Il controverso vertice “anti-antifascista” voluto da Donald Trump, al quale hanno partecipato esponenti di diversi governi, compresi quelli tedesco e italiano, sembra essere destinato a fare da apripista a un nuovo corso d’azione. E non si tratta neanche più di un’iniziativa unicamente ascrivibile agli Stati Uniti d’America: il Ministero dell’Interno tedesco ha infatti confermato al settimanale Der Spiegel il progetto di organizzare qualcosa di simile anche in Germania. Dal ministero non sono state utilizzate le parole “anti-antifa”, ma si è parlato dell’organizzazione, su territorio nazionale, di un “workshop di esperti del settore” sull’estremismo di sinistra.
La scelta di organizzare l’evento in Germania risponderebbe, secondo un portavoce del dicastero, a ragioni essenzialmente logistiche, emerse nel corso dell’incontro internazionale svoltosi la scorsa settimana a Washington. Nessuna data è stata comunicata, così come resta ignoto l’elenco dei partner coinvolti: il Ministero si limita a parlare di consultazioni in fase di avvio.
L’intera operazione ha già sollevato reazioni critiche tanto in Germania quanto altrove. Timm Kühn, in un editoriale sulla Taz, l’ha descritta come un tassello di un più ampio tentativo di riorganizzazione autoritaria dello Stato e da più parti sono arrivati i richiami al maccartismo. Intanto giuristi e organizzazioni per i diritti civili statunitensi contestano il fondamento stesso su cui l’iniziativa si regge, ovvero la classificazione dell’Antifa come rete terroristica organizzata. Tale definizione sarebbe infatti priva di riscontri strutturali, considerando che “antifa” è una definizione ampia, che vuol dire semplicemente “antifascista”, ma non rappresenta un gruppo gerarchicamente identificato. Questo non ha impedito all’amministrazione Trump di tradurre la neo-acquisita definizione in una stretta draconiana contro manifestanti e oppositori, condannati a decenni di carcere anche per atti non violenti.
Il vertice anti-antifa di Washington
Nel corso del primo vertice anti-antifa di Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha menzionato la Germania esplicitamente, prendendo a esempio l’interruzione di corrente che ha colpito Berlino lo scorso gennaio e indicandolo come esempio di terrorismo di estrema sinistra. Ha inoltre sollecitato un coordinamento transnazionale più stretto, anticipando che il prossimo appuntamento si sarebbe tenuto appunto con i partner tedeschi.
L’attacco incendiario alla rete elettrica berlinese del 3 gennaio 2026, al quale Rubio ha fatto riferimento, è stato rivendicato dal gruppo Vulkan. L’Ufficio per la protezione della Costituzione di Berlino colloca la sigla nell’area anarchica della scena di estrema sinistra, ma un collegamento con reti internazionali resta, a oggi, privo di riscontri accertati: un dettaglio che gli osservatori più critici considerano centrale, perché è proprio su questo episodio non dimostrato che la narrazione statunitense di una cospirazione globale di una presunta rete Antifa si regge in larga parte.
Negli USA i gruppi antifascisti sono considerati terroristi
La linea statunitense verso i movimenti antifascisti si è irrigidita nell’ultimo anno, in modo che diversi analisti giudicano privo di solide basi giuridiche. A settembre l’amministrazione Trump ha classificato le organizzazioni antifasciste negli Stati Uniti come organizzazioni terroristiche, sebbene le normative statunitensi in materia si applichino di norma alle sole organizzazioni straniere. A novembre la lista si è estesa al gruppo tedesco Antifa-Ost e ad altre tre realtà europee attive soprattutto in Italia e Grecia.
Istituti di ricerca indipendenti e organizzazioni per i diritti civili statunitensi sono concordi nel negare che i gruppi e le persone che si identificano come antifascisti siano organizzati in una struttura unitaria. Una valutazione analoga arriva, per la Germania, dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione. Su questa base, i critici avvertono di un rischio concreto: che l’etichetta “antifa” venga estesa a chi si limita a criticare l’amministrazione Trump nei limiti previsti dalla legge, colpendo il dissenso politico legittimo più che organizzazioni violente.
Le prime conseguenze giudiziarie della classificazione sono arrivate a fine giugno, con sentenze definite draconiane da più commentatori. Daniel Sanchez Estrada, per esempio è stato condannato negli Stati Uniti a trent’anni di reclusione per aver trasportato, dopo una manifestazione davanti a un centro di detenzione dell’ICE, una scatola contenente riviste antifasciste, ritenuta d’intralcio alle operazioni di polizia. Estrada non aveva nemmeno preso parte alla protesta. Il tribunale lo ha comunque considerato parte di un complotto terroristico legato alla presunta rete antifa e lo ha condannato alla pari di un attentatore. Nello stesso procedimento, riconducibile a una manifestazione anti-ICE conclusa con il ferimento di un agente, altri otto attivisti considerati “antifa” hanno ricevuto pene per un totale complessivo superiore ai quattrocento anni.
Perché Germania e Italia hanno partecipato al vertice anti-antifa?
La partecipazione all’evento è stata fonte di imbarazzo e motivo di critiche per i governi Merz e Meloni.
Il problema è soprattutto la logica di Washington nel promuovere questo tipo di eventi: l’amministrazione Trump spinge enfaticamente la narrativa per cui la sinistra internazionale ricorrerebbe a forme di violenza organizzata e letale, ma i dati disponibili di cono il contrario. Negli Stati Uniti, al momento, la maggioranza degli episodi di violenza politica resta attribuita a estremisti di destra e islamisti, e in Germania gli atti gravi riconducibili all’estrema destra superano nettamente per numero e gravità delle conseguenze quelli associati alla radicalizzazione di sinistra.
La partecipazione tedesca e italiana ha suscitato reazioni critiche proprio perché le costituzioni di entrambi i Paesi riconoscono l’antifascismo come fondamento dello Stato di diritto, non come semplice posizione politica tra le altre: senza quel principio, storicamente, né la Germania né l’Italia esisterebbero così come le conosciamo oggi. Il Ministero dell’Interno tedesco ha cercato di sminuire il valore di questa scelta, indicandola come parte del normale scambio tecnico con partner stranieri su temi di sicurezza e sottolineando di aver mandato solo un capo di dipartimento. L’annuncio successivo del workshop di follow-up, tuttavia, promosso dal Ministero dell’Interno guidato da Alexander Dobrindt (CSU) senza alcuna pressione esplicita, viene letto dai critici come un passo ulteriore verso una scelta interpretativa che equipara l’antifascismo al terrorismo. Vale la pena di sottolineare che in Germania, ogni venti di luglio, si celebra, con corone di fiori deposte dalle istituzioni, l’attentato, purtroppo fallito, con il quale un gruppo di membri della resistenza tedesca tentò di uccidere Adolf Hitler. L’autore del piano, Von Stauffenberg, e i suoi compagni sono oggi considerati eroi della resistenza, patrioti ed esempi di amore per la Germania. È estremamente difficile conciliare questo semplice fatto, nonché il rispetto dei principi di base della Costituzione tedesca, con qualsiasi ideologia che si dica contraria all’antifascismo, non fosse altro che per la più logica delle deduzioni che ne seguono, ovvero una legittimazione o addirittura un appoggio attivo del fascismo.
Trump in crisi?
Non mancano gli analisti internazionali che hanno collegato l’intera iniziativa al calendario elettorale statunitense: il partito repubblicano di Trump si avvia verso le elezioni di midterm di novembre con il rischio concreto di perdite significative al Congresso e al Senato. Negli ultimi mesi il presidente ha intensificato gli attacchi contro l’opposizione democratica, bollata ripetutamente come comunista, arrivando a definire il comunismo la minaccia più grave mai affrontata dagli Stati Uniti, con toni che richiamano la prima fase della Guerra Fredda.
In Germania, alcuni commentatori richiamano precedenti già emersi in seno all’Unione cristiano-democratica: l’uso, da parte del ministro Dobrindt, di grafici con scale differenti durante la presentazione del rapporto sui servizi di sicurezza, per accostare visivamente il peso dell’estremismo di sinistra a quello della violenza neonazista oppure la verifica dello status di ente senza scopo di lucro dell’associazione VVN-BdA (l’associazione delle vittime e dei perseguitati dal regime nazista e dei loro familiari). Questi episodi vengono letti, da chi li segnala, come segnali di un riavvicinamento di settori dell’Unione a logiche di controllo rafforzato dello Stato nei confronti della società civile critica.
I critici estendono la preoccupazione oltre il perimetro della repressione dell’antifascismo in senso stretto, includendo nel quadro il potenziamento di polizia e servizi di sicurezza interna, le politiche sui campi ai confini esterni dell’Unione europea, le restrizioni ai diritti dei richiedenti asilo, ma anche le misure di de-finanziamento verso organizzazioni giudicate troppo critiche verso il governo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Il Mitte
Source link



