Redazione – Ha il volto pulito della meglio gioventù napoletana, un talento cristallino e una maturità artistica che smentisce clamorosamente la sua giovanissima età. Luigi Zeno non è più soltanto una “promessa” del panorama cinematografico e televisivo italiano, ma una solida e luminosa certezza. I numerosissimi premi collezionati tra il 2025 e il 2026, che lo hanno incoronato a più riprese come “miglior giovane attore italiano” (con tanto di solenni riconoscimenti da parte del Senato della Repubblica Italiana e del Parlamento Europeo), testimoniano un percorso costruito su studio, sudore e sacrificio.
Dal set di “Minerva” all’impegno sociale contro il bullismo
Formatosi presso la prestigiosa CinemaFiction Napoli (Scuola di Recitazione e produzione cinematografica), Luigi ha costruito fondamenta tecniche d’acciaio. Oggi è il protagonista indiscusso dell’attesissima fiction “Minerva – La scuola”, in onda dal 22 settembre su Netflix e già presentata in anteprima assoluta al Giffoni Film Festival. Una serie cruda ed emozionante, ambientata in un liceo militare napoletano, in cui emergono le fragilità e i conflitti interiori dei giovani costretti al rigore della vita in divisa. Un successo che lo sta già proiettando verso nuovi e importantissimi progetti nel circuito Rai.
Ma ciò che rende Luigi Zeno un artista speciale, e un vero modello per i suoi coetanei, è il suo fortissimo impegno sociale. Dopo aver recitato, ad appena 15 anni, nel toccante cortometraggio “La linea sottile” (diretto da Umberto Santacroce), Luigi è diventato un portavoce instancabile nella lotta contro il bullismo. Un impegno che lo ha portato, e lo porterà ancora nella prossima stagione, in un tour senza sosta tra scuole e teatri italiani per sensibilizzare i ragazzi su questa terribile piaga sociale.
L’INTERVISTA ESCLUSIVA
Siamo andati a incontrare Luigi Zeno per scoprire l’uomo che si cela dietro i copioni, per capire come vive le sue emozioni e come affronta la pressione di un successo così travolgente.
Come nasce in Luigi Zeno la passione bruciante per la recitazione e lo spettacolo?
«È una passione che mi porto dentro fin da piccolo. Ho sempre avvertito una forte attrazione per il cinema, il teatro e tutto ciò che permettesse di raccontare e veicolare emozioni. Guardavo i grandi attori sullo schermo e sognavo di poter, un giorno, trasmettere qualcosa di mio al pubblico attraverso un personaggio. Con il passare del tempo, quella che era una semplice curiosità si è trasformata in una vera e propria scelta di vita».
Ci racconti come si è sviluppato il tuo percorso professionale fino ad oggi?
«È stato un cammino costruito passo dopo passo, mattone dopo mattone, fatto di studio, grandi sacrifici e tantissima determinazione. Ho avuto il privilegio di fare esperienze trasversali tra cinema, fiction e vari progetti artistici. Ognuna di queste tappe mi ha aiutato a crescere, non solo professionalmente ma soprattutto umanamente. Ogni set mi ha lasciato qualcosa di indelebile e continua a formarmi».
Quali sono gli attori (del passato e del presente) con cui sogni o avresti sognato di condividere la scena?
«Se guardo al passato, il nome è uno solo: Massimo Troisi. Lo ammiro per la sua sensibilità artistica ineguagliabile e per quella straordinaria capacità di emozionare il pubblico con estrema semplicità. Per quanto riguarda il presente, dico Toni Servillo: ha il dono di conferire una profondità e un’autenticità assolute a ogni personaggio che interpreta. Condividere una scena con loro sarebbe per me il più grande dei privilegi artistici».
A quale grande artista ti ispiri nel tuo modo di recitare?
«La verità è che cerco di non ispirarmi a nessuno in particolare. Credo fermamente che uno degli aspetti più cruciali per un attore sia la capacità di risultare sempre diverso in ogni interpretazione. Ogni personaggio possiede un’anima propria, una sua storia e un modo del tutto unico di metabolizzare le emozioni. Secondo me, la vera regola aurea dell’attore è questa: non imitare mai, ma riuscire ogni volta a trasformarsi completamente».
Cosa ti appaga di più del mondo dello spettacolo e cosa, invece, ti spaventa?
«La soddisfazione più grande, impagabile, è riuscire a emozionare le persone che ti guardano, lasciando loro un messaggio su cui riflettere. La parte che mi fa più paura, invece, è probabilmente la cronica instabilità di questo ambiente e il rischio, sempre in agguato, di perdere la propria autenticità finendo per inseguire soltanto l’apparenza».
Il contrasto al bullismo è il tuo cavallo di battaglia sociale. Come affronti quotidianamente questo tema così delicato?
«Reputo il bullismo un problema gravissimo, che va affrontato con il dialogo aperto, con una solida educazione e, soprattutto, con una presenza concreta. Il messaggio deve essere chiaro: nessuno deve sentirsi lasciato solo. È fondamentale sensibilizzare i ragazzi, le famiglie e il corpo docente, perché solamente facendo rete si può davvero sperare di sradicare questo fenomeno».
Sei un ragazzo giovanissimo: come vivi il rapporto con i tuoi coetanei, considerando la tua crescente notorietà?
«Cerco di vivere tutto con assoluta semplicità. Amo confrontarmi con i ragazzi della mia età in modo spontaneo e naturale, senza innalzare alcun tipo di distanza o barriera. Perché alla fine della giornata resto semplicemente un ragazzo con i suoi sogni, le sue passioni e i suoi valori, esattamente come tanti altri».
Puoi svelarci qualcosa sui tuoi progetti attuali e futuri?
«Attualmente sono al lavoro su nuovi progetti artistici che, ne sono certo, mi permetteranno di compiere un ulteriore salto di qualità nel mondo della recitazione. Parallelamente, non ho alcuna intenzione di fermare il mio impegno sociale: ritengo sia un dovere morale utilizzare la propria visibilità per trasmettere messaggi positivi alla comunità».
C’è un grande sogno nel cassetto che speri di veder realizzato?
«Il mio sogno più grande è quello di riuscire a lasciare un segno autentico nel mondo dello spettacolo. Vorrei diventare un artista credibile e, al tempo stesso, una persona capace di tendere la mano e aiutare concretamente gli altri attraverso il proprio lavoro».
Di fronte a questa società complessa, Luigi Zeno si reputa un ottimista?
«Sì, mi reputo assolutamente ottimista, ma con un sano realismo. Sono convinto che il mondo abbia un disperato bisogno di ritrovare umanità, rispetto reciproco e capacità di ascolto. Anche in mezzo alle tempeste e nei momenti più difficili, continuo a pensare che noi giovani possiamo, e dobbiamo, essere il motore di un vero cambiamento positivo».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link



