Riforma idrica in Abruzzo, Radica (ALI): “Meno burocrazia, più risposte ai cittadini”


L’Aquila – L’Abruzzo, storicamente e orgogliosamente conosciuto in tutta Europa come “il polmone verde” per la ricchezza inestimabile e selvaggia dei suoi parchi naturali, sta purtroppo vivendo in questi giorni momenti di profonda angoscia e immensa devastazione. L’odore acre e soffocante del fumo che, trasportato dal vento, invade prepotentemente le vallate, e l’ombra cupa della cenere che oscura il sole estivo, sono i tristi e inequivocabili segnali di un’emergenza che sembra non voler concedere alcuna tregua. La nostra regione continua a fare i conti con un’ondata apparentemente inarrestabile di incendi boschivi, una vera e propria piaga estiva che ferisce non solo il prezioso ecosistema, ma il cuore stesso di chi ama e vive quotidianamente questo territorio. L’ultimo, preoccupante bilancio tracciato nelle scorse ore dalla Sala Operativa Unificata Permanente della Protezione Civile regionale fotografa in modo nitido una situazione di altissima tensione: sono ben tredici i roghi costantemente monitorati, e centinaia gli uomini e le donne attualmente impegnati in una vera e propria e pericolosissima lotta contro il tempo e contro la furia cieca del fuoco.

La ferita aperta sul Monte Briccialone: l’inferno di fiamme e la spettacolare battaglia dei Canadair

Attualmente, di questi tredici fronti segnalati, uno risulta ancora pienamente attivo e fortemente minaccioso, sfidando apertamente il coraggio e la resistenza dei soccorritori. A destare la maggiore e più pressante preoccupazione in queste calde ore è infatti il vasto e aggressivo fronte di fuoco che sta letteralmente divorando la rigogliosa area boschiva del Monte Briccialone, in quella delicata porzione di territorio marsicano compresa tra i comuni di Collarmele e Gagliano Aterno. Qui la natura verdeggiante si è purtroppo trasformata in un inferno inestricabile. Le complesse operazioni di spegnimento da terra, condotte con straordinaria abnegazione dai Vigili del Fuoco e dalle instancabili e preparate squadre della Protezione Civile di Sulmona, hanno subìto nelle ultime ore una drammatica e pericolosa battuta d’arresto. Le fortissime e improvvise raffiche di vento, non solo hanno alimentato e spinto le fiamme a una velocità impressionante tra gli alberi secchi, ma hanno inevitabilmente costretto i responsabili delle operazioni a imporre un doveroso stop ai soccorritori terrestri per imprescindibili motivi di sicurezza. In questi scenari quasi apocalittici, non si può e non si deve mai mettere a rischio la vita di chi interviene. Per cercare di arginare il disastro imminente, nel pomeriggio si è reso assolutamente necessario l’intervento massiccio e risolutivo della flotta aerea nazionale: due imponenti Canadair hanno solcato incessantemente il cielo abruzzese, effettuando continui e chirurgici lanci d’acqua dall’alto, nel disperato e coraggioso tentativo di abbassare la potenza del fronte del fuoco prima dell’arrivo del buio della sera, momento in cui gli aerei sono costretti a rientrare alla base.

Dalla bonifica alla speranza: il faticoso e nascosto controllo dei fronti finalmente domati

La dura lotta agli incendi non si esaurisce affatto nel momento felice in cui le altissime lingue di fuoco vengono apparentemente domate e lo spettacolo delle fiamme si spegne. Esiste infatti una fase successiva altrettanto estenuante, insidiosa e fondamentale, che in gergo tecnico si chiama “bonifica”. Attualmente, sul fronte dei monitoraggi attivi della Protezione Civile, sono ben cinque i roghi entrati in questa delicatissima fase di controllo. Gli operatori in divisa sono costretti a camminare per ore, stivali ai piedi, su terreni anneriti, instabili e ancora roventi a Roio e Lucoli; devono setacciare metro per metro l’area del vasto incendio di Pescina (che ha visto lo storico Monte Parasano lottare disperatamente contro le fiamme per oltre 48 ore ininterrotte), e sono chiamati a presidiare costantemente i fronti caldi sul Monte Morrone nelle vicinanze di Marane di Sulmona, oltre a monitorare attentamente la località Marane di Penne e il grave evento registrato a Vacri. Bonificare significa spegnere ogni singola, subdola brace nascosta sotto lo spesso strato di cenere, brace che una semplice e improvvisa folata di vento notturno potrebbe tragicamente riaccendere in pochissimi secondi. È un lavoro eroico fatto di infinita pazienza, di muscoli indolenziti, di pale e di occhi che bruciano per la fuliggine.

Il lungo sospiro di sollievo: sette focolai definitivamente spenti grazie a un lavoro sovrumano

Fortunatamente, all’interno di questo preoccupante bollettino di guerra estivo, c’è anche spazio per notizie positive e incoraggianti che ci permettono, come comunità, di tirare un profondo sospiro di sollievo. La situazione climatica e operativa volge infatti al meglio in altre sette specifiche aree che erano state duramente flagellate e messe in ginocchio nei giorni scorsi. La Protezione Civile ha potuto, dopo infiniti controlli incrociati, dichiarare ufficialmente spenti i temibili focolai di Rocca di Mezzo, Cappadocia, la località Vasto, Pizzoli, Rocca di Cambio, Fresagrandinaria e Colleminuccio. Dietro la fredda e rassicurante parola “spento” c’è un lavoro umano assolutamente sovrumano, fatto di notti passate in bianco nei boschi, di turni saltati, di stivali sporchi e di una macchina dei soccorsi formata da volontari e professionisti che ha dimostrato, ancora una volta, di essere l’orgoglio pulsante della nostra amata regione. Tuttavia, le direttive regionali parlano chiaro: guai ad abbassare la guardia. L’allerta per il rischio roghi resta fissata sui massimi livelli su tutto il territorio abruzzese, a causa delle altissime temperature registrate dai termometri e del temibile vento previsto per le prossime e cruciali ore.

L’impatto devastante sul nostro territorio: una ferita ecologica ed economica che sanguina

Ogni singolo albero secolare che brucia, ogni ettaro di bosco verde che si trasforma in un inutile tappeto di cenere, non è e non sarà mai solo una statistica da leggere sbadigliando al telegiornale. È una ferita profondissima e spesso irreversibile inflitta all’ecosistema naturale e alla fragile economia montana della nostra regione. Gli incendi boschivi distruggono all’istante l’habitat vitale di migliaia di animali selvatici, molti dei quali perdono inesorabilmente la vita tra le fiamme o, se sopravvivono, rimangono senza cibo e senza un rifugio sicuro per l’inverno. Il fuoco altera irrimediabilmente l’equilibrio idrogeologico del suolo, bruciando le radici che trattengono la terra e aprendo drammaticamente la strada a future e disastrose frane o smottamenti in caso di piogge autunnali intense. Oltre all’incalcolabile dramma ambientale, si consuma sempre un dramma umano ed economico per gli agricoltori e per il turismo rurale: per ripristinare la bellezza originale e l’equilibrio vitale di un bosco andato in fumo non basteranno i soldi stanziati, ma serviranno decenni, se non secoli di paziente attesa. Stiamo colpevolmente permettendo che una parte inestimabile del nostro futuro, della nostra identità e della nostra aria pulita si dissolva letteralmente in fumo in poche, tragiche ore.

L’appello accorato alla responsabilità: difendiamo la nostra terra dalle gravi disattenzioni e dai piromani

In attesa, e con la forte speranza, che l’incubo di questa pesante ondata di roghi passi definitivamente grazie al lavoro dei soccorritori e all’aiuto della natura, è fondamentale rivolgere un appello forte, accorato e diretto alla responsabilità civile di ogni singolo cittadino abruzzese e dei turisti. Molto spesso, dietro la genesi di questi immani disastri, c’è la mano vigliacca, malata e criminale dei piromani, individui senza scrupoli che la giustizia italiana deve rintracciare e perseguire con la massima e inflessibile severità penale. Ma a volte, purtroppo, per innescare l’inferno basta solamente la disattenzione fatale di un cittadino ritenuto “normale”: una sigaretta ancora accesa gettata imprudentemente dal finestrino dell’auto in corsa, o un banale falò da barbecue acceso per pura incoscienza e non spento correttamente con l’acqua al termine di un picnic domenicale in montagna. La difesa dell’Abruzzo, dei suoi orsi, dei suoi lupi e delle sue meravigliose valli verdi inizia esattamente dalle nostre singole e piccole azioni quotidiane. Se avvistate un sospetto principio di fumo, anche se vi sembra lontano o innocuo, non giratevi mai dall’altra parte dando per scontato che qualcun altro abbia già chiamato i soccorsi: accostate in sicurezza, prendete il telefono e avvisate immediatamente il numero unico delle emergenze o la Guardia Forestale. Proteggere la nostra terra non è un lavoro che riguarda solo chi indossa una divisa, ma è un dovere morale da cui nessuno di noi, oggi più che mai, può sentirsi vigliaccamente esentato.


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