Manovra 2027, Giorgetti tratta con Bruxelles: alla famiglie fondi per l’energia


La prossima legge di Bilancio passa anche dalle bollette. Con i prezzi dell’energia tornati a spingere l’inflazione e a comprimere il potere d’acquisto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti prova a ottenere da Bruxelles un’interpretazione più ampia delle nuove regole europee: utilizzare almeno una parte delle risorse autorizzate per la sicurezza energetica anche per proteggere le famiglie dalle conseguenze dello shock dei prezzi.

Il confronto con la Commissione è ancora aperto e proprio da questo negoziato dipenderà una parte importante della manovra 2027. Giorgetti, intervenendo il 12 ottobre davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha spiegato che il governo vorrebbe utilizzare la clausola anche per rispondere alle difficoltà concrete provocate dall’aumento dei costi energetici, ma ha riconosciuto che il perimetro delle misure ammissibili non è ancora definito.

Quasi 29 miliardi tra energia e difesa

Il punto di partenza è la cosiddetta clausola nazionale di salvaguardia, che permette temporaneamente agli Stati di deviare dal normale percorso della spesa pubblica per fronteggiare esigenze straordinarie.

Per l’Italia il governo ha previsto di utilizzarla nel 2027 e 2028 per un massimo dello 0,6% del Pil ogni anno, diviso sostanzialmente a metà tra difesa e sicurezza energetica. In termini nominali si tratta di circa 14,4 miliardi all’anno, poco meno di 29 miliardi nel biennio, dei quali all’incirca 7,2 miliardi l’anno destinati all’energia.

È una cifra importante, ma non equivale a un fondo da distribuire liberamente. Le regole europee collegano la flessibilità energetica soprattutto a interventi capaci di ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e rendere più resiliente il sistema energetico. La flessibilità per l’energia è inoltre limitata allo 0,3% del Pil in un singolo anno e allo 0,6% cumulato nel periodo 2026-2028.

Il nodo

Le indicazioni europee privilegiano investimenti strutturali: efficienza energetica, elettrificazione dei consumi, reti, produzione e stoccaggio di energia pulita, infrastrutture e riduzione della dipendenza energetica. Il Documento programmatico italiano riconosce invece che gli interventi di semplice calmieramento dei prezzi non rientrano automaticamente nel perimetro della clausola.

Il governo sta quindi cercando una soluzione che permetta di collegare alcuni interventi per famiglie e imprese alla sicurezza energetica senza trasformare la clausola in un nuovo bonus generalizzato sulle bollette.

Giorgetti ha lasciato intendere che il pacchetto potrebbe cambiare anche sensibilmente in funzione dell’esito del negoziato europeo: il ministero dispone di più ipotesi di intervento e deciderà quali utilizzare soltanto quando sarà chiaro quali spese Bruxelles considererà compatibili con la clausola.

Non solo sconti in bolletta: allo studio interventi strutturali

Fra le ipotesi già circolate figurano incentivi per efficienza energetica degli edifici, pompe di calore, fotovoltaico, trasporto pubblico e riduzione strutturale dei consumi, oltre a misure per imprese particolarmente esposte ai costi energetici. Parte delle risorse potrebbe inoltre essere destinata a infrastrutture elettriche e ferroviarie, accumuli, biometano e altri interventi destinati a ridurre nel tempo la vulnerabilità italiana alle oscillazioni di gas e petrolio.

Un bonus sulle bollette abbassa il conto immediatamente ma esaurisce i propri effetti quando finiscono i finanziamenti; un investimento nell’efficienza energetica o nella produzione domestica di energia richiede più tempo, ma può ridurre stabilmente i consumi. Proprio su questo equilibrio si concentra ora la trattativa.

Il governo valuta di prorogare le tutele sull’elettricità

C’è anche un altro intervento che potrebbe incidere sui consumatori. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sta valutando una proroga fino al 31 dicembre 2027 del Servizio a tutele graduali, che secondo le regole attuali dovrebbe terminare il 31 marzo. La misura riguarderebbe clienti domestici non vulnerabili, microimprese e Pmi coinvolti nel sistema.

L’Ufficio parlamentare di bilancio è molto netto: una volta escluse le spese per difesa ed energia coperte dalla clausola, nel 2027 non esistono margini per finanziare ulteriori interventi in deficit. Ogni nuova misura dovrà quindi essere compensata con tagli di altre spese oppure con maggiori entrate.  Questo rende molto più difficile finanziare contemporaneamente tutte le richieste arrivate dalla maggioranza: riduzione dell’Irpef per il ceto medio, interventi sulle pensioni, agevolazioni per i giovani, sostegno alle imprese e misure per le famiglie.

Ed è anche il motivo per cui Giorgetti ha aperto alla possibilità di chiedere un contributo ai settori che dispongono di maggiori margini, compresi banche, assicurazioni e società energetiche, senza tuttavia indicare ancora uno schema fiscale preciso.

La Corte dei Conti: gli aiuti devono essere mirati

Proprio per questo la Corte dei Conti invita però a evitare una replica indiscriminata delle misure utilizzate nelle precedenti crisi energetiche.

Secondo i magistrati contabili, eventuali sostegni dovrebbero essere selettivi, concentrati sulle famiglie con redditi più bassi e sulle imprese maggiormente esposte. Interventi generalizzati come riduzioni delle accise o compensazioni distribuite senza distinguere il reddito hanno infatti costi elevati per le finanze pubbliche e possono disperdere risorse anche verso chi non ne avrebbe realmente bisogno.

La conseguenza è che, a metà ottobre, la legge di Bilancio 2027 non ha ancora una forma definitiva. La Commissione ha aperto alla richiesta italiana di flessibilità, ma la procedura richiede ancora il completamento del passaggio europeo e soprattutto la definizione puntuale di quali interventi energetici potranno essere coperti dalla clausola. Giorgetti ha indicato come obiettivo la chiusura della manovra attorno al 20 ottobre, ammettendo però che il negoziato potrebbe anche far slittare i tempi.


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