Si è conclusa domenica 19 luglio, con il concerto della BandaBrian in Piazza Fondi a Treschè Conca, la ventunesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro promosso dal Comune di Roana. Dieci giorni e oltre trenta appuntamenti hanno attraversato le sei frazioni del Comune, tra escursioni, concerti, laboratori, incontri culturali e le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del gemellaggio con Velden, che hanno caratterizzato il weekend inaugurale.
«Il senso di Hoga Zait non è semplicemente ricordare il nostro passato: è farlo vivere», spiega l’assessore al Turismo del Comune di Roana, Marzia Rigoni. «Vogliamo che chi arriva qui possa conoscere la cultura cimbra non solo leggendo un libro o visitando un museo, ma vivendo un’esperienza, attraverso le escursioni, i laboratori per i più piccoli, gli spettacoli musicali e tutte le attività che il festival propone».
«L’edizione di quest’anno di Hoga Zait ha confermato come la cultura cimbra, oltre a essere uno dei tratti più distintivi della nostra cultura locale, diventi un’importante occasione di collegamento con altre realtà, come la montagna trentina, la montagna veronese e la Baviera», dichiara Alessio Fabris, assessore alla Cultura del Comune di Roana. «In particolare, la presenza degli amici bavaresi di Velden ha dato a questa edizione del festival una dimensione internazionale, che in futuro potrebbe estendersi anche ad altre iniziative comuni».
Trent’anni di Zelighen Baiblen: la comunità che si racconta
Tra gli appuntamenti più attesi della chiusura, il grande spettacolo fiabesco delle Zelighen Baiblen ha richiamato un pubblico foltissimo, confermandosi come uno degli eventi più seguiti dell’intera rassegna. Quest’anno ha inoltre raggiunto un traguardo particolare: trent’anni di messa in scena, dal debutto avvenuto nel 1996.
A raccontarlo è il regista Moreno Corà: «Sono trent’anni di spettacolo. È nato nel ’96 per puro tentativo ed è diventato un momento che unisce la tradizione cimbra al teatro, ai giochi di luce, a un mondo di favola che rischia di andare perso in una società frenetica».
Più di trenta figuranti del paese, dai bambini che interpretano gli gnomi agli adulti impegnati nei ruoli principali, affiancano ogni anno quattro attori professionisti e due performer circensi. Una partecipazione che, nel tempo, è diventata essa stessa tradizione.
«Alcuni dei figuranti più grandi hanno iniziato da bambini, negli anni Novanta, nei panni degli gnomi: oggi sono genitori e i loro figli sono gli gnomi di oggi», racconta Corà. «È un modo, attraverso la messa in scena, per ricordare: gli attori vengono tutti da qui, è uno spettacolo del paese, un modo attraverso il quale la comunità ricorda le proprie origini».
L’edizione di quest’anno è stata dedicata alla memoria di Thierry Parmentier, artista che aveva preso parte alle passate edizioni di Hoga Zait.
Il territorio scoperto a piedi
Le escursioni guidate del percorso “Ista gabést an bòtta”, curate da Asiago Guide, hanno accompagnato ogni mattina i partecipanti tra le frazioni, intrecciando leggende, geografia e mestieri antichi lungo i sentieri dell’Altopiano.
Sono state, secondo Marzia Rigoni, tra le proposte più apprezzate dell’edizione: «Custodire la nostra identità cimbra significa offrire un patrimonio di tradizioni, lingua e rispetto per la natura che arricchisce chiunque vi entri in contatto. Il messaggio che vogliamo promuovere è un’esperienza di condivisione autentica, dove l’ospite non è un semplice spettatore, ma viene accolto all’interno di una storia comune».
Le camminate hanno permesso di riscoprire luoghi, storie e antiche vie di collegamento, restituendo attraverso l’esperienza diretta il rapporto tra la comunità cimbra e il paesaggio nel quale si è sviluppata. L’affluenza è stata tra le più alte registrate nelle diverse edizioni del festival.
Tra ricerca e divulgazione: l’Istituto di Cultura Cimbra
Il festival ha riservato uno spazio specifico anche alla ricerca e alla divulgazione, ospitate negli ambienti dell’Istituto di Cultura Cimbra.
Gli incontri culturali della rassegna hanno approfondito la storia e la linguistica di una minoranza che continua a essere oggetto di studio: dalla presentazione dei libri di Sergio Bonato alla conferenza del professor Luca Panieri, dell’Università IULM di Milano, dedicata alla lingua cimbra di Roana, Luserna e Giazza.
«Contrariamente a ogni pericolo di campanilismo, il cimbro ci spinge e ci unisce ai popoli d’Europa», scriveva Sergio Bonato. È una frase che il presidente dell’Istituto, Maurizio Zovi, ha richiamato durante la cerimonia per il cinquantesimo anniversario del gemellaggio, ricordando come la lingua cimbra continui ancora oggi a creare relazioni tra territori e comunità.
Le voci e i suoni della tradizione
La musica ha attraversato l’intero festival, in un percorso che dal folk rock è arrivato alla polifonia corale, fino al ritorno alle radici popolari della giornata conclusiva.
A Roana si è esibita la band trentina The Rumpled, con un suono che intreccia folk irlandese, rock e sonorità delle Dolomiti. A Camporovere, la Corale Polifonica Cimbra di Luserna ha portato il canto della comunità cimbra trentina, rinnovando il legame con una delle comunità cimbre sorelle.
A Treschè Conca, infine, il concerto della BandaBrian ha chiuso Hoga Zait 2026 con un repertorio nato da decenni di ricerca etnomusicologica sul canto e sulla danza popolare veneta.
Un’identità che si tramanda
Anche i più piccoli sono stati protagonisti di questo percorso di trasmissione, con una partecipazione che ha confermato l’interesse delle famiglie per queste proposte.
Ogni pomeriggio l’associazione Le Terre Alte ha curato laboratori pensati per far entrare i bambini in contatto con i saperi antichi: l’intaglio del legno, i colori e le incisioni rupestri, le pietre che raccontano e le letture animate di fiabe e leggende.
All’Istituto di Cultura Cimbra, i bambini hanno potuto avvicinarsi anche alla lingua cimbra con il laboratorio “De zìmbrische zunga vor de khindar”, scoprendo attraverso il gioco parole, suoni e racconti della comunità.
Il cinquantenario del gemellaggio con Velden
Le iniziative del weekend inaugurale hanno lasciato sul territorio due testimonianze permanenti: il Bosco di Velden, con cinquanta alberi piantati in località Boscon a Cesuna, in un’area colpita dalla tempesta Vaia, e la nuova via intitolata alla cittadina bavarese accanto alla sede dell’Istituto di Cultura Cimbra.
A completare le celebrazioni per il mezzo secolo di gemellaggio è stata anche una partecipatissima Volksfest, la festa popolare offerta dalla delegazione di Velden alla comunità di Roana.
Hoga Zait 2026 è stato reso possibile dall’impegno di un’ampia rete di enti e realtà del territorio. Oltre al Comune di Roana, promotore del festival, la manifestazione ha potuto contare sul sostegno della Regione del Veneto, impegnata nella tutela delle minoranze linguistiche presenti sul territorio.
c.s
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