Maxi multa ad AliExpress per i prodotti illegali


Cinquecentocinquanta milioni di euro: è questa la cifra della multa stabilita dalla Commissione europea nei confronti di AliExpress, la piattaforma di e-commerce del gruppo Alibaba, al termine di un’indagine avviata nel marzo 2024. Al centro del procedimento, la gestione carente dei prodotti illegali, non sicuri o contraffatti in vendita sul celeberrimo marketplace online: capi d’abbigliamento dai marchi falsificati, giocattoli privi dei requisiti di sicurezza minimi richiesti per la vendita in Unione Europea, cosmetici dai componenti pericolosi per la salute, che risulterebbero rimasti online per settimane nonostante le segnalazioni. Si tratta della sanzione più elevata mai irrogata dall’entrata in vigore del Digital Services Act (DSA), la normativa europea sui servizi digitali applicabile dal febbraio 2024 e che ha lo scopo principale di regolamentare l’operato delle grandi corporation tecnologiche che forniscono appunto servizi digitali.

L’opinione di Bruxelles: pessima gestione dei rischi, la piattaforma non ha protetto i consumatori

Secondo Bruxelles, AliExpress non ha rispettato l’obbligo, previsto dal DSA, di valutare con diligenza i rischi legati alla diffusione di prodotti illegali attraverso i propri servizi. Le criticità individuate riguardano più aspetti dell’organizzazione interna della piattaforma.

L’azienda avrebbe, per esempio, sopravvalutato l’efficacia dei propri strumenti di individuazione e rimozione dei contenuti illeciti, senza considerare in modo realistico lo squilibrio tra il numero di moderatori umani a disposizione e la mole di prodotti da controllare. Un’altra criticità riguarda la pubblicità e i sistemi di raccomandazione della piattaforma: i test condotti dai servizi della Commissione avrebbero mostrato che numerosi articoli illegali venivano proposti o pubblicizzati agli utenti prima di essere rimossi dal catalogo.

Nella propria valutazione dei rischi, AliExpress avrebbe fatto affidamento su un unico parametro quantitativo, giudicato inadeguato a misurare la reale capacità del sistema di moderazione di prevenire il ritorno di prodotti illegali sotto forme simili. Anche su questo punto, i test della Commissione avrebbero confermato la persistenza di un volume elevato di articoli vietati sulla piattaforma. Oltre alla fase di valutazione, Bruxelles contesta ad AliExpress l’adozione di misure poco efficaci per contenere i rischi individuati.

I meccanismi di individuazione dei prodotti illegali avrebbero funzionato in modo inadeguato, lasciando circolare per diverse settimane articoli potenzialmente pericolosi. A ciò si aggiunge un’applicazione carente della politica sanzionatoria verso i venditori: alcuni negozi, pur già sanzionati per aver messo in commercio prodotti vietati, avrebbero continuato a operare sulla piattaforma.

Nel mirino anche i controlli di conformità, che sarebbero risultati vulnerabili a una pratica diffusa tra alcuni commercianti, ovvero l’inserimento intenzionale dei prodotti in categorie merceologiche sbagliate, così da beneficiare di requisiti meno rigidi ed eludere le verifiche prima della pubblicazione degli annunci.

C’è infine il problema dei prodotti contraffatti, i quali rappresentano, secondo la Commissione, un rischio particolarmente rilevante sulla piattaforma. Il sistema di “autorizzazione del marchio”, pensato proprio per bloccare la vendita di prodotti falsificati, si sarebbe rivelato privo delle risorse necessarie per un corretto funzionamento, permettendo a numerosi articoli contraffatti di restare in vendita a lungo. La commissaria europea per il digitale Henna Virkkunen ha collegato questo fenomeno a una concorrenza sleale nei confronti delle imprese che investono regolarmente in design, test di sicurezza e innovazione, costrette a competere con prodotti che aggirano questi stessi investimenti.

Il Digital Services Act in azione: così l’Unione Europea può riscuotere la multa da Aliexpress ed esigere qualità dai rivenditori online

Il DSA consente alla Commissione di comminare multe fino al sei per cento del fatturato annuo globale del gruppo di appartenenza, in questo caso Alibaba, il cui fatturato considerato ai fini del calcolo ammonta a circa 120 miliardi di euro. Pur rappresentando la sanzione più alta mai applicata in base a questa normativa, i 550 milioni di euro restano dunque ben al di sotto del tetto massimo previsto, superiore ai sette miliardi di euro, come precisato da un funzionario europeo. Nel determinare l’importo, la Commissione ha considerato la natura e la durata delle violazioni, protrattesi almeno fino a giugno 2025, insieme ad alcune circostanze attenuanti, tra cui la relativa recente introduzione del regolamento stesso.

Il caso AliExpress segue di pochi mesi quello di Temu, altro marketplace cinese, sanzionato per 200 milioni di euro sempre per la vendita di prodotti illegali: la Commissione aveva ritenuto altamente probabile che i consumatori europei si imbattessero in articoli non conformi sulla piattaforma.

Il boom dei marketplace asiatici in Europa

I rivenditori online asiatici stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante in Europa. Accanto ad Amazon, che domina ancora il mercato dell’e-commerce, piattaforme come Temu, Shein e AliExpress stanno guadagnando quote crescenti nel commercio elettronico continentale: nel secondo trimestre di quest’anno hanno raggiunto il 5,3% del fatturato online in Germania, un valore mai toccato prima, secondo i dati dell’Associazione federale tedesca per l’e-commerce e la vendita per corrispondenza. Il prezzo contenuto resta il principale fattore di attrattiva per i consumatori. Parallelamente, il volume crescente di pacchi provenienti dall’estero ha spinto l’UE a introdurre, da questo mese, una tassa di tre euro per ogni spedizione con un valore della merce fino a 150 euro, come misura di contenimento delle importazioni a basso costo.

Che cosa succede adesso?

Il procedimento nei confronti di AliExpress aveva già registrato un passaggio significativo il 18 giugno 2025, quando la Commissione aveva accettato e reso vincolanti alcuni impegni proposti dall’azienda su meccanismi di segnalazione, trasparenza pubblicitaria e sistemi di raccomandazione. Quegli impegni, riguardanti in particolare i prodotti illegali come farmaci e integratori alimentari, non coprivano però gli aspetti relativi alla valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, su cui la Commissione aveva contestualmente adottato le proprie constatazioni preliminari.

AliExpress ha ora tempo fino al 20 ottobre 2026 per presentare a Bruxelles un piano d’azione correttivo, che dovrà definire le misure per porre rimedio alle violazioni riscontrate. Il Comitato europeo per i servizi digitali disporrà di un mese, dalla ricezione del piano, per esprimere il proprio parere; la Commissione avrà poi un ulteriore mese per adottare la decisione definitiva e fissare un termine per l’attuazione delle misure. In caso di collaborazione giudicata insufficiente da parte dell’azienda, l’UE si riserva la possibilità di applicare sanzioni pecuniarie periodiche, mentre il dialogo tra Bruxelles e la piattaforma resta aperto in vista del pieno rispetto del Digital Services Act.


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 Redazione Il Mitte

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