebbe poco utile di fronte a questioni più urgenti per il Paese.

Cosa dicono i vertici del partito

Ridurre l’episodio a un’iniziativa maldestra di parlamentari di secondo piano non è però semplice, dal momento che entrambi i copresidenti del partito risultano coinvolti. Franziska Brantner ha firmato il testo e si trova quindi a dover rispondere pubblicamente delle proprie ragioni. Il copresidente Felix Banaszak non ha aggiunto la propria firma, non condividendo pienamente l’impostazione del documento, ma è comunque intervenuto nell’articolo dello Spiegel, sostenendo che una parte del problema sia proprio il messaggio, talvolta trasmesso in modo indiscriminato dalla sinistra, secondo cui un uomo sarebbe comunque parte del problema, a prescindere.

Una critica indiretta, ma netta, arriva invece dalla co-capogruppo Britta Haßelmann, secondo cui i Verdi restano un partito femminista, e il femminismo ha sempre significato lottare insieme agli uomini per la parità e per l’accettazione della pluralità dei ruoli di genere, comprese immagini positive e moderne della mascolinità: qualunque lettura diversa, sostiene, tradirebbe il senso stesso del femminismo.

Chi difende il documento

Non tutti, all’interno del partito, si sono sottratti al confronto pubblico. Jeanne Dillschneider, giovane deputata al Bundestag che non ha contribuito alla stesura ma ha apposto la propria firma, ha scelto di difendere l’iniziativa. Il testo, sostiene, va letto come uno spunto su come raggiungere i giovani uomini, non come una controproposta al femminismo, bensì alla manosfera. Nel proprio collegio elettorale in Saarland, la deputata gestisce un gruppo di lettura femminista che, pur avendo successo, resta frequentato quasi esclusivamente da donne: da qui la convinzione che, per intercettare i giovani uomini ancora estranei al tema della parità, serva un linguaggio accessibile, capace di raggiungerli nei contesti che già frequentano.

Un tentativo imperfetto è meglio di niente?

Fin qui, i fatti. Ma i fatti, in un dibattito come questo, non bastano: l’interpretazione è quantomai importante, se parliamo di temi che hanno a che fare con la percezione dell’identità. In assoluto, questo documento è perfetto? Assolutamente no. Sembra un tema sulla parità di genere scritto da uno studente maschio di terza liceo che ci tiene a non essere un bullo perché ha avuto un’infanzia felice e dei genitori presenti e che vuole fare contenta la professoressa di lettere progressista, ma che non ha mai preso in mano un libro sulla teoria femminista e non è consapevole dell’esistenza degli studi di genere. È sufficiente, per un partito moderno che voglia stare a sinistra? Nemmeno lontanamente: è vero che chi l’ha scritto non ha (o almeno non dimostra di avere) competenze specifiche. E, da una prospettiva transfemminista, è inevitabile provare un istintivo fastidio per il fatto che la categoria che sta inevitabilmente in cima alla “catena alimentare” delle gerarchie umane (uomini cis, per lo più etero, per lo più bianchi) parli di ruoli di genere senza riconoscere se non di passaggio l’oppressione di tutte le altre categorie (donne, persone trans, persone non binarie o gender-non-conforming, persone razzializzate) e senza metterne al centro il ruolo e il vissuto.

La destra e le pipeline: la radicalizzazione che la sinistra non riesce a combattere

Detto questo, quellə di noi, come chi scrive, che di questo tipo di discorso intersezionale hanno fatto il proprio pane quotidiano, possono forse fermarsi un secondo a pensare che è assolutamente vero che, fino a questo momento, il nostro modo di affrontare questi temi ha fallito clamorosamente nel raggiungere i giovani uomini cis-etero bianchi in Europa. I quali votano, in massa, a destra. E sì, anche io ho già pronte tutte le risposte a questa affermazione: “educarvi non è compito mio”, ma anche “mascolinità fragile, dopo millenni di protagonismo, li metti da parte per cinque minuti e loro per tutta risposta distruggono il pianeta, creano la manosfera e invadono la Polonia”. Tutto vero, tutto giusto. Però. Mentre noi facevamo questo ragionamento, che io personalmente continuo a fare, migliaia di giovani maschi tedeschi si nutrivano famelicamente di video di Maximilian Krah di AfD su come conquistare le donne.

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Maximilian Krah.

Foto: Marcus Popillius, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

E sono abbastanza sicura che il sig. Krah non abbia un background di studi di genere, così come non ce l’hanno i fratelli Tate. Una cosa verissima che il “Manifesto degli Uomini” dei Verdi tedeschi sottolinea è che gli influencer della manosfera funzionano perché danno risposte semplici a problemi complessi. E, aggiungo, questi problemi complessi si percepiscono anche se non si hanno gli strumenti per analizzarli. Sentirsi persi, sentire di non avere un ruolo, non avere prospettive: tutte queste condizioni accomunano tanto i giovani attivisti che si pascono di letture di sinistra e parlano di ecoansia quanto i loro coetanei che guardano soltanto reel di influencer e pensano che fra loro e la felicità ci siano soltanto un paio di chili di muscoli e un paio di zeri sul conto in banca. Fino a questo momento, le risposte che questi ultimi hanno trovato convincenti non sono le nostre. Sono quelle di un europarlamentare che si caratterizza per una fiducia mal riposta nei gessati pinstripe, la convinzione che anche un’SS potesse essere una brava persona e un’indagine a carico per sospetta corruzione e riciclaggio di denaro in relazione a pagamenti provenienti dalla Cina.

Krah dice cose come “non guardare i porno, vai in palestra, sii un vero uomo, prenditi le tue responsabilità e ti andrà bene con le ragazze”. Questi discorsi dalla banalità sconcertante, con i quali la sinistra non si “sporca le mani”, hanno mosso milioni di giovani voti. Davvero pensiamo che le argomentazioni giuste per poter comunicare con chi sceglie di seguire questi dettami si possano pescare da Foucault? E davvero riteniamo che ci si possa permettere di ignorarli, di liquidarli come stupidi o incolti e rifiutarsi di cambiare nulla nella comunicazione di area progressista?

Da ultimo, per capire perché questo tipo di contenuti e quelli della manosfera funzionino, bisogna capire cosa siano le pipeline e perché, fino a questo momento, non ci sia praticamente notizia di pipeline di sinistra. Nell’ambito della politica digitale, questo termine indica un percorso progressivo in cui gli utenti vengono sottilmente influenzati dagli algoritmi online ad adottare posizioni sempre più estreme. Ad esempio, un utente potrebbe inizialmente guardare contenuti legati allo sport e al fitness, nei quali, con frequenza sempre maggiore, vengono interpolati commenti sui ruoli di genere, su come un certo tipo di modello di mascolinità porti a un maggiore successo sentimentale o economico, per poi radicalizzarsi ulteriormente, associando a questa visione toni sempre più patriarcali, conservatori o razzisti e insinuando il sospetto che ci sia un complotto per privare i “veri uomini” di ciò che è loro dovuto per natura, per diritto di nascita o per diritto divino. In questo modo si crea la narrazione più potente in assoluto: quella della vittima dei poteri forti che deve spezzare le catene. Perché, nonostante le destre estreme siano l’incarnazione dell’establishment globalista più assoluto, legato alle lobby più potenti e ai più grandi capitali, i loro elettori vivono e respirano sempre e solo la narrazione dell’underdog. Il pericolo per la loro identità (di uomini, di uomini bianchi, di europei, di cristiani, di eterosessuali) è sempre in agguato, c’è sempre qualcuno che vuole portare via il mondo che li fa sentire sicuri. Poco importa che queste siano tutte identità di maggioranza che l’oppressione la esercitano e godono dei suoi benefici. Il vittimismo è un elemento fondamentale della radicalizzazione, perché consente il “viaggio dell’eroe” verso la redenzione e la rivalsa. 

Fino a questo momento, la sinistra globale è stata solo penalizzata dal meccanismo delle pipeline, che è stato invece fondamentale nella rinascita delle destre più retrive e che, non di rado, è alla base di episodi di violenza che, dai social, arrivano al mondo reale.

Chi, alla fine di questa analisi, si aspettasse una risposta o una soluzione resterà delusə. Io non ho né l’una né l’altra. Certo non penso che ci si debba abbassare a parlare come Krah. Non penso però nemmeno che il solo fatto di voler raggiungere i giovani uomini con argomentazioni che non presuppongano una conoscenza approfondita del femminismo dopo la quarta ondata equivalga a “riprendere le argomentazioni machiste della destra”. E, d’altra parte, se abbiamo sempre detto che non è compito nostro (delle donne, delle minoranze) “curare” la mascolinità tossica degli uomini cis-etero, non dovremmo lasciare che ci provino loro? E, se lo fanno con un mezzo diverso da quelli che abbiamo utilizzato (invano) finora, è davvero il caso di sbranarli come se avessero aperto le porte di Gilead? Va pure detto che, in questo momento, la definizione di mascolinità non è certamente il problema più grave alla base della crisi della credibilità dei Verdi. Ma, in ultima analisi, il “Manifesto degli Uomini”, goffo e adolescenziale quanto si vuole, è comunque più di quanto i Verdi tedeschi abbiano mai fatto per recuperare una base di elettorato che sta preferendo in massa un partito che non farà mai gli interessi dei giovani, né uomini né donne, ma che ha venduto loro una narrazione che li gratifica e li fa sentire importanti.

Chiudo ricordando quello che disse Daryl Davis, attivista nero che deradicalizza i membri del Ku Klux Klan, intervistato su queste pagine da Lucia Conti: “Quando dialoghiamo, dobbiamo capire che la percezione di una persona è la sua realtà. Anche se non è oggettivamente reale. Più attacchi la realtà di qualcuno, più questa persona si difenderà, attaccandoti a sua volta. Ho scoperto che se vuoi che la realtà di qualcuno cambi, non devi attaccarla, devi offrire una percezione migliore.”

Forse, questo bizzarro manifesto è il primo tentativo, si spera non l’ultimo, di offrire ai giovani uomini tedeschi una percezione di sé migliore a quella propagandata da AfD.


Gli uomini forti si assumono le proprie responsabilità – Un invito alla mascolinità moderna (traduzione a cura de Il Mitte)

Insieme ad altri membri dei VERDI ho firmato un testo su un tema che mi sta molto a cuore: la mascolinità – e il modo in cui gli influencer della “manosfera”, i politici di destra e altri cercano di definirla in modo mirato. Per troppo tempo, da parte progressista, si è parlato di come gli uomini non dovrebbero essere; noi vogliamo invece offrire una prospettiva moderna e inclusiva su come la mascolinità possa avere un effetto positivo.

Gli uomini forti si assumono le proprie responsabilità – Un invito alla mascolinità moderna
Per secoli la mascolinità è stata definita in termini di dominanza. Un uomo era forte se prendeva ciò che voleva – se necessario, anche contro ogni resistenza. Aveva successo se sottometteva gli altri. Era rispettato se non mostrava alcuna debolezza. Questa immagine dell’uomo ha causato sofferenze incommensurabili, soprattutto alle donne che erano soggette a questo sistema. Il femminismo ha combattuto contro tutto questo, e ciò era assolutamente necessario. E continua a lottare, perché le strutture del passato continuano a produrre i loro effetti.

Ma in questa lotta necessaria qualcosa è rimasto indietro: abbiamo definito ciò che gli uomini non dovrebbero essere: non violenti, non dominanti, non oppressivi. Tutto giusto. Tutto importante. Ma abbiamo dimenticato di proporre cosa possa essere invece la mascolinità. Abbiamo creato un vuoto, e in questo vuoto stanno ora rifluendo le vecchie immagini. Andrew Tate e i suoi emuli riempiono quel vuoto proprio con il veleno che volevamo superare. Promettono ai giovani uomini orientamento, forza, importanza – e forniscono loro una guida all’auto-schiavitù e, soprattutto, alla schiavitù altrui. Ma non basta essere contrari alla mascolinità tossica e deridere i suoi propagandisti. Abbiamo bisogno di un’immagine positiva di ciò che può essere una buona mascolinità. Questo testo è un tentativo in tal senso. Vogliamo una mascolinità moderna. 

La mascolinità moderna non è una rinuncia alla forza. Al contrario! È una rinuncia a una concezione ristretta e distorta della forza, che conosce solo la durezza e diffama la vulnerabilità come debolezza. La mascolinità moderna significa la libertà di essere l’uomo che vuoi essere – assumendoti la responsabilità verso gli altri. Vuoi andare in palestra ogni giorno e presti attenzione alla tua alimentazione? Fantastico che tu ti diverta e faccia una vita sana. Continua così. Vuoi prenderti cura della tua famiglia? Fantastico. È una forma di cura che merita rispetto. Vuoi essere in grado di proteggere? Sì, certo. Il mondo ha bisogno di persone che si mettano in prima linea per proteggere gli altri.

E allo stesso tempo – ed è qui che la questione diventa cruciale – la mascolinità moderna significa capire che la vera forza non sta nello sminuire gli altri, ma nel crescere insieme. Che proteggere e assumersi responsabilità significa stare alla pari e va a vantaggio di tutti. La vecchia immagine dell’uomo era una gabbia, non solo per le donne, ma anche per gli uomini stessi. Ha costretto gli uomini in ruoli che li hanno fatti ammalare. La mascolinità moderna è il presupposto per una vera parità. Perché le statistiche sono inequivocabili: gli uomini si suicidano più spesso e parlano meno dei propri problemi. La vecchia immagine ha privato gli uomini della loro stessa umanità, ed è proprio per questo che abbiamo bisogno di una strada diversa. Abbiamo bisogno di una strada che non definisca la forza attraverso l’oppressione, ma attraverso la capacità di aprire spazi, invece di chiuderli.

La mascolinità moderna si manifesta nella vita di tutti i giorni. Si manifesta nel padre che dedica tempo ai propri figli, che cambia i pannolini e asciuga le lacrime, perché prendersi cura degli altri non è una questione di genere. Si manifesta nel partner che dialoga invece di evitare i conflitti, che accetta le emozioni invece di reprimerle. Si manifesta nel lavoratore che sostiene una collega invece di sminuirla, che non concepisce il successo come un gioco a somma zero, ma come qualcosa che cresce quando lo si condivide. Si manifesta nella capacità di dire no” alle aspettative che non ti appartengono. Non devi essere tu a provvedere al sostentamento se la tua compagna è in grado di farlo meglio o se lo desidera. Non devi essere sempre in competizione. Puoi piangere. Puoi aver bisogno di aiuto e accettarlo. Non è una debolezza, ma semplicemente essere umani.

Allo stesso tempo, puoi voler essere forte. Puoi avere ambizioni. La mascolinità moderna non significa rinunciare alla determinazione, ma comprendere che ciò che conta è come e per cosa ti imponi. Ti imponi per respingere gli altri? O per aprire nuovi spazi? Usi la tua forza per dominare? O per rendere possibile qualcosa? Queste domande fanno la differenza tra un’immagine dell’uomo che limita e una che libera.

La vecchia immagine dell’uomo era una dittatura dei ruoli. C’era un solo modo giusto di essere uomo, e chi se ne discostava veniva emarginato. Gay? Non abbastanza virile. Sensibile? Non abbastanza virile. Incline all’arte? Non abbastanza virile. Questo sistema ha distrutto innumerevoli uomini che volevano semplicemente essere se stessi. La mascolinità moderna è inclusiva. Dice: ci sono infiniti modi di essere uomo. Puoi lavorare sodo o cercare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata. Puoi mettere su muscoli o scrivere testi per le gare di poesia, e persino entrambe le cose. Puoi guardare il calcio o andare a ballare, e persino entrambe le cose. Puoi fare carriera o essere un casalingo, e persino entrambe le cose.

Ma questa libertà non è arbitrarietà. L’elemento comune è la responsabilità. Responsabilità verso la famiglia, gli amici o la società sportiva. La responsabilità di concedere questa libertà anche agli altri. La responsabilità di combattere le strutture che limitano le altre persone, indipendentemente dal genere. E la responsabilità di mettersi continuamente in discussione: sto vivendo secondo i miei valori? O secondo le aspettative di un sistema che limita me e gli altri?

I giovani uomini crescono in un mondo che invia loro segnali contraddittori. Da un lato, viene detto loro, giustamente, che la mascolinità tossica è negativa. Dall’altro, ricevono pochissimi punti di riferimento su ciò che è positivo. In questo vuoto si inseriscono figure che vendono loro il vecchio veleno in una nuova confezione, che raccontano loro che il femminismo li ha privati della loro mascolinità, o che promettono loro di poter riconquistare la propria dignità sminuendo le donne. Questa è una menzogna. Ed è una menzogna pericolosa, perché fa presa, perché offre risposte semplici a domande complesse, perché fornisce un nemico da combattere e con esso la sensazione di controllo in un mondo che sembra incontrollabile.

La mascolinità moderna è parte della nostra risposta a tutto questo. Il femminismo lotta per liberare le donne da modelli di ruolo limitanti. Anche la mascolinità moderna fa parte del femminismo. Essa libera gli uomini da modelli di ruolo limitanti. Non si tratta di progetti in competizione tra loro, ma di progetti con lo stesso obiettivo: più libertà per tutti. Si tratta di capire che la liberazione degli uni non deve necessariamente significare l’oppressione degli altri, che non dobbiamo essere intrappolati in una lotta di potere in cui una metà vince e l’altra perde. C’è un modo in cui possiamo vincere tutti. Intraprendiamo questa strada quando smettiamo di considerare la libertà come un bene scarso da spartire, ma come qualcosa che aumenta quando la si rende accessibile a tutti.

Questo testo non è un insieme di regole, ma un invito a ripensare la mascolinità. Non come un allontanamento dalla forza, ma come un ampliamento di ciò che la forza può significare. Non come debolezza, ma come coraggio: il coraggio di andare contro le aspettative che ci fanno restare piccoli, il coraggio di essere vulnerabili senza sentirci meno preziosi, il coraggio di lasciare che gli altri crescano senza temere di rimpicciolirci. La mascolinità moderna combatte contro i sistemi che limitano tutti noi, uomini e donne. Si batte per un mondo in cui ogni persona possa essere libera, senza che la libertà di uno significhi la mancanza di libertà dell’altro.

Si batte affinché un ragazzo di 15 anni oggi non debba scegliere tra un dominio tossico e un’arbitrarietà disorientata, ma riceva un’altra proposta: sii l’uomo che vuoi essere. E assumiti la responsabilità affinché anche gli altri abbiano la stessa libertà. Questa è la mascolinità moderna. Libertà nella responsabilità. Forza che rende possibile invece di limitare.


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 Angela Fiore

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