C’è una fotografia che racconta meglio di qualsiasi comunicato stampa la visita di Elly Schlein ad Agnone e Capracotta. Non sono gli ospedali, non è la storica Pontificia Fonderia Marinelli, non sono i panorami dell’Alto Molise. Sono i volti del pubblico. Una platea composta in larga parte da amministratori, iscritti, militanti di lungo corso e cittadini di età avanzata.
Non è una questione anagrafica. È una questione politica.
Perché la domanda che nessuno nel Partito Democratico sembra voler affrontare è semplice: dove sono i giovani?
Se la segretaria nazionale del principale partito d’opposizione arriva in uno dei territori simbolo dello spopolamento e non riesce a mobilitare quella generazione che dovrebbe rappresentare il futuro delle aree interne, forse il problema non è la comunicazione. Forse è il messaggio. O, peggio ancora, la credibilità di chi quel messaggio lo pronuncia.
Il copione, del resto, è quello che conosciamo da anni.
Le aree interne sono il cuore del Paese.
Bisogna investire. Bisogna difendere la sanità. Bisogna creare lavoro. Bisogna impedire ai giovani di partire. Tutto vero.
Ma dopo l’ennesimo “bisogna”, arriva finalmente il “come”?
No. Ed è proprio qui che il discorso si svuota.
Ad Agnone si parla dell’ospedale “Caracciolo”, della sua riconversione, del diritto alle cure.
Si denuncia una situazione che i cittadini conoscono perfettamente perché la vivono ogni giorno. Ma non si spiega quale modello sanitario il Partito Democratico intenda realizzare nelle aree disagiate. Con quali risorse. Con quali professionisti. Con quali tempi.
A Capracotta si rilancia il tema delle aree interne. Più fondi. Più attenzione. Più servizi.
Ma ancora una volta tutto resta sospeso nella dimensione dei buoni propositi.
Eppure il Partito Democratico non è una forza politica appena nata. Ha governato l’Italia per molti anni, ha espresso presidenti del Consiglio, ministri della Salute, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture. Ha avuto responsabilità dirette nella costruzione delle politiche nazionali che oggi critica.
È inevitabile, allora, che qualcuno si chieda perché molte delle ricette presentate oggi come innovative non siano state realizzate quando il centrosinistra era al governo.
È una domanda scomoda. Ma è una domanda legittima.
Il punto è che la politica italiana sembra soffrire di una forma cronica di amnesia. Quando è all’opposizione scopre improvvisamente tutti i problemi del Paese; quando governa, quegli stessi problemi diventano improvvisamente più complessi da risolvere.
Anche Elly Schlein sembra cadere spesso in questa contraddizione.
Da una parte propone un Partito Democratico di governo, responsabile, europeista. Dall’altra rincorre continuamente i movimenti di protesta, assumendo posizioni che parlano più agli attivisti che a quell’elettorato moderato che storicamente ha consentito al centrosinistra di vincere.
È accaduto sulla politica industriale. È accaduto sulle infrastrutture. È accaduto sul rapporto con il Movimento 5 Stelle.
Ed è qui che emerge il grande equivoco del cosiddetto “campo largo”.
Un’alleanza che dovrebbe governare l’Italia senza aver ancora chiarito cosa pensa davvero sulle grandi questioni strategiche.
Il Movimento 5 Stelle continua a esprimere posizioni spesso divergenti rispetto al PD su difesa, politica estera, infrastrutture e sviluppo economico. Alleanza Verdi-Sinistra spinge su posizioni ancora più radicali.
Nel frattempo il Partito Democratico prova a tenere insieme tutto e il contrario di tutto.
Il risultato è una coalizione che appare unita solo quando deve contestare il governo, ma profondamente divisa quando dovrebbe spiegare come governerebbe.
Non è un dettaglio.
È il motivo per cui tanti elettori non credono più alle promesse, e le aree interne sono il banco di prova più severo.
Qui la propaganda dura pochissimo.
La gente sa distinguere una dichiarazione da un finanziamento. Una promessa da un cantiere. Una conferenza stampa da un reparto ospedaliero aperto ventiquattr’ore su ventiquattro.
Ed è probabilmente per questo che i giovani non si avvicinano più alla politica.
Non soltanto al Partito Democratico. Alla politica nel suo complesso.
Perché vedono una classe dirigente che continua a visitare territori che si svuotano senza riuscire a invertire quel declino.
Sentono parlare di diritto a restare mentre i loro coetanei preparano curriculum per andare altrove.
Ascoltano discorsi sulla centralità delle aree interne pronunciati da chi, troppo spesso, si ricorda di questi luoghi soltanto durante una campagna elettorale o una visita istituzionale.
La politica dovrebbe avere il coraggio di dire la verità.
Le aree interne non moriranno perché manca una dichiarazione. Moriranno se continueranno a mancare imprese, scuole, ospedali efficienti, connessioni digitali, incentivi per chi investe e una fiscalità realmente differenziata.
Servono idee nuove. Servono amministratori capaci. Non quelli dalla musica leggera nel sangue ma pagata dalle tasche dei cittadini. Servono governi che decidano. Ma soprattutto serve una politica che torni a conquistare fiducia invece di limitarsi a chiedere consenso.
Il tour molisano di Elly Schlein lascia invece l’impressione di un viaggio dentro un elettorato che resiste, ma che invecchia.
È un patrimonio di militanza rispettabilissimo. Non basta, però, a costruire il futuro.
Perché un partito che parla soprattutto ai propri iscritti finisce inevitabilmente per smettere di parlare al Paese.
E quando i giovani non contestano neppure più la politica, ma semplicemente la ignorano, significa che la distanza è diventata molto più profonda di una sconfitta elettorale.
È diventata una crisi di fiducia.
Ed è quella la montagna più difficile da scalare.
Di certo la sinistra ha la necessità di trovare un leader vero e non un segretario che si affaccia alla finestra e guarda l’orizzonte che più le si addice senza considerare le nuvole sempre più piene di sola pioggia. Serve ritrovare una linea consapevole delle difficoltà ma ritrovi quella mattina in cui chi si alza non trova l’invasor ma una nuova voglia di esserci e combattere per le libertà sempre meno visibili.
Se la montagna sarà difficile da scalare si usi la forza delle gambe per poter reagire e non solo la politica delle parole che mai come ora, sono solo gas che nell’etere non riesce neanche a sonorizzar la eco.
A cura di Maurizio Varriano
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