Il rientro dalle vacanze potrebbe coincidere con una nuova fiammata dei costi energetici per le famiglie italiane. Le tensioni internazionali e le difficoltà nei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz stanno infatti iniziando a trasferirsi sui mercati europei di gas, elettricità e carburanti, con settembre indicato come uno dei primi mesi in cui gli effetti potrebbero diventare più evidenti.

Secondo le stime elaborate da Nomisma Energia per Il Sole 24 Ore, sulla base degli attuali prezzi all’ingrosso, nel 2026 una famiglia tipo potrebbe arrivare a spendere 515 euro in più per gas ed elettricità rispetto al 2025, con un incremento complessivo del 23%. Aggiungendo benzina e gasolio, il maggiore esborso stimato raggiunge 876,8 euro in un anno.

Non si tratta, però, di un aumento automatico di 877 euro per tutte le famiglie. La cifra rappresenta una simulazione costruita su consumi standard e sull’attuale andamento delle materie prime. L’impatto effettivo dipenderà dal contratto sottoscritto, dai consumi e dall’evoluzione dei mercati nei prossimi mesi.

Gas, la voce che rischia di pesare di più

La componente più consistente della possibile stangata arriva dal gas. Nello scenario elaborato da Nomisma Energia, a settembre il costo in bolletta potrebbe raggiungere 137 centesimi al metro cubo, contro i 106 centesimi registrati nello stesso mese del 2025.

Per una famiglia con un consumo annuo di circa 1.400 metri cubi, il risultato sarebbe una maggiore spesa nell’arco del 2026 pari a circa 429 euro, quasi il 29% in più rispetto all’anno precedente.

Le pressioni sono già visibili sui mercati europei. Il Ttf di Amsterdam è tornato oltre i 60 euro per megawattora, dopo mesi in cui il mercato energetico aveva beneficiato di una situazione relativamente più stabile.

Anche i dati dell’Autorità mostrano il rialzo già avvenuto nella prima parte dell’estate: per il Servizio di tutela della vulnerabilità la componente legata all’approvvigionamento della materia prima gas era pari a 0,504871 euro per standard metro cubo a giugno 2026.

Sale anche l’elettricità

Il caro-gas finisce inevitabilmente per riflettersi anche sul mercato elettrico, dove le centrali alimentate a gas continuano ad avere un ruolo importante nella formazione dei prezzi.

Secondo le proiezioni di Nomisma Energia, a settembre il costo dell’elettricità in bolletta potrebbe attestarsi a 31,93 centesimi per kWh, rispetto ai 28,75 centesimi dello stesso periodo del 2025.

Per una famiglia con consumi pari a 2.700 kWh all’anno, l’aumento stimato sarebbe di circa 85,9 euro, pari all’11%.

Sommando le due voci, quindi, il maggiore costo annuale stimato per luce e gas raggiunge circa 515 euro.

Chi rischia di accorgersi prima dei rincari

La distinzione fondamentale riguarda il tipo di contratto. Gli aumenti dei prezzi all’ingrosso tendono infatti a trasferirsi più rapidamente sulle forniture indicizzate o a prezzo variabile, dove il costo dell’energia segue parametri come il Pun per l’elettricità e il Psv per il gas.

Chi dispone di un’offerta a prezzo fisso è invece generalmente protetto dalle oscillazioni della materia prima fino alla scadenza delle condizioni economiche previste dal contratto.

Questo significa che la stangata non arriverà nello stesso momento e con la stessa intensità nelle case degli italiani. Per alcuni utenti gli aumenti potrebbero comparire già nelle fatture successive, mentre altri potrebbero non risentirne immediatamente.

Benzina e diesel aggiungono altri 362 euro

Il conto diventa ancora più pesante considerando gli spostamenti in automobile. Anche benzina e diesel hanno risentito delle tensioni internazionali e dell’aumento delle quotazioni energetiche.

Nomisma Energia ipotizza per settembre un prezzo medio tra benzina e gasolio di 2,017 euro al litro, rispetto a 1,655 euro nel settembre 2025.

Considerando una famiglia che consuma complessivamente mille litri di carburante all’anno, la maggiore spesa arriverebbe a circa 361,8 euro, il 22% in più.

È proprio sommando questa cifra ai 515 euro previsti per luce e gas che si arriva alla stima complessiva di 876,8 euro di costi energetici aggiuntivi nel 2026.

Perché Hormuz è diventato il punto più delicato

Alla base delle preoccupazioni c’è soprattutto la situazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas.

Secondo il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, prima dell’aggravarsi della crisi attraverso lo stretto transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti petroliferi. Le rotte alternative e l’aumento dell’offerta da altre aree avrebbero compensato soltanto una parte dei volumi venuti meno.

Il problema riguarda anche i prodotti raffinati e, soprattutto per l’Europa, il gas naturale liquefatto. Il Qatar è uno dei principali esportatori mondiali di Gnl e proprio attraverso Hormuz passavano enormi quantità di gas destinate ai mercati internazionali.

È un punto particolarmente sensibile per l’Unione europea, che dopo la riduzione delle forniture russe ha aumentato fortemente la propria dipendenza dal Gnl importato via nave.

L’incognita dell’inverno

Finora la reazione dei mercati è rimasta relativamente contenuta rispetto alle dimensioni della crisi. Il petrolio Brent si mantiene su livelli elevati, ma ancora lontani dai massimi registrati nei momenti più tesi degli ultimi anni, mentre il gas europeo non si è avvicinato ai picchi estremi della crisi energetica del 2022.

È proprio questa relativa tenuta a preoccupare gli analisti: parte dello shock potrebbe non essersi ancora trasferita completamente sui prezzi pagati da famiglie e aziende.

Con la fine dell’estate diminuirà la domanda elettrica legata ai condizionatori, ma contemporaneamente si avvicinerà la stagione del riscaldamento, aumentando l’attenzione sulle scorte europee di gas.

Settembre potrebbe quindi rappresentare soltanto il primo banco di prova. I 515 euro in più per luce e gas e gli 876,8 euro includendo i carburanti restano proiezioni, non aumenti già stabiliti. Se però le tensioni geopolitiche dovessero continuare mentre l’Europa entra nell’inverno, il conto energetico potrebbe diventare ancora più pesante.




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 Martina Beretta

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