Vent’anni di studi, incarichi professionali, conferenze di copianificazione, elaborati tecnici, valutazioni ambientali e risorse pubbliche investite. Eppure, mentre il Piano Urbanistico Generale (PUG) resta ancora privo di adozione definitiva, il Comune di Manfredonia sceglie di intervenire sul territorio attraverso una variante al vecchio Piano Regolatore Generale (PRG) per l’adeguamento al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR).
Una scelta che apre inevitabilmente un interrogativo: quale senso ha continuare a modificare uno strumento urbanistico risalente agli anni Novanta quando esiste già un Piano Urbanistico Generale praticamente completato e costruito proprio per sostituirlo?
L’iter del PUG di Manfredonia prende avvio il 21 novembre 2007 con la deliberazione della Giunta Comunale n. 574, che dà il via al procedimento di formazione del Piano Urbanistico Generale e alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Il 26 marzo 2008 si svolge la prima Conferenza di copianificazione prevista dalla legge regionale, mentre il 4 maggio 2009 il Consiglio Comunale approva il Documento Programmatico Preliminare (DPP), il documento che definisce gli indirizzi strategici del nuovo piano.
Dopo una fase di rallentamento, il procedimento riprende nel 2017. Con la determinazione dirigenziale n. 1608 del 6 dicembre 2017 il Comune avvia la procedura per l’affidamento dell’incarico di co-redazione del PUG. Pochi mesi dopo, con la determinazione n. 550 del 26 aprile 2018, l’incarico viene affidato all’architetto Gianluca Andreassi.
Da quel momento il lavoro tecnico entra nella fase conclusiva. Vengono predisposti il Piano Urbanistico Generale Strutturale (PUGS), il Piano Urbanistico Generale Programmatico (PUGP), il Quadro Conoscitivo, i Quadri Interpretativi, il Piano dei Servizi, la Valutazione Ambientale Strategica, gli studi geologici, le analisi idrauliche e tutte le tavole urbanistiche necessarie alla formazione del nuovo piano.
Il 28 novembre 2018 il Consiglio Comunale, con deliberazione n. 243, prende atto dell’intero complesso degli elaborati tecnici e li approva ai fini della seconda Conferenza di copianificazione. Il 22 gennaio 2019 la conferenza si conclude con il confronto tra Comune, Regione Puglia e gli enti competenti. Successivamente vengono acquisiti i pareri richiesti dalla normativa, compresi quelli relativi agli aspetti sismici, geologici e alla compatibilità con il Piano di Assetto Idrogeologico.
Il 9 novembre 2020 il progettista trasmette al Comune gli elaborati definitivi del Piano Urbanistico Generale.
In altre parole, il PUG non è rimasto una semplice idea progettuale. È un procedimento amministrativo che ha attraversato tutte le principali fasi previste dalla legge regionale, impegnando il Comune per quasi due decenni e comportando affidamenti professionali, attività di progettazione, consulenze specialistiche, studi ambientali e costi sostenuti con risorse pubbliche.
Bisognava solo procedere all’adozione, ma i Commissari straordinari preferirono rimettere alla nuova amministrazione ogni decisione in una materia così importante come quella urbanistica. Trascorsi però inutilmente i due anni dell’Amministrazione Rotice, si aspettava che vi procedesse l’Amministrazione oggi in carica, che aveva nel suo programma l’adozione del PUG.
Proprio per questo sorprende la scelta dell’Amministrazione comunale di procedere oggi con una variante al Piano Regolatore Generale per l’adeguamento al PPTR, anziché portare a compimento il percorso del Piano Urbanistico Generale.
Il PUG, infatti, non rappresenta una semplice evoluzione del PRG. È uno strumento completamente diverso. Mentre il PRG disciplina prevalentemente le destinazioni urbanistiche attraverso una rigida zonizzazione, il PUG introduce una visione strategica del territorio, integrando pianificazione urbanistica, tutela paesaggistica, sostenibilità ambientale, mobilità, servizi, rigenerazione urbana, resilienza ai cambiamenti climatici e contenimento del consumo di suolo.
È il piano che la Regione Puglia ha individuato come sostituto del vecchio Piano Regolatore Generale proprio perché più moderno, più flessibile e maggiormente capace di governare lo sviluppo delle città.
Continuare a operare mediante varianti al PRG significa invece affrontare singoli problemi con interventi puntuali, rinunciando a una pianificazione complessiva del territorio comunale.
La questione assume anche un rilievo sul piano dell’efficienza amministrativa. Se un Comune investe anni di lavoro e risorse economiche per costruire un nuovo strumento urbanistico, appare legittimo chiedersi perché quel percorso non venga concluso e perché, invece, si continui a intervenire sul piano destinato a essere sostituito.
Naturalmente l’adeguamento al PPTR rappresenta un obbligo previsto dalla normativa regionale e il Comune deve garantire la conformità degli strumenti urbanistici al piano paesaggistico. Tuttavia, resta aperta una questione di opportunità amministrativa e di programmazione: sarebbe stato più coerente completare l’adozione del PUG, già ampiamente elaborato, incorporando al suo interno gli adeguamenti richiesti dalla pianificazione paesaggistica regionale, anziché procedere con una nuova variante al PRG.
La domanda, quindi, non è se l’adeguamento al PPTR fosse necessario. Lo è. La vera domanda è un’altra: perché continuare a investire sul vecchio Piano Regolatore Generale quando il Comune dispone già di un Piano Urbanistico Generale costruito proprio per sostituirlo?
È un interrogativo che riguarda non soltanto la tecnica urbanistica, ma anche la coerenza dell’azione amministrativa, la programmazione del territorio e l’utilizzo delle risorse pubbliche. Dopo quasi vent’anni di procedimento, cittadini e operatori economici hanno il diritto di sapere quale sia il futuro del PUG di Manfredonia e se l’Amministrazione intenda finalmente portarlo all’adozione o se, al contrario, abbia scelto di proseguire ancora con la logica delle varianti al vecchio PRG.
A cura di Massimo Ciuffreda, Manfredonia, 09 luglio 2026.
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Giuseppe de Filippo
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