Intervista con il noto drammaturgo, editore, poeta e promotore letterario gallese Peter Thabit Jones


L’incontro letterario di Angela Kosta con il drammaturgo ed editore di Swansea

Roma – Un imponente, accurato e quanto mai felice percorso di ricognizione lirica e valorizzazione dei presidi letterari contemporanei nella penisola, incentrato sulle riforme dei palinsesti dell’informazione saggistica e sulla necessità impellente di connettere le grandi firme d’oltremanica ai circuiti del giornalismo culturale italiano per incrementare lo sviluppo intellettuale e la coesione civile dei corpi sociali dello Stato, registra la pubblicazione di un bilaterale di altissimo rango accademico. La bacheca delle collaborazioni estere di Cavalierenews.it si arricchisce in modalità stabile grazie al primo grande servizio firmato dalla redattrice Angela Kosta, la quale ha coordinato un’intervista esclusiva con il noto drammaturgo, editore e promotore culturale gallese Peter Thabit Jones. Il simposio teorico offre una profonda disamina delle prospettive della parola scritta nel ventunesimo secolo, configurandosi come una lettura magistrale concepita per deliziare i lettori dello Stato.

I dettagli dell’incontro e le riflessioni estetiche dell’autore britannico sulle avanguardie del Regno Unito sbloccheranno lo spiegamento di nuove visioni creative, i cui estratti storici scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

 

“Possiamo pure concentrarci sulle ombre della nostra vita, nelle profondità di ciò che chiamiamo realtà, mettendo in luce la verità senza tempo”…

Peter Thabit Jones è una delle voci più importanti della poesia gallese moderna e una figura di spicco nella letteratura contemporanea internazionale. Poeta, drammaturgo, critico letterario, caporedattore nonché promotore ha rappresentato il Galles e il Regno Unito in numerosi eventi letterari in tutto il mondo. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue e incluse in antologie prestigiose, testimoniando la potenza e la profondità della sua parola. In questa intervista esclusiva, abbiamo il privilegio di esplorare il mondo creativo e spirituale di questo autore speciale.

Salve Peter. Benvenuto in questa intervista per i nostri lettori. Quale momento considera come il punto culminante, una svolta importante nella sua vita letteraria, e come ha influenzato questo il suo stile poetico?

Salve Angela. Ti ringrazio tantissimo per l’invito di essere intervistato da lei. Per me è un grande onore…
La morte di mio secondo figlio, Mathew, quando avevo ventiquattro anni, mi condusse in un vicolo cieco, freddo, colmo di dolore. Mi trovai in un angolo senza via d’uscita dal lutto che evade la mia anima. Smissi di scrivere per tre anni, smisi di inviare poesie alle riviste, ecc. Mi trovai faccia a faccia con “la nota eterna della tristezza”, (cito il poeta inglese Matthew Arnold).

Il fluido frenetico della vita, pretende ovviamente che si vada avanti, che si torni al ritmo delle cose. Ma a volte ciò è difficile, poiché si viene consumati dal dolore tangibile, i colori della vita si spengono. Sembra di essere avvolti da più oscurità che luce. Il cuore resta intrappolato nel fango della bassa marea, giorno e notte. Le parole avevano perso tutta la loro magia per me. C’era una polvere di silenzio sulla mia voce interiore. Ero un uccello scuro su un albero scheletrico in inverno, senza alcun desiderio di cantare. Me ne resi conto, (come scrissi più tardi in una poesia dedicata a mio figlio, “Lettura di poesia: La Fattoria di Robert Frost, New Hampshire, USA”:
“Sono solo un cantore, canto la mia canzone”. Cos’altro potevo fare se non scrivere? Scrivevo seriamente fin dall’età di undici anni.
Quando la poesia tornò da me, capii che non potevo più poggiarmi sulla voce poetica o le esperienze di qualcun altro. Sentii che fu l’inizio reale del ritrovamento della mia voce poetica.
La perdita di mio figlio, però, è sempre presente nella mia visione poetica e, sempre presente nella mia vita.

Come ha influito la sua collaborazione con il poeta americano Stanley H. Barkan la sua visione come scrittore transatlantico?

Nel 2006, la casa editrice “Cross-Cultural Communications” di Stanley H. Barkan pubblicò il mio primo libro, “The Lizard Catchers”. Vince Clemente, professore e poeta americano con cui ero in corrispondenza dal 1997, mi suggerì di inviare una raccolta a Stanley. Nel 2008, Stanley organizzò il “Dylan Thomas Tribute Tour” in America, al quale partecipammo io e Aeronwy, la figlia poetessa di Dylan Thomas. Trascorremmo sei settimane lì, tenendo conferenze e letture poetiche da New York alla California, in luoghi prestigiosi come il Wellesley College di Boston e il National Arts Club di New York. La collaborazione con Stanley ampliò la mia visione come scrittore, poiché mi aprì nuovi orizzonti e scrissi molte poesie sulle esperienze vissute in America. Da allora ho tenuto letture e conferenze in vari stati, come al “Massachusetts Poetry Festival” e alla “World Affairs Conference” (Colorado). Dal 2010, ogni estate sono poeta residente a Big Sur, California, grazie alla poetessa e artista internazionale Carolyn Mary Kleefeld.

Il Galles ha un ricco patrimonio poetico. In che modo la sua identità nazionale e culturale influenza la sua opera creativa?

I primi poeti che lessi da ragazzo, quando avevo circa quattordici anni e avevo già deciso con determinazione di diventare poeta, erano gallesi: Edward Thomas, soprattutto Dylan Thomas, R. S. Thomas, Alun Lewis, Idris Davies e Leslie Norris. Divenni membro della Biblioteca Centrale di Swansea e un lettore appassionato di tutto ciò che riguardava la poesia. 
Sono cresciuto nella zona di Eastside Swansea, quindi non sono un parlante gallese. Ricordo solo una famiglia nel nostro vialetto che parlava il gallese. Tuttavia, negli anni ’80, ebbi la fortuna di incontrare il noto poeta di lingua gallese Alan Llwyd e diventammo grandi amici.
Ci incontravamo spesso in un pub per una birra e discutevamo di letteratura sia in gallese che in inglese. Sono sempre stato affascinato dalla musicalità della poesia, quindi discutevamo spesso del “cynghanedd”, una forma poetica rigorosa in lingua gallese. Alan mi insegnò molto su queste strutture. “Cynghanedd” significa più o meno armonia; e la sua descrizione semplificata è l’armonizzazione delle consonanti, delle rime e dei suoni. Alla fine insegnai alcuni aspetti del “cynghanedd” in lingua inglese in uno dei miei corsi di Letteratura Inglese e Scrittura Creativa presso il Dipartimento per l’Educazione Continua per Adulti dell’Università di Swansea, dove insegnai per 22 anni nel programma di laurea part-time, fino al mio pensionamento nel 2015. Ho inoltre tenuto conferenze in America e in Europa sull’uso del “cynghanedd” nella poesia in lingua inglese, in particolare nella poesia di Dylan Thomas. Per me è davvero un privilegio essere consapevole di questo aspetto della poesia gallese e poter utilizzare variazioni del “cynghanedd” in molte delle mie poesie.
La letteratura in lingua gallese e quella in lingua inglese si sono sviluppate principalmente su strade separate, ma con qualche viandante letterario occasionale, che conosce entrambe le lingue, che cammina sulla strada di fronte.
È stata la crescita consapevole del nazionalismo gallese negli anni ’60 e oltre a influenzare la letteratura in lingua inglese in Galles e, di conseguenza, gli scrittori che scrivevano in inglese, ad accrescere anche la conoscenza della letteratura in lingua gallese. Credo profondamente nell’importanza della sopravvivenza della lingua gallese. La morte di ogni lingua, di ogni dialetto, è una tragedia, perciò sostengo pienamente tutti gli sforzi per mantenere viva la lingua gallese.

Il suo libro “Il Fuoco nella Foresta” si rappresenta come un viaggio poetico nell’anima umana. Quale fiamma – musa nutre la sua poesia?

Credo che una poesia debba “cantare”, in un modo diverso dalla prosa ordinaria. “Celebro me stesso e canto me stesso”, scriveva il poeta americano Walt Whitman. La musicalità di una poesia, la combinazione dei suoni, può contribuire a ciò T.S. Eliot definiva: “La vera poesia può comunicare prima di essere compresa”.
Credo che ciò accada perché il poeta tocca qualcosa di fondamentale dentro di noi, il battito giambico che portiamo dentro, il ritmo stesso del nostro essere. Il poeta americano William Carlos Williams sottolineava: “Una poesia è questa:  “Una sfumatura di suono / che scorre con delicatezza / sopra una cascata di senso / … i dettagli / di una canzone che si risveglia / su un letto di suoni”.

Quindi, il senso della maestria è essenziale per me, insieme a ciò che voglio dire con una poesia. Mi interessa anche il canto implicito della vita, ciò che accade davvero sotto la superficie di ciò che chiamiamo realtà. Per citare Edward Thomas, uno dei miei poeti preferiti, vorrei“addentare il giorno fino al nocciolo”.

Mi ispira anche ciò che disse la poetessa americana Maya Angelou:

“Siamo più simili, amici miei, che diversi”.

Penso che il mio ruolo come poeta sia quello di trasmettere il bisogno reale della poesia nel tempo in cui viviamo, la sua importanza per il concetto di una società civilizzata e il “nutrimento dell’anima” che può offrire all’individuo. Un poeta, di fronte al dramma sulla pagina, “Dalla lotta con sé stesso nasce la poesia”, come diceva il poeta irlandese W.B. Yeats, cerca di creare una sorta di energia verbale, visiva e musicale, e di garantire una certa integrità, credibilità, nella voce che parla nella poesia, nei passi dello spirito. Un poeta devoto utilizzerà tutti gli strumenti poetici a disposizione per sollevare la poesia dalla carta. Ma come ha detto Seamus Heaney:
“La tecnica… non riguarda solo il modo in cui il poeta usa le parole, la gestione della lunghezza, del ritmo e della tessitura verbale; include anche una definizione del suo atteggiamento verso la vita, una definizione della realtà personale.”

Per me, “i scheletri” di una poesia arrivano in primis, una parola, una frase, un verso o un ritmo, di solito stimolati da un’osservazione, un’immagine o un pensiero, dopodiché, appena afferro il filo della poesia, comincio a pensare al suo corpo. Poi, dopo alcuni versi, so se sarà formale o informale. Se è formale, tutte le mie energie si concentrano nel modellarla nella struttura appropriata, come una sestina (strofa di 6 versi) o altro. Se è informale, mi approccio con lo stesso impegno. 
Infine, dopo molte versioni, una poesia spesso ha bisogno di essere abbreviata da parole, versi o idee superflue. R.S. Thomas ha detto che: “la poesia nella mente non è mai quella sulla carta”, e questo è molto vero. L’atto di scrivere una poesia è per me la parte più bella dell’essere poeta; mentre la pubblicazione, se avviene, è la ciliegina sulla torta.

Come è diventata la sua rivista letteraria “The Seventh Quarry Poetry” una media così importante a livello internazionale per poeti e scrittori?

Ho fondato la rivista “The Seventh Quarry” nel 2005 presso il Dylan Thomas Centre a Swansea. Quindi quest’anno segna il ventesimo anniversario sia della rivista che della casa editrice “The Seventh Quarry Press”. 
A ispirarmi è stato il mio editore di New York, Stanley H. Barkan, e la sua casa editrice interculturale Cross-Cultural Communications, che è internazionale. Volevo che la mia rivista fosse una piattaforma per poeti di tutto il mondo, per connetterli attraverso le sue pagine e mettere in luce l’umanità e la creatività che condividiamo. Volevo a tutti i costi costruire ponti tra poeti di diversi paesi, culture e lingue. 
Inizialmente Stanley incoraggiò molti poeti che conosceva e che aveva pubblicato lui stesso, a inviare poesie alla mia rivista. Inoltre, fino alla sua morte, il mio caro amico Vince Clemente, poeta e professore americano, è stato co-editore per l’America di “The Seventh Quarry”.
Il contributo di Vince in questo ruolo ha aggiunto una dimensione internazionale alla rivista. La ragione principale per cui ho iniziato a lanciare questa rivista, è stato il desiderio di restituire qualcosa alla poesia, che mi ha dato molto nel corso degli anni. È un lavoro che faccio con amore e da cui non ricavo alcun guadagno economico, ma mi dà enorme piacere mettere in luce poeti da tutto il mondo.

Quale ruolo ha avuto la traduzione nella diffusione della sua poesia e come vede la responsabilità di un poeta quando le sue opere vengono tradotte in molte lingue?

Le mie poesie sono state tradotte in più di venti lingue, tra cui: russo, serbo, francese, persiano, ebraico, turco, giapponese, catalano, tagalog (lingua filippina), tedesco, siciliano, slovacco, spagnolo, coreano, arabo, portoghese, bengalese, cinese, olandese, rumeno e gallese. Quattro dei miei libri sono stati tradotti in rumeno e pubblicati in Romania.
Inoltre, circa una dozzina di articoli sulla mia poesia sono stati pubblicati lì. Ho anche partecipato (come l’unico poeta britannico tra noti autori rumeni, serbi, croati e russi) a un libro di interviste e saggi pubblicato in Romania. 

“The Seventh Quarry Press” ha pubblicato un libro di racconti per bambini tradotti da tedesco e ha pubblicato un libro in bilingue di un noto poeta ceco. Altre pubblicazioni della mia casa editrice includono un’antologia di poeti indiani (di diversi dialetti), curata da Mandira Ghosh, un’antologia di poeti catalani tradotta e curata dalla Dr.ssa Kristine Doll, e un’antologia di poeti moldavi tradotta e curata dalla Dr.ssa Olimpia Iacob. Quando si tratta della traduzione delle mie poesie, non mi aspetto che un traduttore riproduca la struttura sonora nella sua lingua, (cosa che immagino sia impossibile), ma questo non significa che non possa creare un altro tipo di musica con l’essenza della mia poesia nella sua lingua. Accetto sempre che il traduttore possa vestire la mia “creatura” con abiti diversi. Alcuni traduttori, certamente, mirano a creare e poi pretendono di creare una nuova poesia dalla poesia originale. La mia unica preoccupazione quando vengo tradotto, è che il traduttore non cambi nulla del morale (il mio morale) in una mia poesia. Questo è il punto in cui deve esistere un ponte di fiducia tra il poeta e il traduttore. Infatti, il poeta consegna al traduttore i sussurri della propria anima. Mi rallegra il fatto che per alcuni traduttori questo processo possa essere più complesso e di conseguenza più profondo, più fluido, più arricchito. Come poeta, sono stato visitatore due volte in Serbia e anche poeta ospite in Romania. Insieme al mio editore di New York, Stanley H. Barkan, abbiamo organizzato due festival internazionali multilingue, che hanno coinvolto la partecipazione di poeti, scrittori, traduttori e drammaturghi al Teatro Dylan Thomas a Swansea, Galles. Recentemente, ho organizzato, insieme a Stanley H. Barkan, il Concorso Internazionale Multilingue di Scrittura Creativa “The Colour of Saying”, una celebrazione del centenario della nascita di Dylan Thomas, 1914 – 2014. Questo concorso ha coinvolto traduttori da tutto il mondo. Perciò, ribadisco: la traduzione è molto importante per me, sia come poeta che come editore. Come poeta, è un modo per avere lettori in altri paesi, cosa che non accade spesso con i miei libri pubblicati solo in inglese. Da giovane poeta, sono venuto a contatto con le opere di Lorca, Dante, Neruda, Rilke, Rimbaud, Baudelaire e altri, attraverso i libri tradotti in inglese. Erano veri tesori per me e mi hanno dato la possibilità di scoprire le visioni poetiche di questi grandi poeti. Per me, la traduzione è un modo per costruire ponti tra razze e culture diverse, cosa fondamentale in un mondo in cui molti vorrebbero bruciare questi ponti tra di noi. Perciò penso che la responsabilità di un poeta fortunato a essere tradotto in una o più lingue sia, quando possibile, quella di mettere in luce il mondo letterario di quell’altra cultura, cosa che cerco di fare attraverso la rivista “The Seventh Quarry”.

Come poeta impegnato per la pace e il dialogo culturale, come percepisce il potere della poesia in un mondo sempre più diviso?

Il poeta della Prima Guerra Mondiale, Wilfred Owen, disse: “Tutto ciò che un poeta può fare oggi è avvertire. Per questo i veri poeti devono essere sinceri.”
Il poeta irlandese Seamus Heaney, cresciuto durante i conflitti in Irlanda, una volta disse: “…nessuna lirica ha mai fermato un carro armato.” Anche John Keats disse:
“Cosa puoi fare tu, o tutta la tua stirpe, per il grande mondo?  Tu sei un essere sognatore.”

Quindi, come poeta sento di essere tra queste affermazioni. Sono consapevole del mio dovere di sollevare discussioni su temi specifici, ma anche dei limiti di ciò che la poesia può fare per la maggior parte delle persone. Allo stesso tempo, spesso provo un grande pessimismo.
Il materialismo sembra corrodere la nostra salute mentale, ci inganna facendoci non voler vedere il danno che stiamo realmente causando. Dobbiamo cercare di fare qualcosa per le generazioni future, per i nostri nipoti, i loro figli e oltre. Per ottenere cambiamenti, penso che dobbiamo esaminare tutta questa questione del materialismo, questo approccio da “rapido nutrimento” verso tutto, questa mentalità del “lo voglio, quindi lo devo avere”.
Forse l’umanità raggiungerà una soglia che non potrà essere ignorata, una catastrofe naturale o causata dall’uomo stesso che vorrà fermare tutto e obbligherà un vero cambiamento.
Penso che a volte, specialmente nella poesia, quando la politica entra dalla porta, la poesia esce dalla finestra. Alcuni poeti finiscono a “battere un tamburo politico” e la poesia ne soffre. Tuttavia, prima di tutto sei un essere umano e poi un poeta. Quindi, la poesia come forma di protesta è essenziale. Come padre e nonno, non potrei non essere preoccupato per ciò che sta accadendo nel mondo.

Uno dei corsi universitari che ho tenuto si chiamava “Il racconto degli anni Trenta: la poesia di W.H. Auden, Stephen Spender, Cecil Day-Lewis e Louis MacNeice”. Trattava le due ideologie politiche di quel periodo e le reazioni dei quattro poeti ai tempi oscuri degli anni Trenta. Attualmente, nel mondo occidentale si sta combattendo una battaglia ideologica in politica e la situazione sta diventando molto grave. In passato sono stato cauto nelle dichiarazioni “politiche”. La mia poesia “Il serpente”, ad esempio, parla di come la paura possa crescere fino a far scomparire la logica e la ragione. All’epoca pensavo a come politici e media usino la paura per spaventare le persone verso “l’altro”, le loro vittime scelte.
Per quanto riguarda la domanda se la poesia possa portare cambiamento, possiamo solo sperare che qualcosa di quella che si può chiamare letteratura “politica”, prodotta da poeti e scrittori, riesca a penetrare nella vita delle persone. Tuttavia, molte persone sembrano essere troppo occupate con le distrazioni tecnologiche che vengono loro costantemente offerte. Distrazioni tecnologiche che le allontanano dal mondo reale e dai grandi problemi che affrontiamo come esseri su questo bellissimo pianeta. 

Sì, io credo che la Terra sia ancora un pianeta bellissimo e che abbia molto potenzialità per creare uguaglianza, una vita dignitosa e un futuro pieno di speranza per tutti, se solo cominciassimo a pensare di invertire la nave fatale del materialismo immediato, e di concentrarci sulla costruzione di un mondo migliore per tutti. Come disse John Lennon, “Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono l’unico.” Speriamo che i sognatori aumentino in ogni nuova generazione che arriva.
La poesia di W. H. Auden, “Epitaffio per un tiranno”, è importante oggi quanto lo era nel 1939, e questo dimostra la forza e l’effetto duraturo di una buona poesia. Quando sono veramente disperato da questa “epoca dell’ansia”, (citando Auden), penso a un verso di Dylan Thomas: “Questa è la terra. Abbiamo fede.”

Di fronte al denaro e alla politica, due divinità stabili del potere e dell’adorazione, la poesia può sembrare impotente e irrilevante. Ma io credo che, come esseri fatti di carne e ossa legati al tempo, sentiremo sempre qualcosa che va oltre noi, qualcosa di più grande, un sentore di eternità, e così cercheremo sempre le vere ragioni della vita. Questo, per me, è il ruolo della poesia. Anche i non poeti tornano alla poesia, sia attraverso altri o con i propri sforzi, nei tempi di lutto, della guerra e di grandi catastrofi.
Sono le parole, non i soldi o le ricchezze, che cantano in quei momenti. 
“Le parole sono la droga più potente, conosciuta dall’umanità”, scrisse Rudyard Kipling.
La poesia è un modo per assicurare che le parole e il linguaggio conservino il loro vero valore, le loro qualità di connessione e ricerca.

Qual è stata la sfida più grande nel suo percorso come drammaturgo, e come vive la trasformazione del verso poetico in scena?

Penso che il teatro sia molto importante, necessario e indispensabile.
Senza dubbio è un’arena dove si può “imparare” qualcosa, sollevare domande sull’umanità, la politica, lo stato del mondo, ecc. Oltre alle aule e alle sale conferenze, dove altro abbiamo la possibilità di confrontarci con un grande pubblico su questioni che davvero contano? Certo, il pubblico deve essere intrattenuto e non si può essere troppo didattici, perché questo spesso allontana gli spettatori, ma possiamo pure concentrarci sulle ombre della nostra vita, nelle profondità di ciò che chiamiamo realtà, mettendo in luce la verità senza tempo.
Possiamo aprire ferite sociali nascoste dai media e dai giornali, e trattare temi seri con sincerità, personali o universali.
Attualmente sto lavorando a un’opera per un gruppo di voci, intitolata “Voci da Oltre i Titoli.” Attraverso poesie individuali, quest’opera esplora la guerra, specialmente le vittime, l’estremismo politico e il modo in cui noi umani danneggiamo non solo l’ambiente, ma anche lo spirito di ciò che significa essere umani. È proiettata per il palcoscenico e utilizzerà fotografie su schermo e musica intermittente. Secondo W. H. Auden, viviamo in un “decennio basso e infedele” e, sempre secondo lui, in “un’epoca d’ansia.”

Credo che il teatro possa e debba confrontarsi con questa oscurità sociale e politica, così come con le gioie e le sofferenze dell’essere umano. 
C’è una somiglianza con ciò che può fare la poesia. In effetti, sono un ammiratore del dramma in versi, e ne ho scritto tre, tra cui “Il Fuoco nella Foresta”.
Nella mia dramma in versi, cerco di coinvolgere e toccare le persone con alcuni “trucchetti” della poesia, come il ritmo e la tessitura dei suoni. Il grande poeta e drammaturgo spagnolo Federico Garcia Lorca ha avuto un’influenza significativa su di me. Penso che la sfida, per me e per chiunque provi, a scrivere un dramma in versi, sia attirare il pubblico con una narrazione interessante, dialoghi e personaggi, così che la musicalità, la magia della poesia (ora rara nel teatro moderno), appaia naturale anche agli spettatori contemporanei.

Con tanti premi e riconoscimenti internazionali, come riuscite a mantenere la vostra voce autentica e la semplicità dell’espressione?

Ho desiderato essere poeta fin da giovane. Da ragazzo, mi piaceva sedermi su Kilvey Hill, una piccola collina montuosa che dominava la fila di case dove sono cresciuto con i miei nonni gallesi a Eastside Swansea, e sognavo di diventare poeta. Quindi, la scrittura per me è tutto. Senza di essa, la mia vita sarebbe un’esperienza meno intensa. Un foglio bianco e una penna sono per me come una grande foresta per un uomo in fuga, un’avventura un po’ spaventosa. Mi piace il trambusto incerto di una poesia nella mente: una parola, un’espressione, un’osservazione, un ritmo, il modo in cui tutto viene messo da parte per concentrarsi a modellare qualcosa, eliminando tutto ciò che non è poesia, finché prenderà forma su quel foglio di carta che forse rimarrà per sempre. Mi piace ancora di più quando un’idea per un dramma prende forma nella mia mente. Inizio con le annotazioni di base sulla trama, i tipi di personaggi, quanti atti ci saranno, quante scene in ogni atto, e così via. Io convivo con i personaggi, le loro personalità e il contributo che danno allo sviluppo della trama e il clima del dramma. Prendo appunti su ogni personaggio, come età, sesso, professione, ecc. Provo le stesse emozioni quando lavoro a un libretto d’opera, anche se un libretto è molto più condensato di un dramma teatrale. Ho scritto tre libretti per la nota compositrice lussemburghese Albena Petrovic Vratchnanska, i quali sono stati messi in scena in Europa. 

Perciò ammetto che premi e riconoscimenti sono magnifici, ma l’atto fisico della scrittura è la cosa più importante e tale rimane per me.
Mantenere la voce poetica e creativa autentica è senza dubbio l’obiettivo principale. Spero sempre di connettermi e comunicare con il lettore, quindi la semplicità nell’espressione è un elemento importante per raggiungere questo scopo. Una volta che una poesia è pubblicata, si spera che riesca a toccare qualcuno, mantenendo la sua attenzione per tutta la “conversazione” che instaura.

Se dovessi dare un messaggio alla nuova generazione di poeti, quale sarebbe il più importante?

Prima di tutto, ritornerei alla tua domanda precedente sulla conservazione della voce autentica. Suggerirei ai giovani poeti di impegnarsi a sviluppare e preservare la propria voce poetica individuale. Di osservare il mondo, quello che li circonda, attraverso i propri occhi. Li incoraggerei a leggere poesia: poeti del passato, poeti noti e poeti contemporanei; così come a leggere biografie di innumerevoli poeti, per vedere come altri hanno vissuto la vita poetica, con i loro successi e fallimenti nel mondo letterario. Dovrebbero cercare di abbonarsi a riviste di poesia e acquistare libri di poesia, per sostenere chi cerca di mantenere la poesia come mezzo importante in un mondo sempre più tecnologico, e che lotta anche contro il degrado linguistico causato da tabloid, media e social network. Infine, suggerirei loro di imparare quanto più possibile sull’arte della poesia e di usare tutto ciò che può servire loro come poeti. La poesia è un’evocazione. Li incoraggerei a prenderla sul serio, così come il ruolo del poeta. Se una loro poesia riesce a connettersi anche con un solo lettore, avranno davvero raggiunto qualcosa, costruendo un ponte di comunicazione con un altro essere umano. Infine, avere immaginazione, ispirazione e il desiderio di diventare poeti è una benedizione, quindi godetevi il vostro viaggio con vostri alti e bassi come poeti.

La ringrazio per il suo vostro prezioso tempo che ha dedicato a quest’iintervista.

Grazie a Lei Angela e a tutti i lettori!

PETER THABIT JONES – GRAN BRETAGNA

Peter Thabit Jones è nato in Galles ed è stato cresciuto dai nonni materni. È autore di sedici libri, alcuni dei quali sono stati ristampati e quattro pubblicati in Romania. Le sue opere sono state tradotte in oltre venti lingue.

Nel marzo 2008, l’editore americano di Peter, Stanley H. Barkan, ha organizzato un tour di letture poetiche di sei settimane per Peter e la figlia di Dylan Thomas, Aeronwy. I due hanno tenuto letture e laboratori da New York alla California, in molte università e prestigiosi centri artistici. Peter è anche coautore, insieme ad Aeronwy, del “Dylan Thomas Walking Tour of Greenwich Village”, citato nell’”Encyclopedia of New York City” (Seconda Edizione).

È stato invitato in Serbia nel 2006 dall’Associazione degli Scrittori Serbi per partecipare al 43º Incontro Internazionale degli Scrittori a Belgrado. È stato poeta ospite in Romania nel 2008 e 2009, dove ha tenuto letture e laboratori di poesia presso college e università.

Ha risieduto a Big Sur, California, nell’estate del 2010 come scrittore in residenza, tornando poi ogni estate dal 2011 al 2025 per ulteriori residenze estive.

Peter ha partecipato a numerosi festival e conferenze negli Stati Uniti e in Europa, tra cui la “World Affairs Conference” in Colorado nel 2009; le conferenze NEMLA (Boston 2013, Pennsylvania 2014 e Toronto 2015); e il “Massachusetts Poetry Festival”. Ha anche organizzato il progetto “Visiting American Students/Dylan Thomas in Wales” con il Knox College (USA) nel 2010, un Festival Internazionale di Poesia nel 2011 e un Festival di Teatro nel 2012 presso il “Dylan Thomas Theatre” di Swansea. Questi ultimi due eventi facevano parte di una collaborazione continua con “Cross-Cultural Communications”, New York.

Nel 2014 ha partecipato a numerosi eventi del DT100 nel Regno Unito e negli Stati Uniti, in occasione del Centenario della nascita di Dylan Thomas. In quell’occasione sono stati lanciati sia il libro che l’app per smartphone “The Dylan Thomas Walking Tour of Greenwich Village, New York”. L’app è stata presentata dall’allora Onorevole Carwyn Jones, Primo Ministro del Galles, accompagnato da Peter e da Hannah Ellis, nipote di Dylan Thomas, a New York.

Peter è stato anche co-organizzatore di un Concorso Internazionale di Scrittura Creativa Multilingue dedicato a Dylan Thomas e organizzatore del “Dylan Thomas Centenary Quotations Trail presso il National Waterfront Museum di Swansea.
Il suo breve dramma “The Poet, the Hunchback, and The Boy”, basato sulla poesia “The Hunchback in the Park” di Dylan Thomas, è disponibile in formato DVD. L’opera ha fatto parte delle celebrazioni per il Centenario del Dylan Thomas Theatre di Swansea. Il dramma è stato interpretato da attori teatrali presso il National Waterfront Museum di Swansea e al The Welsh Centre di Londra, nel maggio 2013.

Peter è fondatore e Direttore di The Seventh Quarry Swansea Poetry Magazine, rivista che pubblica poesie, traduzioni, interviste e articoli da tutto il mondo, insieme alla casa editrice The Seventh Quarry Press, che pubblica libri internazionali di poesia, prosa e arte.

La sua poesia “Kilvey Hill” è stata inserita in modo permanente in una vetrata artistica presso la Saint Thomas Community School di Swansea nel 2007.

Nell’aprile 2014 è stato nominato membro della “Phi Sigma Iota Society”, presso la Salem State University, Massachusetts, per il suo contributo alla letteratura e alla traduzione letteraria.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti prestigiosi: l’Eric Gregory Award for Poetry (The Society of Authors, Londra), il Society of Authors Award, il Royal Literary Fund Award (Londra) e un premio del Arts Council of Wales. Ha inoltre vinto diversi concorsi poetici nazionali e internazionali. Nel 2016 ha ricevuto il Ted Slade Award for Service to Poetry dal The Poetry Kit (UK), lo Shabdaguchha Poetry Award (USA, 2017) e l’Homer: European Medal for Art and Poetry (2017).

La sua poesia “Lament for Soldiers of the First World War” è presente nel film “Bells on the Western Front”, diretto e prodotto da Franco DeMarco (Holly Tree Productions). Il film ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui il Primo Premio al “Wales International Film Festival” (2017) e il titolo di “Best Feature Film” dall’Eastern Europe Film Festival (2022).
La poesia è stata anche pubblicata nel libretto ufficiale della cerimonia d’inaugurazione della scultura commemorativa dedicata ai soldati di Eastside Swansea caduti nella Prima Guerra Mondiale, situata presso il ponte Tawe a Swansea. Il suo dramma “The Fire in the Wood”, dedicato allo scultore californiano Edmund Kara, noto per la sua scultura di Elizabeth Taylor nel film “The Sandpiper”, ha debuttato all’Actors Studio di Newburyport, in Massachusetts, nell’aprile 2017, e successivamente alla Henry Miller Library e al Carl Cherry Center in California, tra maggio e giugno 2018.

Il suo dramma in versi “The Boy and the Lion’s Head” è stato messo in scena durante lo Swansea International Festival of Music and the Arts nel 2018. Una lettura integrale del suo dramma “Under the Raging Moon/One Night with Dylan Thomas in Greenwich Village”, si è tenuta nella casa natale di Dylan Thomas nel dicembre 2022; un’altra lettura integrale è stata parte del Swansea Fringe Festival 2023.

Un ritratto di Peter, realizzato dall’artista nativo americano David Bunn Martine, è esposto permanentemente presso “The Poetry Place” a Long Island, USA.
Il suo libretto d’opera da camera”Ermesinde’s Long Walk”, per la compositrice Albena Petrovic Vratchanska, ha debuttato alla Philharmonie Luxembourg nel 2017. Il suo libretto per orchestra completa “Love and Jealousy”, scritto con Svetla Georgieva, è stato presentato in anteprima alla National Opera House di Stara Zagora, Bulgaria, nel maggio 2018. “Ermesinde’s Long Walk” è stato successivamente messo in scena anche alla National Opera House di Stara Zagora (dicembre 2018), al “Spaziomusica Project” a Cagliari, Italia (2023), e al “Sofia Music Weeks” in Bulgaria (giugno 2025). “Love and Jealous” ha debuttato anche al Théâtre National Du Luxembourg nel dicembre 2019.

“La sezione “The Silence Between Us””, tratta da “Love and Jealousy” e interpretata nel giugno 2021 nella “Chamber Hall” in Bulgaria, ha vinto il premio “Eternal Music 2021” dal canale televisivo bulgaro Вечната Muzika (Channel 1) ed è stato proclamato “Evento dell’anno 2021” dalla televisione nazionale bulgara. La stessa sezione è stata eseguita al “Foyer Européen” di Lussemburgo nel gennaio 2025.
Una nuova opera, “World of Dreams, con libretto di Peter e musica di Albena, ha debuttato al Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto di Sofia (Bulgaria) nel giugno 2023. Peter è citato nel libro “My Opera World”, dedicato alle opere di Albena, pubblicato da “Loctanphare Editions” (Francia, 2023). Due dei suoi testi sono presenti nel CD di Albena del 2024 “Sanctuary / Melodies for Voice and Piano”, edito da Naxos Records.

www.peterthabitjones.com


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