Occhio alla certificazione delle stufe e delle caldaie a pellet e alla qualità delle biomasse utilizzate. Con l’avvio della stagione del riscaldamento ripartono i controlli e scatta lo stop alle stufe più inquinanti. Chi ignora i divieti rischia multe fino a 5.000 euro. Via libera solo per i generatori classificati a cinque stelle e per le biomasse certificate secondo la normativa UE.
Stretta anche sugli incentivi fiscali in seguito all’entrata in vigore della Direttiva RED III che esclude dalle agevolazioni il passaggio dal gas a pellet e introduce nuovi limiti in merito alle emissioni di particolato. Ecco il quadro completo di divieti e novità.
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Lisa De Simone, Esperta in materia legislativa, si occupa di disposizioni normative e di giurisprudenza di interesse per il cittadino e il tecnico. Collabora da anni con Maggioli Editore, curando alcune rubriche on line di informazione quotidiana con particolare attenzione alle materie fiscali ed edilizie.
Lisa De Simone | Maggioli Editore 2026
Normativa e controlli
L’apertura della stagione termica coincide con la ripartenza dei controlli e l’applicazione di sanzioni per l’esercizio di stufe, camini e caldaie a biomassa non conformi. Il coordinamento tra le politiche di risanamento della qualità dell’aria dei bacini regionali e i meccanismi di incentivazione statale ha subito una profonda trasformazione strutturale, definendo un quadro operativo rigido.
Multe salate per chi non rispetta vincoli e divieti. Sul fronte delle sanzioni, la ripartenza dei controlli sulle emissioni a livello locale si basa sulle disposizioni dell’articolo 15, comma 5 del D.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) e sulla classificazione dei generatori introdotta dal D.M. n. 186/2017.
Multe da 500 a 5.000 euro per impianti non conformi
In base alle nuove disposizioni aggiornate, in tutti i casi è obbligatorio l’utilizzo esclusivo di pellet certificato ENplus A1. Questa classificazione è riservata a pellet prodotto esclusivamente con legno vergine o residui di segheria non trattati chimicamente, con un contenuto di ceneri molto basso, un’elevata resa termica e un potere calorifico elevato.
Per quanto riguarda invece le sanzioni, la norma nazionale stabilisce sanzioni amministrative pecuniarie da un minimo di 500 euro fino a un massimo di 5.000 euro per l’inosservanza dei requisiti tecnici e dei limiti di emissione degli impianti termici civili.
La vigilanza sul rispetto delle norme è a livello regionale e le regole sono dettate nei rispettivi piani sulla qualità dell’aria. Le delibere delle Regioni del Bacino Padano (Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna) applicano il sistema di controlli vietando l’esercizio dei dispositivi sotto le 3 o 4 stelle in presenza di impianti alternativi di riscaldamento.
I controlli in Lombardia
Nello specifico in Lombardia scattano i nuovi requisiti emissivi ed impiantistici obbligatori per i generatori a biomassa (legna, pellet, cippato) con potenza superiore a 35 kW, impiegati tipicamente in showroom, pertinenze commerciali o contesti centralizzati. Per le stufe e i camini domestici inferiori a 35 kW, l’adeguamento ai nuovi parametri strutturali è fissato al 15 ottobre 2027, fermi restando i controlli ordinari sulla classe ambientale.
Operativamente le autorità competenti eseguono controlli a campione che non si limitano alla verifica della targa ambientale (le “Stelle”). La sanzione amministrativa scatta in automatico in caso di mancata registrazione dell’impianto al catasto termico regionale elettronico, assenza del libretto d’impianto aggiornato o omissione della manutenzione ordinaria annuale della canna fumaria.
Le regole in Piemonte e Veneto
Anche in Piemonte è previsto l’obbligo di iscrizione al catasto regionale e il divieto di utilizzo per i generatori sotto le 3 stelle.
Quando ARPA Piemonte rileva il superamento dei limiti di PM10 e dichiara un livello di allerta, scattano stop più rigidi, ossia divieto di utilizzo di generatori a biomassa legnosa che non raggiungano almeno le 5 stelle.
In Veneto le limitazioni all’uso di generatori di calore a biomassa (stufe e camini a legna, pellet o cippato) sono in vigore fino al 30 aprile di ogni anno. Su tutto il territorio regionale del Veneto, esclusa la zona “Prealpi e Alpi” è previsto il divieto di combustione di biomasse per stufe inferiori alla categoria ambientale “3 stelle”.
Il blocco in Emilia-Romagna
Analoghe le regole nella Regione Emilia-Romagna. In tutti i comuni di pianura fino al 31 marzo, in presenza di un impianto di riscaldamento alternativo, è vietato l’utilizzo di impianti di riscaldamento domestico a biomassa legnosa fino a 3 stelle incluse. In caso di attivazione di misure emergenziali per la qualità dell’aria, sono limitati anche gli impianti fino a 4 stelle incluse.
Inoltre, in tutto il territorio regionale, inclusa la zona Appennino, in caso di nuovi impianti è comunque vietato installare generatori di calore a biomassa con prestazioni inferiori a quelle della classe a 5 stelle.
Niente incentivi per lo switch da gas a biomassa
Infine, a livello nazionale, la Direttiva RED III, ha modificato i criteri d’accesso alle detrazioni fiscali e al Conto Termico gestito dal GSE. La novità più rilevante riguarda l’esclusione totale da qualsiasi forma di incentivo pubblico per gli interventi che prevedono il passaggio da un generatore alimentato a gas naturale o GPL a impianti a biomassa.
Consentiti invece in caso di passaggio alla classe a cinque stelle in caso di generatori meno efficienti. In tutti i casi deve essere garantito il rispetto del limite di particolato a 1 mg/Nm³. Deroga valida esclusivamente qualora si intenda sostituire un impianto a GPL o gas naturale in specifiche zone non metanizzate (es. per aziende agricole o forestali).
I bandi regionali
La sostituzione delle stufe è finalizzata con il Bonus Casa al 50% o con il Conto Termico. Chi ha richiesto il Conto Termico può accedere anche ai bandi regionali che prevedono incentivi integrativi, così che la spesa possa essere coperta al 100%. Il requisito del passaggio dal Conto Termico è determinante perché consente alle Regioni di evitare la verifica della compatibilità dei prodotti, dato che questa è già stata fatta dal GSE.
Al momento per i privati sono aperti bandi in Abruzzo e Umbria, ma conviene monitorare il sito della propria Regione perché di norma i bandi sono pubblicati proprio l’inizio della stagione del riscaldamento, e le risorse si esauriscono in fretta.
Per le imprese, invece, al momento è attivo un bando in Valle d’Aosta, che riconosce contributi per progetti di efficientamento dei siti produttivi utilizzabili anche per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili (comprese le biomasse ad alta efficienza per scopi industriali o aziendali) con un’intensità di aiuto che varia dal 30% al 60%.
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