A Berlino sta per essere avviato il progetto di videosorveglianza con intelligenza artificiale ma senza riconoscimento facciale a Kottbusser Tor. Il noto angolo di Kreuzberg, che da molti anni è considerato dalle forze dell’ordine una zona “calda”, diventa una delle prime località della capitale a sperimentare questa controversa tecnologia. In un secondo momento, è previsto che lo strumento venga utilizzato anche in altri punti che la polizia di Berlino considera a rischio criminalità, come la Warschauer Straße, a Friedrichshain. Qualora le forze dell’ordine fossero soddisfatte dei risultati della sperimentazione, l’amministrazione prevede un’estensione progressiva ad altre zone scelte secondo gli stessi criteri, come Alexanderplatz, Görlitzer Park e il Wrangelkiez.
A confermare l’avvio della sperimentazione è stata, lunedì scorso, l’Amministrazione degli Interni del Land di Berlino, precisando che l’avvio del progetto pilota è previsto per il terzo trimestre dell’anno.
Videosorveglianza senza riconoscimento facciale ma con riconoscimento comportamentale
Il sistema di videosorveglianza non prevede, in ottemperanza con l’AI Act, l’identificazione delle persone tramite riconoscimento facciale né la raccolta di dati biometrici: le immagini catturate dalle telecamere vengono trasformate in sagome anonime, di cui il software analizza unicamente i modelli di movimento all’interno delle aree monitorate.
Sugli schermi in dotazione al personale addetto compaiono dunque solo queste sagome e i loro spostamenti, non volti né tratti distintivi. Quando il software rileva comportamenti giudicati anomali come risse, presenza di persone armate, situazioni percepite come pericolose, genera un segnale di allerta rivolto agli operatori che monitorano le immagini. Sono questi ultimi a valutare la situazione e, se lo ritengono necessario, ad allertare le pattuglie sul territorio. Le registrazioni, oltre alla funzione di allarme in tempo reale, potranno essere utilizzate anche a posteriori, per ricostruire la dinamica di eventi criminali già avvenuti. Tra gli effetti attesi dall’amministrazione figura pure una riduzione del personale dedicato alla sorveglianza diretta.
Un primo collaudo della tecnologia, condotto all’interno di una struttura della polizia, risale a maggio e si è concluso, secondo quanto riferito dalle autorità alla rbb, con esito positivo.
Costi e tempistiche dell’appalto
Per la realizzazione tecnica del progetto pilota sono stati stanziati 16 milioni di euro. L’azienda incaricata di fornire la tecnologia sarà individuata in autunno, al termine di una procedura di selezione.
Guardando alle cifre più ampie del programma, relative alla tecnologia video nei luoghi ad alto tasso di criminalità, la DPA riporta stime di 2,47 milioni di euro di costi di investimento e 2,13 milioni di euro di costi operativi per il periodo compreso fra il 2026 e il 2030. Il sistema, secondo quanto anticipato dall’amministrazione, non resterà confinato alla prevenzione dei reati di strada, ma si estenderà alla protezione di edifici pubblici, a cominciare dal Rotes Rathaus, sede del governo cittadino, e dalla sede dell’Amministrazione degli Interni in Klosterstraße. Anche in questo caso il fornitore verrà scelto tramite gara, con decisione attesa entro fine settembre. L’avvio della fase di prova è fissato per dicembre e la sua durata è stimata in circa un anno. Per questo secondo ambito, riferito al biennio 2026-2027, sono previsti circa 1,76 milioni di euro di costi di investimento e 355.000 euro di costi operativi.
Le obiezioni del Chaos Computer Club: l’anonimizzazione non funziona
Le riserve sul progetto circolano da settimane. All’inizio di giugno, durante un’audizione della commissione Affari interni, l’esperto Matthias Marx, in rappresentanza del Chaos Computer Club, la principale associazione europea di hacker ed esperti di sicurezza informatica, ha messo in discussione la tenuta dell’anonimizzazione promessa dal sistema. Secondo Marx, le figure stilizzate generate dall’intelligenza artificiale potrebbero, in un secondo momento, essere ricondotte a persone reali attraverso tecniche come il riconoscimento dell’andatura, oggetto di ricerche già esistenti in materia, oppure incrociando i timestamp del materiale video.
Marx ha inoltre segnalato l’assenza di informazioni sui set di dati utilizzati per addestrare l’algoritmo, un vuoto che impedirebbe di escludere in partenza fenomeni di discriminazione nei risultati prodotti dal sistema. Resterebbe sconosciuto, allo stesso modo, il tasso di errore della tecnologia, ovvero la frequenza con cui strumenti analoghi hanno generato falsi allarmi in passato.
A sostegno di questa lettura, il rappresentante del CCC ha richiamato l’esperienza di due sperimentazioni già condotte in Germania, ad Amburgo e a Mannheim: in entrambi i casi il tasso di falsi allarmi si è rivelato molto alto e il sistema ha mostrato difficoltà a distinguere, per fare un esempio, un’aggressione fisica da un abbraccio. Marx ha aggiunto che le aziende produttrici di queste tecnologie operano anche in regimi come quello cinese, descrivendo l’intera iniziativa come una simulazione di sicurezza costosa e rischiosa.
Le reazioni dei partiti e del sindacato di polizia
Il fronte politico si divide. Verdi e Die Linke hanno espresso contrarietà al progetto pilota, articolando le proprie perplessità su due livelli. Sotto il profilo sociale, la ripresa continuativa degli spazi pubblici configurerebbe una forma di controllo intrusivo sui comportamenti dei cittadini. Sotto il profilo tecnico, l’affidabilità del sistema risulterebbe compromessa proprio nelle situazioni di grande affollamento, condizione ricorrente nei luoghi individuati per la sperimentazione.
La senatrice agli interni Iris Spranger (SPD) ha replicato di tenere in considerazione le obiezioni sollevate, aggiungendo che il confronto pubblico sul tema meriterà ulteriori approfondimenti. Ha comunque escluso, almeno allo stato attuale, un’estensione capillare della tecnologia all’intera città.
Posizione opposta quella del Gewerkschaft der Polizei (GdP), il sindacato di polizia, che si è schierato apertamente a favore della sperimentazione, indicandola come l’unica soluzione praticabile per garantire la sicurezza urbana in una capitale europea delle dimensioni di Berlino.
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Redazione Il Mitte
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