Cento euro al mese in più in busta paga, fino a 1.200 euro all’anno. Il bonus Renzi c’è ancora, ma con un nome diverso: oggi si chiama “trattamento integrativo”, e continua a essere riconosciuto ai lavoratori dipendenti che rispettano determinati requisiti. Ma c’è chi potrebbe non averlo ricevuto, oppure aver incassato meno del dovuto. Attenzione però al calendario: lunedì 26 ottobre 2026 scade il termine per presentare il modello 730 integrativo.
Dagli 80 euro al trattamento integrativo: perché si chiama ancora bonus Renzi
Il bonus prende il nome da Matteo Renzi, che da presidente del Consiglio ha introdotto la misura rivendicandone la paternità più volte negli anni, specie in opposizione alle decisioni di Giorgia Meloni.
Eliminare il bollo per alcune categorie di auto e per i motorini è una buona idea. Abbassare le tasse è SEMPRE una buona idea. Dieci anni fa eliminammo IMU prima casa, Irap costo del lavoro, abbassammo il canone facendolo pagare meno ma tutti, demmo gli 80€. Ogni anno lanciavo una misura diversa per restituire i soldi ai cittadini. E lei mi dava del “venditore di pentole”! Per la legge di bilancio 2018 avevamo trovato 7 miliardi (non 2: sette!) per togliere del tutto il bollo. Quando lo dissi Meloni mi attaccò con questo tweet. E disse – che vergogna! – che lo facevo per nascondere la notizia dell’arresto di un sindaco PD. Questa è Giorgia Meloni. Una leader che aggredisce gli avversari e poi li copia: sulle trivelle, sull’Italicum, su tutto. Io sono diverso e dico a Meloni: togli il bollo davvero, non per finta! Ma le ricordo anche questo tweet per chiederle se ogni tanto le viene da vergognarsi almeno un po’. Togliere il bollo è giusto come lo era togliere IMU o IRAP costo del lavoro. E io non volevo nascondere la notizia dell’arresto di un sindaco, ma se proprio lo volete sapere: quel sindaco arrestato allora si chiamava Simone Uggetti, era il sindaco di Lodi e fu massacrato da gente come la Meloni. Ma poi fu ovviamente assolto con tante scuse. Anche quell’arresto fu una vergogna e la giustizialista Meloni lo cavalcò senza ritegno. Giorgia dovrebbe scusarsi oggi: con noi per la polemica, con Simone per il giustizialismo, con gli italiani per come governa. Secondo voi lo farà?
— Matteo Renzi (@matteorenzi) September 17, 2026
All’inizio prevedeva un credito di 640 euro per il 2014, distribuito a partire dalle retribuzioni di maggio fino a dicembre: il beneficio era conosciuto come bonus da 80 euro al mese. Dal 2015 è diventato strutturale, per un importo massimo di 960 euro annui.
Nel 2020 è arrivata la trasformazione in “trattamento integrativo”, con l’importo mensile di riferimento salito a 100 euro. Dal 2021 il tetto è di 1.200 euro l’anno, mentre dal 2022 sono cambiate le condizioni di accesso, con la soglia ordinaria ridotta a 15.000 euro e la possibilità di ottenere il beneficio fino a 28.000 euro soltanto in presenza di specifici requisiti.
Perché il bonus Renzi può mancare dalla busta paga
Il trattamento integrativo viene normalmente riconosciuto direttamente dal datore di lavoro. Il problema è che il calcolo viene effettuato sulla base delle informazioni disponibili durante l’anno, mentre il reddito effettivo può essere diverso da quello inizialmente previsto.
A dover controllare con particolare attenzione sono soprattutto i lavoratori che hanno cambiato impiego durante l’anno, quelli che hanno avuto più datori di lavoro o percepito altri redditi e chi non ha ricevuto il bonus in busta paga nonostante possieda i requisiti. La verifica può essere necessaria anche per i lavoratori domestici, il cui datore di lavoro normalmente non opera come sostituto d’imposta.
La stessa Agenzia delle Entrate chiarisce nelle istruzioni del modello 730/2026 che, se il datore di lavoro non ha erogato il trattamento integrativo, in tutto o in parte, l’importo spettante viene riconosciuto attraverso la dichiarazione dei redditi. Il controllo può però avere anche l’effetto opposto. Chi ha ricevuto un bonus maggiore di quello effettivamente dovuto può essere chiamato a restituire la differenza con il conguaglio fiscale.
Come verificare se hai diritto a un rimborso: dove guardare nel 730 e nella Cu
Per capire se ci sono soldi da recuperare bisogna partire dalla Certificazione Unica 2026, relativa ai redditi percepiti nel 2025, e confrontarla con il modello 730 già presentato.
I passaggi fondamentali sono tre:
- Controllare la Cu 2026. Il punto 390 indica se il datore di lavoro ha riconosciuto il trattamento integrativo, mentre il punto 391 riporta l’importo effettivamente erogato. Il punto 392 riguarda invece l’importo riconosciuto ma non erogato;
- Verificare il rigo “C14” del modello 730, dedicato al trattamento integrativo, e il prospetto di liquidazione 730-3, dove viene effettuato il ricalcolo del beneficio spettante;
- Confrontare quanto spettava con quanto è già stato riconosciuto, tenendo conto del reddito complessivo, dei giorni lavorati e di eventuali altre Certificazioni uniche.
Un esempio: un lavoratore che abbia diritto a 1.200 euro per l’intero anno, ma ne abbia già ricevuti soltanto 700, potrebbe avere una differenza di 500 euro da recuperare. Prima di presentare una correzione occorre però verificare che la somma non sia già stata riconosciuta nel 730 originario.
Bonus Renzi, scadenza 26 ottobre: come recuperare i soldi col 730 integrativo
Chi ha già presentato il 730/2026 e scopre un errore a proprio sfavore può presentare una dichiarazione integrativa entro lunedì 26 ottobre 2026. Il 730 integrativo deve essere presentato attraverso un Caf o un professionista abilitato, anche quando la dichiarazione originaria è stata inviata autonomamente online. Questa procedura può essere utilizzata quando la correzione determina un credito maggiore, un debito minore oppure non modifica l’imposta dovuta.
Ma il 26 ottobre non è l’ultima possibilità. Chi deve correggere il 730 può utilizzare anche il modello “Redditi persone fisiche” correttivo entro il 2 novembre 2026, secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Dopo questa data restano disponibili gli strumenti della dichiarazione integrativa nei termini previsti dalla legge.
Bonus Renzi 2026, a chi spettano i 100 euro al mese
Il nome è cambiato, ma nell’uso comune resta il bonus Renzi. Ed è proprio sotto questa denominazione che molti lavoratori continuano a cercare i 100 euro mensili nella propria busta paga. Per recuperare eventuali somme relative al 2025, attraverso il 730, bisogna rispettare precisi limiti di reddito.
| Reddito complessivo annuo | Quanto spetta |
| Fino a 15.000 euro | Fino a 1.200 euro, se è soddisfatto il requisito fiscale previsto dalla legge |
| Oltre 15.000 e fino a 28.000 euro | Importo variabile fino a 1.200 euro, solo se ricorrono specifiche condizioni sulle detrazioni |
| Oltre 28.000 euro | Il trattamento integrativo non spetta |
Per i redditi fino a 15.000 euro è necessario che l’imposta lorda calcolata sui redditi da lavoro interessati sia superiore alla detrazione per lavoro dipendente, diminuita di 75 euro rapportati al periodo di lavoro nell’anno. Per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro, invece, occorre un’ulteriore verifica: la somma delle detrazioni individuate dalla legge deve superare l’imposta lorda. In questo caso il bonus corrisponde alla differenza, entro il tetto di 1.200 euro.
Tra le detrazioni rilevanti rientrano quelle per lavoro e familiari a carico, gli interessi su determinati mutui o prestiti contratti entro il 2021 e le rate di alcune spese sostenute entro il 31 dicembre 2021, comprese quelle sanitarie e per interventi edilizi.
L’importo massimo è inoltre rapportato al periodo di lavoro: chi ha lavorato soltanto una parte dell’anno non ha automaticamente diritto all’intera somma.
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