Poco meno di cinque mesi dopo la commissione del 19 maggio, quando venne presentata per la prima volta l’ipotesi di un affidamento a un ente del terzo settore per restituire decoro a un luogo abbandonato da troppo tempo, il quadro è rimasto lo stesso. La richiesta di commissione congiunta è arrivata dal consigliere della Lega Stefano Angei e i commissari si sono ritrovati nella serata di giovedì 8 ottobre per un’oretta di discussione.
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Lo stato del minigolf di Varese, in via Copelli, è effettivamente problematico (come si vede nelle foto allegate nella galleria fotografica), senza che però siano pervenute segnalazioni o “allarmi” relativi alla sicurezza o al degrado. L’ultima gestione del minigolf è finita (male) all’inizio nel 2022 dopo diversi problemi e disagi.
La ricostruzione dell’assessora Buzzetti
L’assessora al Bilancio e Patrimonio ha spiegato che il compendio era gestito da un concessionario allontanato per due motivi. Il primo è la morosità prolungata, poi sanata con un rientro rateale concluso qualche mese fa. Il secondo è che la gestione aveva privilegiato la somministrazione di bevande e alimenti, con «schiamazzi notturni» e vetri abbandonati sul marciapiede di via Copelli, «quindi non veniva più raggiunto lo scopo e l’oggetto iniziale della concessione».
Con il locale liberato, in condizioni di manutenzione compromesse (sia lo stabile sia le piste), e con risorse per gli investimenti molto limitate («potevamo contare solo su alienazioni patrimoniali e oneri di urbanizzazione»), il Comune ha tentato due bandi nel 2022 e nel 2023. Erano molto aperti, con opere necessarie per il ripristino dell’attività quantificate in circa 49-50.000 euro a scomputo del canone, che nei primi sei anni non sarebbe stato pagato. Entrambi sono andati deserti. Buzzetti ha ipotizzato che chi si era fatto avanti non avesse la forza finanziaria per investire subito o per chiedere un finanziamento: «probabilmente era una proposta non ricevibile».
La strada del terzo settore
Nel frattempo, ha ricordato l’assessora, il codice del terzo settore ha permesso agli enti pubblici di concedere strutture in comodato gratuito, con contratti di durata ultra novennale che si avvicinano ai vent’anni e spese a carico del concessionario, per rendere l’investimento più ammortizzabile. Da lì sono nate manifestazioni di interesse informali: contatti con il terzo settore per progetti a sfondo sociale, ai quali di recente si sono affiancati operatori più commerciali, disponibili a presentare progetti in partenariato. Ad oggi, ha confermato l’assessora, non vi è alcun progetto finanziato dall’amministrazione».
La visione: oltre il “barettino”
Sul futuro l’assessora ha delineato un indirizzo politico. L’idea è sollecitare manifestazioni di interesse con progetti concreti e scadenze: «L’obiettivo è capire se lo schema che era buono vent’anni fa, quello del puro gioco del minigolf con il barettino, è ancora riproponibile. Noi riteniamo di no». Per evitare un nuovo bar all’aperto che porti «problemi di vivibilità e di pubblica sicurezza» in un contesto molto residenziale, il Comune apre a operatori non solo economici. Dopo le proposte potrebbe stanziare l’importo per gli interventi, che «magari potrebbero voler dire anche togliere completamente il manufatto» e risistemare un’area grezza per costruire qualcosa di diverso. Il ragionamento riguarda anche il parco dei nonni, oggi poco sfruttato perché manca un’area di ristoro, da collegare con l’area fitness a fine via Copelli, all’inizio di via San Francesco e a piazza Motta.
Angei (Lega): «Un bene pubblico che si depaupera»
«Quella è un’area di proprietà del Comune, un bene pubblico che, lasciato andare così, può caratterizzare un depauperamento del patrimonio», ha detto. «Il fatto che l’assessora in chiusura abbia confermato che non c’è la volontà di intervenire nemmeno per una messa in sicurezza lascia profondamente preoccupati».
Sul perché i bandi siano falliti, ha spiegato, la sua domanda era uno spunto di ragionamento: «Se l’amministrazione non ha a disposizione 50.000 euro per fare opere di messa in sicurezza e manutenzione su sue proprietà, la preoccupazione sulla stabilità del bilancio deve essere portata ai massimi livelli. Un intervento pubblico renderebbe il bene più appetibile e permetterebbe anche un canone più alto».
Giordano (FdI): «Non c’è nulla di concreto»
Salvatore Giordano ha espresso dubbi sull’orientamento: «Non ho ancora capito le intenzioni, se sono quelle di riproporre un ulteriore bando». A fronte di agevolazioni anche superiori a quelle del bando, «un canone a zero per nove anni, addirittura ventennale», ha chiesto se qualcuno del terzo settore abbia almeno un’idea progettuale, perché «non vorrei che l’incentivazione rimanga qualcosa di inutile». E ha chiuso: «Non abbiamo effettivamente nulla di concreto, neanche un’idea progettuale che ci permetta di fare ulteriori valutazioni e di determinare una tempistica».
De Amici (FdI): «Un segnale, o si chiude o si rilancia»
Eugenio De Amici ha parlato di «scarsa utilità» della commissione. «Mi sorge spontaneo dire: come mai una giunta tanto coraggiosa, che ha affrontato opere maggiori sulla città, si spaventa a prendere decisioni drastiche per una spesa di 50.000 euro? Mi sembra di vivere in una doppia realtà». Per lui oggi il minigolf non incontra più grande interesse, e va dato un segnale: «O lo si chiude drasticamente, o lo si fa risuscitare».
Esposito (Fi) e Capriolo (Pd), i recordman di preferenze a confronto
Domenico Esposito ha messo a confronto il minigolf con la ex scuola di Capolago, dove il Comune «ha speso circa 200.000 euro» e in questi giorni ci sarà l’inaugurazione: «Il Comune non ha la volontà di metterlo a posto». Ha ipotizzato anche un «riscontro elettorale», ricordando di aver sentito, da persone che abitano nelle palazzine di viale Sant’Antonio, che chiudere l’area sarebbe stato gradito per via del chiasso serale.
Buzzetti ha replicato di andare «molto fiera» di Capolago, progetto pilota (quello della ex scuola Baracca) su cui si sta costruendo una seconda esperienza alla scuola 4 novembre di San Fermo. Lì, ha spiegato, cinque enti hanno fatto un percorso di oltre un anno, arrivando a una «piccola casa delle associazioni», e il Comune ha speso circa 100.000 euro per rendere agibile la struttura. «Io non so se è un colpo elettorale, sulla politica faccio ancora molta fatica». Il problema del minigolf, ha aggiunto, è che «non vediamo quale potrebbe essere il progetto dei proponenti, perché non si è ancora formata un’idea definitiva». Per una zona centralissima e legata a un vissuto storico importante, il progetto deve essere altrettanto importante: «Magari non sono nemmeno 50, saranno 100.000 euro, e valuteremo se il progetto li vale, quando e se ci sarà».
Matteo Capriolo (Pd) ha difeso il metodo dell’amministrazione: «Il Comune non è solo quello che caccia i soldi: abbiamo visto in tante esperienze che questo modello non funziona più, perché a furia di costruire scatole diventano vuote». Ha riconosciuto una valenza sociale al luogo («certamente c’erano schiamazzi, ma era un posto di aggregazione soprattutto per i giovani») e ha chiesto che venga ripristinata, con una progettualità che aggreghi le persone.
La risposta finale
Alla domanda di Angei sulla sicurezza, Buzzetti ha risposto che le strutture comunali non risultano in uno stato di degrado tale da richiedere interventi urgenti e che ai suoi uffici «non risulta nessuna segnalazione né di occupazione abusiva né di crolli». «Di certo non è un bel vedere, lo vedo anch’io», ha aggiunto, ma ritenere che vadano stanziati soldi per la messa in sicurezza senza una progettualità «non è il caso».
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