Basilicata: «Non va tutto bene»


Campo di grano

Per il Ministro Lollobrigida in Basilicata va tutto bene. È davvero così?

«Bene gli invasi, ma la Basilicata disperde in rete il 65,5 per cento dell’acqua, il dato peggiore d’Italia, e il grano si vende sotto i costi di produzione da mesi. Il ministro Lollobrigida convochi il tavolo di crisi che il mondo agricolo lucano chiede invano dall’11 giugno».

«Ho seguito con attenzione la giornata lucana del ministro Lollobrigida: il sopralluogo alla diga di Montecotugno e il dibattito a Maratea sull’agricoltura come volano di sviluppo. Non discuto il valore dell’infrastruttura. L’invaso di Senise sostiene da oltre mezzo secolo l’agricoltura di due regioni e ogni metro cubo in più di capacità è benvenuto. Discuto ciò che in quella giornata non è stato detto, perché è lì che si misura la distanza tra la rappresentazione e la realtà».

Nei giorni precedenti la visita, l’Ufficio Studi della Cgia, elaborando gli ultimi dati Istat disponibili, ha certificato che la Basilicata disperde circa il 65,5 per cento dell’acqua immessa in rete: il dato peggiore d’Italia, contro una media nazionale intorno al 42 per cento. Potenza è ultima tra i 109 capoluoghi di provincia, con il 71 per cento. In termini concreti sono 341 litri sprecati ogni giorno per abitante sui 520 immessi, quasi ottanta milioni di metri cubi perduti ogni anno, con un danno stimato in 189 milioni di euro. A Senise si è festeggiato un incremento di capacità di 120 milioni di metri cubi; la rete a valle ne disperde ottanta ogni anno. Nessun piano di invaso regge questa aritmetica.

«Chiedo perciò al ministro e alla Regione di chiarire quale quota dei 147 milioni della Cabina di regia sulla crisi idrica sia destinata alle reti di distribuzione e alla loro manutenzione, e non soltanto alle opere di raccolta».

«A Maratea si è parlato di agricoltura come volano di sviluppo. Nei campi quel volano gira al contrario. L’Ismea certifica per il Sud — Puglia, Sicilia e Basilicata — un costo medio di produzione del grano duro superiore ai 318 euro a tonnellata. L’ultimo listino della Commissione Unica Nazionale, pubblicato il 13 luglio, colloca il grano duro fino proteico del Sud tra i 278 e i 283 euro a tonnellata. Anche restando sulla qualità migliore, ogni tonnellata raccolta lascia una perdita di 35-40 euro, prima di qualsiasi aiuto comunitario. Per un’azienda media da cinquanta ettari, con la resa di 3,68 tonnellate per ettaro certificata da Ismea per il Sud, significa chiudere la campagna con un passivo compreso tra 6.400 e 7.400 euro».

«Non parliamo di un comparto marginale. In Basilicata i cereali occupano 159 mila ettari, oltre 115 mila dei quali a grano duro, con più di ventitremila aziende e un valore che supera gli 81 milioni di euro. È la materia prima della pasta e del Pane di Matera. A tutto questo si sommano costi energetici e dei mezzi tecnici che non accennano a diminuire. Anche sul pomodoro da industria il quadro non è migliore. Per il bacino Centro-Sud, che comprende il Metapontino, l’accordo tra industria e organizzazioni dei produttori è arrivato solo a ridosso della raccolta, come reso noto dalla Cia Basilicata: 140 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 150 per il lungo, rispettivamente 7,50 e 5 euro in meno rispetto al 2025. Un accordo esiste, ma su cifre in calo per il secondo anno consecutivo, mentre al Nord il prezzo si è fermato a 134 euro netti, terzo ribasso consecutivo dai 150 euro del 2024. La tenuta economica delle aziende resta senza risposte».

«Di fronte a questi numeri, il 7 giugno il coordinatore della Cia di Lavello, Donato Vito Garofalo, ha chiesto l’apertura di un tavolo nazionale di crisi per il comparto cerealicolo e del pomodoro da industria, sul modello di quanto già avvenuto per l’olio extravergine d’oliva. L’11 giugno le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri hanno rilanciato la richiesta chiedendo la convocazione immediata di un tavolo regionale sul prezzo del grano e del pomodoro, la promozione di un tavolo nazionale presso il Ministero e l’individuazione di risorse regionali dedicate al reddito dei cerealicoltori lucani. A quarantadue giorni di distanza, nessuna di queste richieste ha avuto seguito».

«Il ministro conosce bene lo stato dell’agricoltura lucana. L’11 aprile l’assessore regionale all’Agricoltura, Carmine Cicala, aveva votato contro il bilancio 2026-2028 in Giunta, giudicando insufficienti i quattro milioni aggiuntivi stanziati rispetto ai tredici richiesti dal suo assessorato. Lo strappo si è ricomposto il 21 aprile, con un video pubblicato sulla pagina dell’assessore nel quale lo stesso ministro Lollobrigida annunciava ulteriori risorse per l’agricoltura lucana. Da allora la Regione ha avviato il Tavolo Verde su credito e bandi del CSR, l’iter per l’IGP Pasta di Matera e le declaratorie di calamità per siccità e maltempo. Iniziative utili, ma nessuna affronta il nodo del prezzo del grano».

«C’è infine una contraddizione che riguarda direttamente il Governo. L’esecutivo rivendica il proprio ruolo nella definizione delle clausole di salvaguardia dell’accordo Ue-Mercosur, un meccanismo destinato a intervenire qualora le importazioni superassero determinate soglie. La crisi del grano e del pomodoro lucani, però, è attuale e strutturale. Non nasce dal Mercosur e non può essere risolta da una clausola di salvaguardia. Serve un tavolo, non un comunicato».

«Depositerò un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura per chiedere la convocazione, senza ulteriori rinvii, del tavolo di crisi nazionale sul grano duro e sul pomodoro del Centro-Sud. Mi aspetto che anche la Giunta regionale accompagni finalmente questa richiesta, invece di limitarsi agli onori di casa. Le comunità del Senisese custodiscono da mezzo secolo l’acqua di una parte importante del Mezzogiorno e meritano più di una giornata di riflettori. Gli agricoltori lucani non chiedono passerelle: chiedono di poter vivere del proprio lavoro. L’acqua che si celebra a monte deve arrivare ai campi senza perdersi lungo la rete, e i campi devono tornare a produrre reddito. Tutto il resto è cerimonia».

On. Arnaldo Lomuti
Deputato M5S

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 Redazione Corriere PL

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