La parola che resta: un viaggio poetico nell’universo di Regina Resta


Redazione-  Ho scritto da qualche parte, e precisamente in uno dei libri poetici della poetessa Rajmonda Shkopi, che la poesia parla la lingua della donna. Più leggo la poesia scritta oggi dalle autrici femminili, più rafforzo questo pensiero. Sembra che le donne e la poesia dormano nello stesso letto divino, nel sogno eterno della scoperta del mondo e di sé stesse.

In questi giorni ho avuto la fortuna di leggere la più recente pubblicazione in lingua albanese, intitolata “Io resto parola” dell’autrice italiana Regina Resta, proposta al lettore albanese dall’instancabile Angela Kosta, il cui contributo è inestimabile nel ponte culturale che ha costruito negli ultimi anni tra l’Italia, dove vive, e l’Albania, la terra dove è nata.

Il libro di poesie “Io resto parola”

dell’autrice italiana Regina Resta, tradotto con tanta sensibilità e raffinato gusto poetico da Angela Kosta, si presenta come un universo interiore in cui la parola non è semplicemente uno strumento espressivo, ma una sostanza vitale. In queste poesie la parola respira, sanguina, diventa memoria e ferita; non rimane sulla carta soltanto come segno grafico, ma come traccia di un’anima che cerca di non spegnersi nel silenzio del tempo.

Angela Kosta ha saputo selezionare

numerosi illustri autori italiani per farli conoscere al pubblico albanese, sempre pronto ad assorbire i valori letterari di un popolo come quello italiano, considerato non a caso la culla della cultura, il luogo dove Dante, Petrarca, Leonardo Da Vinci e centinaia di altri hanno scolpito la storia con l’arte della parola e del pennello. Per questo le scelte di Angela non sono casuali; ella sa in quali giardini cercare, dove trovare le perle più preziose dell’arte, cosa offrire al lettore da “gustare” con la

cura e la pazienza di una devota padrona di casa.

Ho letto d’un fiato questo splendido libro poetico e tutto ciò che veniva detto sul libro nella esaustiva prefazione dell’autore Aleksandër Çipa, il quale aveva colto i punti chiave dell’opera con il bisturi di un chirurgo professionista, in questo caso con il “bisturi” di un critico impegnato.

Cerchiamo ora di descrivere più dettagliatamente ai lettori chi sia

Regina Resta.

Regina Resta, poetessa, scrittrice, critica letteraria e promotrice culturale italiana, è una figura sempre più nota nel panorama letterario internazionale. Con una creatività sensibile e profondamente umana, ha pubblicato diverse opere poetiche e ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali per la letteratura e la cultura. Presidente dell’Associazione Internazionale VerbumlandiArt.Aps e direttrice

editoriale di VERBUMPRESS, Regina Resta è una voce artistica che intreccia poesia, pace, cultura e impegno umano in un’unica missione: promuovere la bellezza spirituale e il dialogo tra i popoli.

Una donna, una creatrice che con coraggio esplora i temi dell’identità umana e dell’amore per la vita.

Già dal titolo, “Io resto parola”, ci viene consegnata una dichiarazione esistenziale: l’essere umano non si definisce soltanto attraverso la

propria vita fisica, ma attraverso ciò che lascia nel linguaggio, nelle emozioni, nella memoria che costruisce nell’altro. La parola qui non è ornamento, ma sopravvivenza. È l’unico modo per continuare a esistere, anche quando il corpo e il tempo iniziano a scolorire.

Leggendo una dopo l’altra le poesie, il mio sguardo si è soffermato su quella intitolata “Tra le righe”. In questa poesia l’autrice apre il suo universo poetico con una sincerità

rara: il verso non è soltanto arte, ma racconto interiore della vita.

“Ogni parola è una ferita guarita,

ogni verso un frammento d’anima

che ho lasciato cadere sulla carta

perché non si perdesse nel silenzio.”

“Ogni parola è una ferita guarita” – questa espressione racchiude tutta la filosofia del libro: la scrittura non è un lusso estetico, ma un processo di guarigione, un modo per trasformare il dolore in significato.

In questo approccio, Regina Resta sembra avvicinarsi a ciò che Rainer Maria Rilke definiva come il bisogno del poeta di “vivere le domande” prima di cercare le risposte. La poesia non è soluzione, ma confronto. Non nasconde le ferite, ma le trasforma in luce interiore.

Sfogliando il libro ci imbattiamo improvvisamente nella poesia “Riflessione”, dove comprendiamo che il libro assume una dimensione etica e filosofica.

“È la doppia realtà dell’anima umana,

dove luce e ombra camminano insieme.

Ma la vera misura non risiede negli altri,

risiede dentro di noi.”

L’essere umano viene rappresentato come una creatura divisa tra due mondi: luce e ombra, sincerità e maschera, verità e illusione. Ma al centro non vi sono gli altri, bensì la propria coscienza.

Questa idea mi richiama

spontaneamente un profondo pensiero di Friedrich Nietzsche, il quale sosteneva che l’uomo diventa autentico soltanto quando si confronta con sé stesso senza illusioni. Nella stessa linea, la poesia di Regina Resta pone il lettore davanti a uno specchio interiore da cui non esiste fuga: ogni scelta è morale, ogni silenzio è una decisione.

Nella poesia “La verità è…”, l’autrice abbatte l’idea di una verità assoluta. La verità appare come un “vetro

infranto” che diffonde la luce in molteplici direzioni. Questa potente metafora si avvicina al pensiero filosofico contemporaneo, dove la verità non è più vista come un punto fisso, ma come un processo di dialogo.

“Io non credo alla verità

che grida soltanto da un altare,

al giudizio senza dialogo,

alla chiarezza che non teme il dubbio.”

“Io resto parola,

credo nel dubbio che costruisce,

nella fragilità che unisce,

nel coraggio di dire:

‘Forse non ho visto tutto.’”

Allora giungo alla conclusione che, più o meno, anche Umberto Eco ha espresso sinteticamente nelle sue opere sull’interpretazione: il significato nasce nell’interazione, non nell’imposizione. Così anche Regina Resta ci ricorda che nessuno possiede interamente la verità; noi possiamo soltanto sfiorarla da prospettive diverse, come viaggiatori sulla stessa montagna

che contemplano orizzonti differenti.

Nella poesia “Sognavo di viaggiare”, il motivo del viaggio si trasforma in metafora della ricerca di sé. Ciò che inizia come desiderio di oltrepassare confini fisici, finisce per diventare scoperta di una verità più profonda: il vero viaggio accade dentro l’essere umano.

“Ma poi ho compreso

che il viaggio è già qui,

in questo sguardo smarrito

tra i miei sogni e i tuoi.”

Questa idea è in sintonia con uno dei pensieri più noti di Paulo Coelho, che vede il cammino dell’uomo come un processo interiore di trasformazione. Ma nell’autrice Regina Resta questa trasformazione non è romantica nel senso superficiale del termine; è silenziosa, quotidiana, costruita sulla consapevolezza che anche il sogno è una forma di realtà.

Nella poesia “La tua pelle”, l’amore assume la forma di uno spazio

sacro, non di un possesso. Il corpo non è oggetto di desiderio, ma linguaggio delicato di unione spirituale. “Sei il luogo dove il mio cuore riposa” – è un amore che non conquista, ma placa; non prende, ma accoglie.

“Ogni angolo della tua pelle è mio,

terra sacra di silenzi e fremiti,

un atlante di desideri e promesse

segnato dai polpastrelli del tempo.”

Mi tornano alla mente con nostalgia i versi di Pablo Neruda, che vedeva

l’amore come una forza cosmica capace di dare senso all’esistenza umana. Anche Regina Resta, a modo suo, con semplicità e senza imposizioni, trasforma l’amore in uno spazio di guarigione e non di dominio.

Nella poesia “Un mondo così”, l’autrice eleva un’utopia semplice ma profonda: un mondo in cui pace, amore e comprensione non siano idee astratte, ma modi concreti di vivere.

“Vorrei un mondo che respiri pace

dove il cielo non tema il fumo né il fuoco,

dove la terra non conosca più lacrime

ma soltanto germogli che vivono nel silenzio.”

Questa poesia non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un invito a ricostruirla.

In questo spirito, ella si avvicina a ciò che Albert Camus definiva “la rivolta della speranza”, o meglio, una

perseveranza nel cercare significato anche quando il mondo appare spezzato. La poesia non predica l’illusione, ma la possibilità.

Ciò che vediamo e percepiamo è che, in tutto il libro, la parola rappresenta il centro gravitazionale dell’esistenza. È memoria, dolore, amore e identità. Aleksandër Çipa, nella sua prefazione, riassume con precisione questo spirito quando scrive:

“La poetessa non è adoratrice

dell’impossibile, ma, attraverso una vitalità di significato e un’eloquenza della parola, aggiunge la propria arte poetica, come creatura terrena rivolta al possibile.”

Questa dimensione “terrena” è infatti il vero nucleo del libro: la poesia non cerca il cielo come fuga, ma come significato che nasce dalla terra vissuta.

Chiudo il libro e, con un’emozione indescrivibile, ritorno con la mente a tutti i versi appena letti. Non

rimangono impressi parola per parola, ma il loro sapore è qui, dentro di me, lasciandomi “colmo” del loro respiro poetico, meditativo e filosofico.

Giungo così alla conclusione che il libro “Io resto parola” non è semplicemente una raccolta poetica; è un delicato testamento d’esistenza. È la testimonianza di come l’essere umano, nel profondo, sopravviva attraverso ciò che riesce a esprimere con sincerità. In un mondo dove tutto passa

rapidamente, la parola resta come la traccia più duratura dell’anima.

Questo libro invita i lettori non soltanto a leggere poesia, ma ad ascoltare sé stessi tra le sue righe. Perché, in fondo, come suggeriscono questi versi, noi non siamo soltanto ciò che viviamo, ma anche ciò che osiamo esprimere e lasciare nelle parole.

Concluderò questo scritto con i versi-credo della poetessa:

“Vorrei un mondo che non chieda chi sei,

ma che ti accolga come il vento della sera,

dove la fede sia libertà

e l’amore lingua universale.”

Auguriamo che questo libro possa trovare strada nei cuori dei lettori albanesi e diventare per loro un faro in più davanti al mare dell’ignoto.

RIFAT ISMAILI

BIOGRAFIA 

RIFAT ISMAILI

Il poeta, prosatore e saggista Rifat Ismaili è nato il 24 marzo 1968 a Durazzo, in Albania. Dal 1991 ad oggi vive in Italia, attualmente a Savona. Appassionato di arte e letteratura, ha iniziato a scrivere e dipingere fin dai tempi della scuola.

Dal 1986 viene pubblicato su giornali e riviste dell’epoca e continua ancora oggi. Allo stesso tempo, oltre a lavorare come autore, è stato ed è anche impegnato in traduzioni, pronunciando autori come Bukowski, Antonio Skarmeta, ecc. La sua opera è stata pubblicata in italiano, inglese, arabo, spagnolo, russo, turco, uzbeko,cinese, ecc., in alcuni enti letterari di quei paesi. Da sottolineare il coinvolgimento in decine di pubblicazioni diverse in qualità di redattore o revisore. Rifat Ismaili è autore di numerosi libri di diversi generi letterari, sia per adulti che per bambini.

LA LETTERATURA NON È UNA SFIDA

Scrivere bene e con responsabilità, scrivere le esperienze e le emozioni di una vita vissuta non è una sfida per gli altri.

Essa arriva come un risultato auto-scaricante, come un dovere e un adempimento, un’azione che dà significato ai tuoi giorni nelle stagioni della vita.

Chiunque si avventuri con l’intenzione umana di scrivere e

catalogare i propri sogni, ricordi e esperienze, senza pretendere apprezzamenti e lodi dagli altri, sta percorrendo un sentiero segreto di farfalle…

Su quel sentiero corre ora come un bambino, ora come un uomo, ora a volte trasformato in immagini diverse, e questa corsa è libera, senza ostacoli, e giustificata.

Scrivere non per apparire, né per sfidare gli altri , è una motivazione che ogni scritore dovrebbe portare dentro di sé.

Fare letteratura non ha un potere

esecutivo, ma influente e incoraggiante per l’anima assetata del lettore. Pertanto, il rapporto con il lettore deve essere sincero, diretto, senza obblighi di interpretazioni e complicazioni inutili. E senza l’obbligo di essere al centro dell’attenzione.

Nessuno ti obbliga a scrivere. È qualcosa che hai preso sulle spalle con la tua volontà. E per questo motivo le pretese per questo o quello non hanno valore.

È il lettore con la sua volontà che deciderà quanto seguirà la tua

odissea nel tuo viaggio creativo.

E il lettore con il suo desiderio diventerà il portatore dei tuoi valori nel presente e nei tempi che verranno.

La letteratura non dovrebbe essere una sfida, ma una scrittura consapevole.

Una cronaca aggiornata e futura per sé e per il lettore. Una conversazione calda come accanto a un focolare dove scoppia il fuoco, dove si beve un bicchiere di vino e si chiacchiera tranquillamente.

Una scrittura che entra dentro

l’essere come una dolce sinfonia di acque che scorrono dal cielo, e ti accarezza con la testa appoggiata sul cuscino morbido.

Una mano che ti tocca delicatamente e ti invita gioiosamente ad iniziare il nuovo giorno.

Scrivere non è una sfida, ma un peso immateriale che scuoti dal tuo spirito e gli dai libertà e il volo dell’uccello.

Così dovrebbe essere inteso, o almeno, così intendo io la scrittura.


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