Una caccia al tesoro per scoprire la Valle Soana: a Campiglia oltre cento persone giocano tra natura, storia e tradizioni


Per qualche ora Campiglia Soana si è trasformata in un grande tabellone da gioco. Gli indizi erano nascosti tra le vie del borgo, le tappe conducevano alla scoperta di storie, animali e biodiversità e il premio più importante, alla fine, non era arrivare primi. Era conoscere un pezzo di Valle Soana guardandolo con occhi diversi. Sabato 19 settembre oltre un centinaio di persone, tra adulti e bambini, hanno partecipato alla caccia al tesoro organizzata nella frazione di Valprato Soana, dentro il Parco Nazionale Gran Paradiso.

La formula era semplice: squadre, quattro itinerari e una serie di prove da superare nel centro storico. Ma dietro al gioco c’era un obiettivo più ambizioso. L’idea era dimostrare che un territorio di montagna può essere raccontato alle famiglie senza limitarsi alla classica escursione o alla visita guidata. Si può imparare qualcosa anche cercando un indizio, costruendo una seed bomb, incontrando gli animali allevati sul posto o ascoltando un personaggio che riporta in vita una storia della valle.

Le guide naturalistiche hanno accompagnato i partecipanti nelle diverse tappe proponendo attività pensate per coinvolgere insieme genitori e figli. In alcuni punti il gioco lasciava spazio alla creatività, in altri alla natura. Le cosiddette seed bombs, piccole sfere contenenti semi da utilizzare per favorire la nascita di nuove piante, sono diventate il punto di partenza per parlare di biodiversità, di specie vegetali e dell’equilibrio delicato dell’ambiente alpino.

Altrove il racconto passava invece attraverso le persone. Le visite narrate hanno utilizzato personaggi legati alla storia locale per far conoscere il territorio senza trasformare l’appuntamento in una lezione. È probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperimento: spiegare la montagna mentre la si vive, evitando di separare il divertimento dalla conoscenza.

Campiglia si presta bene a questo tipo di iniziativa. Il piccolo centro si trova in un ambiente in cui il paese e il paesaggio quasi si confondono: case, sentieri, boschi e montagne appartengono allo stesso colpo d’occhio. La caccia al tesoro ha sfruttato proprio questa caratteristica, facendo muovere le famiglie a piedi tra le vie e trasformando il borgo stesso in parte del gioco.

L’appuntamento era gratuito e si è svolto dalle 14 alle 18.30. Ogni squadra poteva essere composta da un massimo di cinque persone e riceveva un kit di gioco, oltre all’accesso a un’app dedicata. Il percorso comprendeva visite e attività e si concludeva con un momento conviviale e le premiazioni. Anche le condizioni meteorologiche favorevoli hanno aiutato una partecipazione che, secondo gli organizzatori, ha superato il centinaio di presenze.

Ma fermarsi ai numeri significherebbe perdere il significato vero dell’iniziativa. La giornata di Campiglia rappresentava infatti uno dei passaggi del progetto V.I.S.I.O.N.I. – Famiglie in Valle, nato per costruire un’offerta turistica più strutturata nelle Valli Orco e Soana. Non una manifestazione organizzata per riempire un pomeriggio di settembre, dunque, ma una sorta di prova sul campo di un lavoro cominciato mesi prima.

Il percorso ha coinvolto gli operatori turistici locali attraverso incontri, mappature e momenti di confronto. Il primo obiettivo è stato capire che cosa il territorio potesse già offrire a una famiglia con bambini e, soprattutto, che cosa mancasse. Da questo lavoro è nata una Carta dei Valori del turismo family, pensata per individuare alcuni principi comuni tra strutture ricettive, ristoratori e soggetti che propongono attività.

Il concetto è abbastanza intuitivo. Una famiglia che sceglie una località non valuta soltanto dove dormire. Cerca attività adatte ai bambini, ristorazione, informazioni semplici, servizi e possibilità di organizzare più giornate senza dover ricominciare ogni volta da zero. Per una valle composta da piccoli Comuni e numerosi operatori indipendenti, la sfida è quindi riuscire a presentarsi non come una somma di singole attività, ma come un’unica destinazione.

Proprio per questo il progetto ha lavorato anche sulla costruzione di pacchetti turistici, sugli strumenti di comunicazione e sulla formazione degli operatori. Gli aderenti alla Carta dei Valori hanno inoltre messo a disposizione convenzioni utilizzabili nel corso dell’anno, con agevolazioni su pernottamenti, ristorazione e attività. L’obiettivo è evidente: convincere chi arriva per un evento a non limitarsi a poche ore in valle, ma a fermarsi più a lungo o a tornare.

È un tema particolarmente importante per territori montani come questi. Portare visitatori per una singola giornata è relativamente più semplice; trasformare quella visita in una permanenza di più giorni significa invece generare ricadute più ampie per alberghi, ristoranti, negozi, produttori e attività locali. Il turismo delle famiglie può avere, da questo punto di vista, una caratteristica interessante: richiede esperienze diverse e tende a mettere in relazione più servizi nello stesso viaggio.

Il progetto V.I.S.I.O.N.I. coinvolge oggi Valprato Soana, Frassinetto e Pont Canavese. In origine il percorso comprendeva anche Noasca, che successivamente ha rinunciato alla partecipazione; nel settembre 2026 gli enti hanno quindi approvato una rimodulazione della convenzione e la prosecuzione del progetto fino alla fine dell’anno. Valprato Soana mantiene il ruolo di Comune capofila.

La caccia al tesoro è stata organizzata insieme a Turismo in Langa APS, associazione che da quasi quarant’anni lavora sulla promozione territoriale e sugli eventi nelle Langhe. Il format è uno di quelli già sperimentati dall’associazione in altri territori: utilizzare il gioco come strumento per far muovere le persone, portarle in luoghi che magari non avrebbero visitato e raccontare ciò che incontrano lungo il percorso.

Trasportato in Valle Soana, il modello assume però un significato particolare. Qui non serve inventare scenografie: ci sono già il borgo, il Parco Nazionale Gran Paradiso, le attività agricole, la storia e un patrimonio naturale molto forte. La difficoltà è piuttosto mettere questi elementi in relazione e renderli facilmente accessibili anche a chi arriva per la prima volta con due bambini e magari conosce poco la zona.

È questa, in fondo, la scommessa che la giornata di Campiglia lascia dietro di sé. Una caccia al tesoro può durare quattro ore. Costruire una destinazione per famiglie richiede invece anni, collaborazione e una rete capace di continuare a lavorare anche quando l’evento è finito.

Il risultato più interessante del 19 settembre, quindi, potrebbe non essere soltanto quello delle oltre cento persone che hanno seguito gli indizi tra le strade. È vedere operatori, Comuni, guide e attività locali provare a raccontare la stessa valle con una voce comune. Perché il vero tesoro, questa volta, non era nascosto alla fine del percorso: era tutto intorno.




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