Si lavora all’ultima legge di bilancio della legislatura prima delle elezioni del 2027, e proprio per questo la maggioranza vorrebbe misure visibili per una platea ampia. I conti però lasciano poco spazio. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti continua a insistere sulla scarsità delle risorse, mentre i partiti spingono per un taglio delle tasse da presentare agli elettori. Lo stesso Documento programmatico di finanza pubblica certifica che non ci sono abbastanza soldi per fare tutto: ogni misura dovrà avere una copertura integrale.
Il quadro dei numeri spiega la prudenza. Il governo prevede un deficit al 3,4% del Pil nel 2027 e al 3,3% nel 2028, con una crescita dello 0,8% nel 2027. Lo stesso Giorgetti ha ammesso che fare previsioni “diventa sempre più complicato”.
Il calendario e l’attesa sino a novembre
Il 13 ottobre è stato il giorno decisivo. In mattinata le Camere hanno approvato il Documento programmatico di finanza pubblica e lo scostamento da 29 miliardi per energia e difesa. In serata il Consiglio dei ministri ha varato il Documento programmatico di bilancio, l’ossatura della legge da inviare a Bruxelles. Le misure concrete, però, restano congelate fino a novembre.
Lo scostamento chiesto all’Europa vale lo 0,3% del Pil per l’energia e lo 0,3% per la sicurezza nel 2027, con una previsione analoga per il 2028. Non sono soldi da spendere liberamente: è un margine di deficit in più per investimenti ammessi dalle regole europee, che alleggerisce solo indirettamente il bilancio ordinario. Da quella flessibilità dipende molto di ciò che entrerà nella manovra.
Le prossime tappe sono fissate. Entro il 20 ottobre il disegno di legge dovrebbe arrivare in Parlamento, ma lo stesso governo non esclude di sforare. Il 24 novembre la Commissione europea darà il suo parere sul documento italiano.
Le misure sicure: salari e contratti
La misura con le maggiori probabilità di entrare è il rinnovo della tassazione agevolata al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali, per i redditi fino a 33mila euro. Potrebbe essere estesa anche agli aumenti salariali dei giovani. La premier Giorgia Meloni ha confermato l’intenzione di mantenere la flat tax sugli aumenti contrattuali, considerata essenziale per proteggere le buste paga in una fase di inflazione elevata. Non è però una misura a costo zero: l’intero pacchetto di agevolazioni su aumenti contrattuali, festività e produttività vale circa 2,6 miliardi.
Le pensioni: l’aumento è già scritto
Sul fronte previdenziale c’è una certezza che non dipende dalla manovra: dal 2027 i requisiti per la pensione salgono di un mese per l’adeguamento alla speranza di vita. L’Inps ha già fissato la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese e quella anticipata a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. L’aumento è stato limitato a un mese dalla legge di bilancio 2026. Il nodo politico è se intervenire ancora, ma le proposte più costose hanno poche possibilità.
Irpef: il taglio per il ceto medio vacilla
Doveva essere il punto di partenza della manovra, e invece è la misura più in bilico. L’ipotesi è estendere l’aliquota del 33% ai redditi fino a 60mila euro, oggi applicata fino a 50mila. Costerebbe circa 2,5 miliardi. Negli ultimi giorni, però, perfino il taglio Irpef per il ceto medio ha cominciato a vacillare, e le dichiarazioni del governo sulle misure candidate sono diventate sempre più caute, accompagnate dalla formula “risorse permettendo”.
Flat tax per i giovani e forfettario: le idee sul tavolo
Tra le novità più attese c’è la flat tax per i giovani, proposta da Giorgetti: una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio concessi dalle aziende ai lavoratori under 30 e under 35. Il costo stimato è contenuto, circa 350 milioni, il che la rende tra le ipotesi più praticabili. Più difficile l’innalzamento della soglia del regime forfettario per le partite Iva, che Giorgetti ha ipotizzato di portare da 85mila a 100mila euro. Sul tavolo c’è anche il ritorno della cedolare secca per i negozi, con alcune limitazioni.
Casa: senza intervento il bonus scende al 36%
Il capitolo casa è uno dei più sensibili. Se la manovra non interviene, dal 2027 la detrazione per i lavori sull’abitazione principale scende dal 50% al 36%. Nel centrodestra cresce la spinta per rinviare almeno in parte il taglio, confermando il 50% sulla prima casa e prorogando strumenti collegati come il bonus mobili. Si studia anche un Ecobonus potenziato al 65% per gli interventi di efficienza energetica, ma anche questa misura dipende dalle coperture.
Le misure più a rischio: bollo auto, pensioni minime, indicizzazione
Alcune proposte sembrano destinate a restare sulla carta, o a essere fortemente ridimensionate. L’abolizione del bollo auto per alcune vetture sarebbe per ora temporanea, limitata al 2027, costerebbe 2,3 miliardi e richiederebbe nuove coperture.
Ancora più difficili le richieste sulle pensioni. La proposta di Forza Italia di portare tutte le pensioni a 1.000 euro al mese viene giudicata insostenibile. Indicizzare pienamente tutti gli assegni, compresi quelli più alti, costerebbe circa 12 miliardi. Nel libro dei desideri della maggioranza ci sono anche la tredicesima detassata e una flat tax incrementale, misure popolari ma con costi ancora poco chiari.
Il nodo delle coperture: tocca alle banche?
Per finanziare le misure il Mef valuta un nuovo contributo di banche e assicurazioni tra 2 e 3 miliardi di euro. La questione divide la maggioranza e i due vicepremier: Matteo Salvini chiede un prelievo più consistente, Antonio Tajani si dice contrario a nuove tasse sulle banche. Giorgetti non si è sbilanciato, ma ha lasciato intendere che il contributo arriverà: “Tutti quelli che avranno la possibilità di contribuire in questo momento contribuiranno”.
Cosa aspettarsi
La manovra 2027 si presenta come una partita a due tempi. Le poche misure sicure, la detassazione degli aumenti contrattuali e l’adeguamento automatico delle pensioni, sono la continuazione di scelte già fatte. Tutto il resto, dal taglio Irpef alla flat tax per i giovani fino al bonus casa, dipende da tre fattori: quanta flessibilità concederà Bruxelles sull’energia, quante risorse arriveranno da banche e assicurazioni e quanto peserà la pressione elettorale dei partiti. Il testo definitivo si conoscerà solo tra novembre e dicembre. Fino ad allora, per famiglie e contribuenti, la regola è distinguere tra annunci e misure con una copertura reale.
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