le ipotesi del governo per la prossima manovra


Le case sono sempre più care, sia in affitto che per il prezzo di compravendita. Si tratta di un tema economico in grado di trasformarsi in emergenza sociale, con pesanti risvolti anche sugli equilibri politici. Ne è un perfetto esempio la Spagna dove, dopo settimane di proteste di piazza e accampamenti nelle città, il Parlamento ha bocciato i decreti d’emergenza sulla casa proposti dal governo socialista, innescando le dimissioni di Sanchez e il conseguente scioglimento delle Camere. In Italia, dove gli sfratti sono decine di migliaia ogni anno, il tema rappresenta uno dei nodi chiave della prossima manovra economica, con il governo Meloni impegnato a studiare alcune misure da inserire, soprattutto per agevolare i giovani.

I dati in Europa

Il problema riguarda tutta Europa, come testimoniano gli ultimi dati Eurostat relativi al secondo trimestre del 2026: i prezzi delle abitazioni nell’Ue registrano un aumento del 4,7%, mentre gli affitti crescono del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato italiano si mantiene in linea con la media europea. Su base congiunturale, rispetto al primo trimestre del 2026, i prezzi delle case salgono dell’1,2% e gli affitti dello 0,7%. 

Allargando il confronto tra il 2025 e il secondo trimestre del 2026, i prezzi nell’Ue crescono del 4,1% e gli affitti del 2,6%. A livello nazionale, confrontando il secondo trimestre del 2026 con la media annuale del 2025, i prezzi delle abitazioni aumentano più rapidamente degli affitti in ben 18 Paesi dell’Unione. Crescono anche le compravendite: nel 2025, rispetto al 2024, le vendite di abitazioni aumentano nella maggior parte dei Paesi Ue per i quali sono disponibili i dati, anche se il fenomeno, in tempi di tassi di interesse alti, è destinato a subire un calo notevole.

Il mercato immobiliare in Italia

In Italia, secondo le rilevazioni del portale immobiliare Idealista, il mercato residenziale chiude il terzo trimestre del 2026 con una flessione congiunturale dei prezzi dell’1,1%, assestandosi a una media di 2.031 euro al metro quadro. Su base annua il saldo rimane comunque positivo, con un +3,3% rispetto a settembre 2025, mentre a livello mensile le quotazioni si mantengono stabili.

Le misure da inserire in manovra

Il governo Meloni sta studiando diverse misure da inserire nella prossima legge di Bilancio: mosse che puntano a disinnescare l’emergenza abitativa, evitando le tensioni viste nel resto d’Europa. L’intenzione è quella di destinare le agevolazioni per gli affitti e per l’acquisto della prima casa soprattutto alle fasce più giovani.

Alcuni dettagli sono stati anticipati nei giorni scorsi dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, il quale spiega che, risorse finanziarie permettendo, sono allo studio incentivi per l’acquisto della prima casa dedicati agli under 36, l’estensione della possibilità di applicare l’Iva sulle operazioni di cessione e locazione di abitazioni poste in essere da società di compravendita e gestione immobiliare, la riduzione dell’aliquota Iva dal 10 al 5% per la locazione dei fabbricati residenziali (con l’ovvia esclusione degli immobili di lusso) e l’assimilazione ai fabbricati strumentali degli immobili residenziali locati dalle imprese di costruzione per superare l’attuale distinzione normativa.

Sul tavolo c’è anche una cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine. “Serve una formazione di qualità – ha dichiarato la premier Giorgia Meloni -, un lavoro sicuro e stabile, una retribuzione adeguata, una casa a un prezzo equo. Tutto quello che precostituisce le condizioni per mettere su una famiglia”.

I numeri sugli sfratti

Queste proposte si inseriscono in un contesto nazionale in cui sono migliaia le famiglie costrette a lasciare le abitazioni in cui vivono perché non riescono a sostenere le spese. Secondo l’indagine condotta dall’Ufficio Studi SoloAffitti, nel 2024 gli sfratti hanno superato quota 40mila, di cui tre su quattro scattano per morosità. Nello stesso anno le richieste di esecuzione presentate agli ufficiali giudiziari, comprensive delle decisioni accumulate negli anni precedenti, raggiungono quota 81.054, a fronte di 21.337 sfratti effettivamente eseguiti. Nel confronto annuale, i provvedimenti complessivi registrano una crescita di circa il 2%, mentre quelli specifici per morosità subiscono una leggera flessione del 2,2%. Al contrario, le richieste di esecuzione aumentano di circa il 10%, a fronte di un numero di sfratti eseguiti che si mantiene sostanzialmente stabile.

L’indagine sulle locazioni restituisce un quadro nitido delle difficoltà economiche legate all’abitare, evidenziando che il 37% degli inquilini indica la presenza di canoni superiori al proprio budget come ostacolo principale nella ricerca di un alloggio. Sul fronte opposto, il 74% dei proprietari dichiara di aver maturato crediti per affitti non pagati nel corso delle proprie esperienze di locazione. Quando si verifica una morosità, il 43% dei locatori avvia una procedura formale di sfratto, il 33% opta per un accordo diretto con l’inquilino per liberare l’immobile e il 17% accetta una restituzione spontanea delle chiavi con i canoni ancora insoluti, mentre il restante 7% attiva una garanzia o una polizza di tutela. La riconsegna delle chiavi non coincide quindi con il saldo del debito, confermando l’esistenza di una vasta dimensione di insolvenza che i soli conteggi giudiziari non riescono a descrivere interamente.

I tempi delle procedure giudiziarie

Secondo lo studio, il percorso comprende una fase stragiudiziale, nella quale si tenta una conciliazione tra le parti, una fase giudiziale per ottenere la convalida dello sfratto e, quando necessaria, una fase esecutiva per il rilascio dell’immobile. Nei casi analizzati, la fase stragiudiziale dura da due a quattro mesi. Per quella giudiziale, SoloAffitti rileva una durata mediana di 6,5 mesi, con un minimo di tre mesi e un massimo eccezionale di quattordici. Anche dopo il provvedimento del giudice, il rilascio richiede ulteriori passaggi e accessi dell’ufficiale giudiziario. Il 78% dei proprietari seleziona l’inquilino in base alla capacità di reddito, ma la verifica iniziale non elimina il rischio di difficoltà successive.

Ecobonus al 65%

Infine, restando sempre tra i temi di casa e manovra economica, tra le ipotesi al vaglio ci sono anche alcune novità che riguardano le detrazioni edilizie, con il governo impegnato a ridisegnare il pacchetto dei bonus in vista delle scadenze di fine anno. Per evitare il drastico taglio automatico del bonus ristrutturazioni, destinato a scendere al 36% per le prime case e al 30% per le seconde abitazioni, l’esecutivo sta valutando una rimodulazione degli incentivi. La proposta principale sul tavolo prevede l’introduzione di un Ecobonus unico stabilizzato al 65%, riservato esclusivamente agli interventi di efficientamento energetico più rilevanti e strutturali, con l’obiettivo di concentrare le risorse disponibili sulla sostenibilità e dare certezze al settore delle costruzioni. La manovra economica inizia a prendere forma, con la casa che potrebbe essere il vero “pilastro” del documento, l’ultimo del governo Meloni prima del ritorno alle urne.


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