Bollo auto, nel 2027 cambia tutto: chi risparmia davvero e perché lo sconto non guarda il reddito


Un pensionato con una piccola utilitaria, un pendolare che vive in provincia e un professionista con una city car riceveranno lo stesso tipo di sconto: nel 2027 il bollo non guarderà il reddito, ma la potenza riportata sul libretto. In Piemonte la misura coinvolgerà oltre 1,6 milioni di persone, ma il suo valore sociale dipenderà da chi si trova davvero dietro quegli 80 kW.

Non esiste ancora una banca dati pubblica che incroci, proprietario per proprietario, la potenza del veicolo con reddito, età, composizione familiare e comune di residenza. Non è quindi possibile affermare con precisione quanta parte dei circa 180 milioni di euro resterà alle famiglie meno abbienti, al ceto medio o ai nuclei con redditi elevati. I dati disponibili consentono però di delimitare la platea, misurare la distribuzione territoriale e capire quali profili hanno maggiori probabilità di beneficiare della misura.

Il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sospende per il 2027 la tassa automobilistica dovuta dalle persone fisiche per le autovetture alimentate, anche in combinazione con altre fonti, a benzina o gasolio e con potenza non superiore a 80 kW, circa 109 cavalli. La norma comprende inoltre motocicli e ciclomotori, ma pone limiti precisi: il beneficio spetta per un solo veicolo e non si somma automaticamente tra automobile e moto.

Se una persona possiede più auto agevolabili, l’esenzione si applica a quella con la potenza più bassa; a parità di potenza, al mezzo con il bollo meno oneroso. Per le due ruote il beneficio interviene, in sostanza, quando il proprietario non usufruisce già dell’esenzione per un’automobile entro la soglia. Questo spiega la differenza tra i veicoli tecnicamente compatibili e i beneficiari effettivi.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha contato in Piemonte 1.796.841 persone con almeno un veicolo entro gli 80 kW e 2.456.791 mezzi sotto la soglia. Le stime regionali, una volta applicati i vincoli del decreto, riducono invece i beneficiari a 1.636.491: 1.416.089 per le automobili e 220.402 per moto e scooter. Il numero dei mezzi non equivale dunque al numero degli sgravi.

Il vantaggio premia chi possiede almeno un mezzo, non chi ha il reddito più basso

Dal punto di vista redistributivo, il primo dato da tenere fermo è che il provvedimento non utilizza l’Isee né scaglioni reddituali. Due proprietari della stessa automobile ottengono lo stesso beneficio anche se hanno disponibilità economiche molto diverse. Restano invece esclusi coloro che non possiedono un veicolo, usano soltanto il trasporto pubblico oppure guidano un’auto intestata a una società o detenuta in leasing.

La soglia degli 80 kW seleziona soprattutto utilitarie, city car, molte compatte e una parte delle motorizzazioni familiari meno potenti. È ragionevole ritenere che la misura raggiunga numerosi pensionati, lavoratori dipendenti, giovani proprietari e famiglie che conservano un’auto non recente. Non si può tuttavia trasformare questa probabilità in una fotografia sociale certificata: anche nuclei ad alto reddito possono possedere una seconda casa con una piccola vettura, mentre una famiglia dal reddito modesto può utilizzare un diesel familiare appena sopra il limite e continuare a pagare.

Il Piemonte presenta inoltre differenze economiche interne importanti. Secondo l’Istat, nel 2021 il reddito disponibile equivalente mediano regionale era di 19.400 euro annui, superiore al dato italiano di 17.500 euro. La distribuzione provinciale, però, non era uniforme: nel Verbano-Cusio-Ossola, per esempio, il 10% più povero disponeva al massimo di 4.000 euro equivalenti annui. Questi indicatori descrivono la fragilità economica dei territori, ma non possono essere sovrapposti automaticamente all’archivio dei veicoli.

La distribuzione geografica è più nitida. Nella Città metropolitana di Torino sono stimati 809.550 beneficiari, quasi la metà del totale piemontese. Seguono Cuneo con 230.977, Alessandria con 163.717, Novara con 141.784, Asti con 85.159, Biella con 73.705, Vercelli con 66.757 e il Verbano-Cusio-Ossola con 64.842.

I valori assoluti riflettono innanzitutto la diversa consistenza della popolazione e del parco circolante. A Torino e provincia risultano registrati circa 1,58 milioni di veicoli: quelli associati alla platea agevolata sarebbero il 51%. Su scala regionale, i beneficiari rappresenterebbero circa il 56% dei possessori di auto e moto considerati nelle stime della Regione.

Il peso sociale del risparmio può essere maggiore nelle aree rurali, montane e periurbane, dove l’automobile è spesso indispensabile per raggiungere il luogo di lavoro, una scuola, un ospedale o una stazione. Anche in questo caso, però, i dati pubblicati non quantificano la platea sotto gli 80 kW per comune né la mettono in relazione con qualità e frequenza del trasporto pubblico. Si può parlare di maggiore utilità potenziale, non di una distribuzione già dimostrata.

La Regione stima un mancato gettito di poco inferiore a 171 milioni di euro per le automobili, al quale si aggiungerebbe una somma nell’ordine di una decina di milioni per le moto. Rapportando in modo puramente aritmetico 180 milioni a 1,636 milioni di beneficiari si ottiene un vantaggio medio vicino a 110 euro. È soltanto una media statistica: l’importo effettivo dipende da potenza, classe ambientale, alimentazione ed eventuali riduzioni già applicate.

Il tariffario piemontese mostra infatti che il bollo non è una cifra fissa. Di conseguenza, all’interno della platea agevolata tenderà a risparmiare di più chi possiede un’auto prossima agli 80 kW e soggetta alla tariffa piena; il proprietario di una piccola utilitaria meno potente otterrà un vantaggio inferiore. L’esenzione può quindi essere progressiva rispetto alla cilindrata contenuta, ma non necessariamente rispetto al reddito.

Il provvedimento nazionale prevede per il 2027 trasferimenti complessivi alle Regioni e alle Province autonome pari a 2,2935 miliardi di euro, destinati a compensare il gettito sospeso. Per il Piemonte il presidente Alberto Cirio ha indicato un ristoro atteso vicino ai 170-180 milioni. La misura, tuttavia, è oggi definita per un solo anno: l’eventuale prosecuzione dal 2028 richiederà un ulteriore intervento legislativo e nuove coperture.

La fotografia più corretta è dunque quella di uno sgravio molto ampio, territorialmente concentrato dove vivono più persone e costruito sulle caratteristiche del veicolo, non sulla condizione economica del proprietario. Per sapere chi risparmia davvero in termini sociali servirà un’analisi congiunta, anonimizzata, tra archivi della tassa automobilistica e indicatori fiscali o Isee. Fino ad allora si può misurare con precisione quanti sono i beneficiari e dove risiedono, ma non attribuire i 180 milioni alle diverse fasce di reddito senza trasformare ipotesi plausibili in dati che ancora non esistono.




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