Dopo gli anni del Superbonus e della spinta senza precedenti del Pnrr, il 2026 segna per l’edilizia sarda l’inizio di una nuova fase. La Sardegna affronta questo passaggio in una posizione migliore rispetto a pochi anni fa: le imprese sono più solide, il mercato immobiliare mostra segnali di tenuta e le opere pubbliche continuano a sostenere l’attività produttiva. Ma il comparto si trova davanti a una domanda decisiva: che cosa accadrà quando si esauriranno i grandi investimenti straordinari che hanno alimentato la crescita degli ultimi anni? È il tema che emerge con maggiore forza dall’ultimo rapporto dell’Ance Sardegna, l’associazione che riunisce gli operatori del settore edile di Confindustria.
Un cambio di ciclo per le costruzioni
Il dato più significativo che emerge dagli scenari elaborati da Ance è che il 2026 rappresenta uno spartiacque. Dopo una fase eccezionale, alimentata prima dagli incentivi fiscali e poi dagli investimenti europei, il settore entra in una stagione in cui dovrà dimostrare di poter mantenere livelli di attività elevati anche senza strumenti straordinari. Per la Sardegna le previsioni indicano una crescita degli investimenti nelle costruzioni del 5,4% in termini reali, in controtendenza rispetto al biennio precedente. Un risultato che arriva dopo il calo dell’1,6% registrato nel 2025 e che interrompe una fase di rallentamento iniziata dopo la forte espansione del triennio successivo alla pandemia. La crescita prevista non riguarda però in modo uniforme tutti i comparti delle costruzioni. A sostenere il settore sono soprattutto le opere pubbliche, mentre l’edilizia privata continua a mostrare elementi di fragilità. Questa distinzione è particolarmente importante perché consente di comprendere la vera natura della ripresa: una crescita fortemente legata alla spesa pubblica e alla realizzazione delle opere finanziate negli ultimi anni.
Il Pnrr continua a sostenere il mercato
La principale spinta arriva ancora dalle opere pubbliche. In Sardegna sono in corso centinaia di interventi finanziati con le risorse europee e nazionali, dalla riqualificazione di edifici pubblici alle infrastrutture, passando per scuole, reti idriche e opere ambientali. Lo stato di avanzamento dei cantieri è tra i più elevati del Mezzogiorno e la maggior parte degli interventi avviati si trova ormai in fase avanzata oppure è già stata completata. A sostenere il comparto contribuiscono anche gli investimenti degli enti locali. Negli ultimi anni la capacità di spesa dei Comuni è cresciuta sensibilmente e nel 2025 la spesa in conto capitale ha superato i 900 milioni di euro, un livello nettamente superiore a quello registrato prima della pandemia. Si tratta di un elemento decisivo per comprendere l’attuale fase dell’edilizia sarda. Se il Superbonus aveva distribuito la crescita in migliaia di piccoli cantieri privati, oggi il settore dipende molto di più dalla realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche.
Finisce l’effetto Superbonus
La stagione delle agevolazioni fiscali che hanno rivoluzionato il mercato tra il 2021 e il 2023 è ormai alle spalle. La riduzione progressiva degli incentivi ha provocato una frenata degli interventi di manutenzione straordinaria e riqualificazione energetica delle abitazioni. Dopo il boom degli anni passati, il mercato è tornato a volumi più vicini alla normalità. Secondo Ance, nel 2026 potrebbe registrarsi una moderata ripresa degli interventi grazie alle detrazioni ancora disponibili e alla crescente attenzione delle famiglie verso il risparmio energetico. Tuttavia il quadro appare profondamente diverso da quello vissuto durante la stagione del Superbonus. Per molte famiglie la decisione di ristrutturare dipenderà sempre più dalla convenienza economica dell’intervento e meno dall’esistenza di incentivi eccezionali.
Case: il paradosso di un mercato che compra ma costruisce poco
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il mercato residenziale. Le compravendite continuano infatti a crescere. La riduzione dei tassi d’interesse e il ritorno dei mutui hanno favorito la domanda di abitazioni, confermando un mercato immobiliare ancora dinamico. Contemporaneamente, però, continuano a diminuire le nuove costruzioni. I permessi per nuovi edifici residenziali mostrano una tendenza negativa e in diversi territori dell’isola si costruisce meno rispetto agli anni precedenti. È un fenomeno che rischia di produrre effetti di lungo periodo: da una parte cresce la domanda di abitazioni, dall’altra l’offerta di nuove case fatica ad aumentare. Una situazione che contribuisce anche alle tensioni sui prezzi e alle difficoltà di accesso alla casa, in particolare nelle aree urbane più attrattive.
L’emergenza abitativa riguarda sempre più il ceto medio
La questione dell’abitare è ormai diventata un tema economico oltre che sociale. L’aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti non colpisce soltanto le fasce più fragili della popolazione. Sempre più spesso le difficoltà riguardano anche famiglie con redditi da lavoro e capacità economiche intermedie. In particolare nell’area di Cagliari il costo dell’acquisto di un’abitazione assorbe una quota crescente del reddito disponibile delle famiglie. Una tendenza che si intreccia con la limitata disponibilità di nuovi alloggi, la pressione del mercato turistico e la crescita degli affitti brevi. Per il settore delle costruzioni il tema rappresenta una possibile area di sviluppo futura. Rigenerazione urbana, edilizia sociale e nuove politiche per la casa potrebbero infatti diventare uno degli assi portanti della domanda nei prossimi anni.
Imprese più sane, ma la dimensione resta un problema
L’edilizia sarda arriva a questo passaggio storico con aziende generalmente più robuste rispetto al passato. Gli anni della forte crescita hanno migliorato fatturati, redditività e capacità finanziaria. Il numero delle imprese in utile resta elevato e l’indebitamento medio appare più contenuto rispetto a prima della pandemia. Resta però una caratteristica strutturale del settore: la frammentazione. La maggior parte delle imprese opera con dimensioni molto ridotte, spesso con uno o pochi addetti. Una realtà che da un lato testimonia la forte diffusione dell’attività edilizia sul territorio, ma dall’altro rende più difficile affrontare le sfide della digitalizzazione, dell’innovazione e della competizione su cantieri sempre più complessi.
Il lavoro: cresce meno l’occupazione, cambia la domanda di competenze
Anche sul fronte occupazionale il settore sta entrando in una nuova fase. Le costruzioni continuano a rappresentare una componente importante dell’economia sarda e garantiscono occupazione a migliaia di lavoratori. Tuttavia la crescita degli addetti sta rallentando rispetto agli anni del boom. I dati delle casse edili mostrano un sostanziale consolidamento dei livelli occupazionali. Le ore lavorate restano elevate, mentre l’incremento degli iscritti procede a un ritmo inferiore rispetto agli anni precedenti. Non è il segnale di una crisi, ma piuttosto la conseguenza naturale della fine della fase espansiva straordinaria generata da Superbonus e Pnrr. Il problema principale per molte imprese non è più soltanto reperire manodopera, ma trovare personale qualificato. Tecnici specializzati, operatori con competenze digitali, professionisti dell’efficienza energetica e figure capaci di lavorare nei cantieri più complessi sono sempre più richiesti. A questo si aggiunge il tema del ricambio generazionale. Molte aziende segnalano difficoltà nell’attrarre giovani verso professioni che stanno cambiando rapidamente ma che continuano a soffrire una carenza di personale qualificato.
La vera partita inizia ora
La fotografia del 2026 restituisce un settore che, nonostante il rallentamento di alcune componenti, continua a mostrare una buona capacità di tenuta. Le opere pubbliche garantiscono ancora lavoro, il mercato immobiliare resta attivo e le imprese presentano condizioni economiche migliori rispetto al passato. Ma il futuro dipenderà dalla capacità di trasformare una fase eccezionale in una crescita strutturale. Quando il Pnrr arriverà a conclusione, l’edilizia dovrà trovare nuovi motori di sviluppo. Dalla rigenerazione urbana alle infrastrutture, dalla transizione energetica all’emergenza abitativa, i temi non mancano. La differenza la farà la capacità di tradurre queste necessità in investimenti concreti. Perché il 2026 potrebbe essere ricordato sia come l’ultimo anno del boom sia come il primo di una nuova stagione per le costruzioni sarde.
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