QUELLA PROPRIETÀ CHE RIMANDA AL NARCOTRAFFICO PONTINO


Mega villa trasformata in raffineria della cocaina in Via del Lido a Latina: si sono svolti gli interrogatori di convalida

Tutti zitti i cinque soggetti arrestati la mattina del 5 agosto, a Latina, nell’ambito di una importante operazione anti-droga eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati, coadiuvati dai colleghi della Compagnia Carabinieri di Anzio, della 7^ Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo di Roma e del Comando Provinciale di Latina. I militari, attraverso questa rilevante operazione antidroga, sono riusciti a scoprire una vera e propria raffineria di cocaina. A coordinare le indagini dei Carabinieri il pubblico ministero di Latina, Marta Leone.

Oggi, 7 agosto, nel carcere di Latina, in Via Aspromonte, i cinque arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano, ha convalidato gli arresti e disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per ciascuno di loro.

L’attività anti-droga, supportata anche dal personale specializzato del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” e del Nucleo Cinofili di Santa Maria Galeria, è scaturita da una mirata attività info-investigativa seguita da accurati accertamenti sul territorio.

I Carabinieri hanno arrestato, come detto, i 5 soggetti – due cittadini italiani, un cittadino olandese, un cittadino colombiano e un cittadino albanese – gravemente indiziati, a vario titolo, di detenzione e produzione di sostanze stupefacenti in concorso. Si tratta di Domenico Talia, nato a Locri, classe 1975; Salvatore Rencricca, nato a Tivoli, classe 1978; Ardit Hoxcha, nato in Albania, classe 1983; Juan Carlos Damaso Halfhide, nato in Olando, classe 1989; Elkin Harry Casanova Rodriguez, nato in Colombia, classe 1984. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Gianni Luparo, Oresta Palmieri, Sara Carella, Roberto D’Arcangelo, Cesare Placanica e Roberta Boccadamo.

All’interno della mega villa in uso ai fermati, con tanto di giardino ben curato e piscina, in una traversa di via Antonio Pennacchi (ex via del Lido), a Latina, i Carabinieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro: 18 involucri contenenti complessivamente circa 18,2 chili di cocaina, la somma in contanti di 8.810 euro, una macchina conta-soldi, due orologi di lusso, vari gioielli e preziosi, 6 smartphone, un computer portatile, fogli manoscritti riportanti la contabilità dell’attività illecita, una pistola ad aria compressa, uno sfollagente telescopico e un taser.

I successivi e approfonditi controlli nelle pertinenze esterne dell’immobile hanno permesso di scoprire, abilmente occultata tra la fitta vegetazione, una vera e propria raffineria di cocaina. Al suo interno i Carabinieri hanno individuato un laboratorio per il taglio e il confezionamento della droga, allestito con bilance, setacci, forni a microonde, macchine per il sottovuoto e presse utilizzate per la creazione dei singoli pacchi di sostanza.

Nel laboratorio sono stati inoltre rinvenuti e messi in sicurezza: due secchi in plastica contenenti rispettivamente 4,8 chili e 4 chili di cocaina in fase di raffinazione, un ingente quantitativo di sostanze da taglio, 27 sacchi di pellet da 15 chili ciascuno, verosimilmente intrisi di stupefacente e oggetto di lavorazione, diversi recipienti contenenti solventi e setacci utilizzati per l’estrazione chimica della sostanza dal pellet, oltre ai residui delle lavorazioni già effettuate.

Mentre il denaro, i beni e la droga già confezionata sono stati immediatamente sequestrati, l’intera area della raffineria è stata isolata e sottoposta a minuziosi rilievi tecnici da parte di personale specializzato dei Carabinieri del R.I.S. di Roma, per determinare l’esatta modalità di estrazione del narcotico e quantificare la sostanza ancora in fase di lavorazione.

La mega villa lussuosa si trova in un complesso dietro il noto ristorante Prati di Coppola a Latina. Risulta proprietario dell’immobile un uomo, Saro Frezza, 40 anni, già coinvolto in inchieste giudiziarie e legato in particolar modo, almeno in passato, a un narcotrafficante di livello: Gianluca Ciprian. Quest’ultimo è stato imputato nel processo “Reset” e, come noto, è riuscito a scampare dalla condanne per il reato di associazione mafiosa dedita al narcotraffico contestata a diversi imputati del medesimo processo Reset.

Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, Ciprian era il maggior fornitore di droga del clan Travali di Latina, oltreché ad essere stato arrestato anni fa con un ingentissimo carico di droga in Spagna. Il suo nome rimanda a un universo che comprende i narcotrafficanti più importanti degli ultimi anni a Latina e provincia, capaci di avere contatti con l’estero: da Alessandro Radicioli fino a Fabio Nalin.

Anni fa, proprio per vendicare il furto subito dalla famiglia Radicioli, il sunnominato Ciprian, insieme a Saro Frezza e Fabio Nalin, sequestrarono, insieme al pugile Mirko Parisi, un giardiniere romano. Secondo la Procura romana che indagava, nel 2013 il giardiniere romano, ritenuto responsabile di un furto di un escavatore di proprietà del latinense Alessandro Radicioli (pezzo da novanta del narcotraffico pontino) – ucciso nel 2012 a Sezze Scalo, insieme a Tiziano Marchionne, presso il distributore di benzina su Via Monti Lepini -, sarebbe stato sequestrato dagli amici di Radicioli a Roma, condotto a Latina, minacciato e picchiato, nel tentativo di estorcergli la restituzione del mezzo meccanico o di pagare il corrispettivo del valore dell’escavatore, per poi infine essere abbandonato sulla Pontina. Da quel procedimento, sarebbero usciti tutti prosciolti.

È chiaro che la proprietà della villa, in cui sono stati trovati cinque soggetti nell’atto di confezionare e produrre cocaina, non può passare inosservata. Frezza è uscito dalle cronache giudiziarie negli ultimi anni, appena menzionato dai collaboratori di giustizia pontini, senza che però non è stato neanche indagato nell’indagine “Reset”.

Essere stato vicino a Ciprian e vedere il suo immobile implicato in una operazione anti-droga così importante non è sicuramente una evenienza da poco. Ciò che è probabile è che le indagini proseguono per risalire alla filiera che ha portato a un “pokerissimo” di soggetti, i quali avevano messo su un vero e proprio laboratorio per inondare il territorio di cocaina.




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 Bernardo Bassoli

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