NOICATTARO (Bari) — Una bambina di sei anni ferita al collo, alla testa e a un braccio, trascinata per diversi metri prima che alcune persone riuscissero a liberarla. È il drammatico episodio avvenuto la sera del 4 agosto a Noicattaro, nel Barese, dove resta da accertare definitivamente la natura dell’animale responsabile dell’aggressione.
Secondo le testimonianze raccolte dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, si sarebbe trattato di un lupo. La stessa ipotesi viene ritenuta plausibile da alcuni zoologi che hanno esaminato un filmato girato nella zona nelle ore dell’accaduto. La conferma scientifica, tuttavia, è affidata alle analisi genetiche richieste dalle autorità.
La bambina, ricoverata al Policlinico di Bari, non sarebbe in pericolo di vita. Secondo quanto riferito dall’ospedale alla fonte che ha diffuso il dossier sul caso, le sue condizioni sono «buone e stabili». La piccola è stata sottoposta, in via precauzionale, alla vaccinazione antirabbica. Sono inoltre stati effettuati tamponi per la ricerca del Dna dell’animale sulla pelle e sugli indumenti della vittima.
Il filmato e il parere degli zoologi
Uno degli elementi centrali dell’indagine è un video nel quale compare un canide che si muove nell’abitato di Noicattaro.
Lo zoologo Paolo Forconi, esperto di lupo italico e orso bruno, ritiene che le immagini mostrino caratteristiche compatibili con quelle del lupo appenninico, tra cui la banda scura sulle zampe anteriori, la colorazione del mantello e alcuni tratti della struttura corporea.
Più prudente, pur orientandosi nella stessa direzione, il professor Sandro Lovari, zoologo di fama internazionale. Secondo l’esperto, sulla base di un filmato notturno e poco dettagliato non sarebbe possibile escludere con assoluta certezza l’ipotesi di un ibrido. Proporzioni corporee, conformazione della testa, coda e caratteristiche delle zampe sarebbero comunque fortemente riconducibili al lupo.
Lovari conclude infatti che, pur con le necessarie cautele, tenderebbe a classificare l’animale come lupo.
Il racconto dell’aggressione
Secondo la ricostruzione contenuta nel documento, al momento dell’attacco una madre si trovava in un piccolo parco giochi insieme ai suoi tre figli.
Alla vista di un grosso animale che si sarebbe avvicinato rapidamente, la donna avrebbe cercato di mettere al riparo due bambini sopra una giostra. Il terzo figlio, una bambina di sei anni, sarebbe stato invece raggiunto e morso.
L’animale l’avrebbe quindi trascinata per circa quindici metri. Le urla avrebbero richiamato alcuni residenti, intervenuti con bastoni nel tentativo di costringerlo a lasciare la presa. Soltanto dopo diversi tentativi l’animale sarebbe fuggito.
Tutti i testimoni citati dalla fonte sostengono di avere riconosciuto un lupo e non un cane. Anche questa circostanza, tuttavia, dovrà essere confrontata con gli accertamenti tecnici e con l’esito delle analisi genetiche.
Il filmato analizzato mostrerebbe il canide provenire dall’area di Lama Giotta, zona nella quale la presenza dei lupi sarebbe nota da tempo, per poi raggiungere via Operatori della Solidarietà. Da lì l’animale avrebbe attraversato la rotatoria sulla quale convergono via Tatarella, via Indipendenza e via Libertà, proseguendo successivamente lungo il perimetro della scuola dell’infanzia.
La ricostruzione del percorso assume particolare importanza perché consentirebbe di collegare la presenza dell’animale nelle campagne circostanti con il suo ingresso nel centro abitato nelle ore vicine all’aggressione.
Il sindaco: «Il dubbio che si tratti di un lupo sussiste»
Anche il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, dopo un incontro in Prefettura ha riferito dell’istituzione di un tavolo di coordinamento incaricato di accertare «la matrice dell’attacco» e dunque la natura dell’animale.
Il primo cittadino ha spiegato che, sulla base dei filmati consegnati e dei primi rilievi svolti da associazioni e forze dell’ordine, l’ipotesi del lupo non può essere esclusa.
L’Anpana, Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, ha inoltre riferito alla fonte di non avere notizia, nella zona interessata, di cani randagi con caratteristiche particolarmente simili a quelle di un lupo. L’associazione stima invece la presenza di alcuni lupi nelle campagne circostanti.
La consigliera comunale Mariagrazia Tritto, che ha presentato un esposto alla Procura, sostiene inoltre di avere segnalato da tempo la presenza di lupi nell’area.
Il caso di Noicattaro riporta al centro dell’attenzione il tema della presenza dei grandi predatori nelle aree fortemente antropizzate e della gestione degli esemplari che mostrano comportamenti confidenti o aggressivi nei confronti dell’uomo. Il documento ricorda diversi episodi avvenuti negli ultimi anni, dalla presenza di un lupo nell’area di Otranto nel 2020 fino agli attacchi attribuiti alla cosiddetta lupa di Vasto tra il 2022 e il 2023.
La fonte segnala inoltre un precedente episodio avvenuto pochi giorni prima sempre a Noicattaro, nel quale sarebbe rimasto ferito almeno un altro bambino. Su questo caso, tuttavia, nel documento non vengono riportati accertamenti genetici conclusivi.
Viene citato anche il caso di un uomo trovato morto nel giugno scorso sul lungomare di Barletta, sul cui corpo sarebbero state riscontrate ferite compatibili con morsi. Nella stessa zona era stato avvistato un lupo. Il documento sottolinea però che non sarebbero stati resi noti risultati definitivi dell’autopsia o di eventuali esami genetici capaci di stabilire un collegamento tra i due fatti.
La questione della gestione degli esemplari problematici
Sul piano più generale, il documento richiama l’articolo 16 della Direttiva Habitat europea, che in determinate circostanze consente deroghe alla protezione rigorosa delle specie tutelate. Il tema riguarda in particolare gli esemplari considerati problematici o pericolosi e apre un confronto complesso tra conservazione della fauna selvatica, tutela degli allevamenti e sicurezza delle persone. La priorità, nel caso di Noicattaro, resta però stabilire con certezza quale animale abbia aggredito la bambina. Le testimonianze e le valutazioni zoologiche raccolte finora indicano con forza la pista del lupo. La risposta definitiva potrà arrivare dalle analisi del Dna eseguite sui reperti prelevati alla piccola.
Solo allora sarà possibile trasformare un’ipotesi considerata dagli esperti altamente plausibile in un accertamento scientifico.
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