bufera su Spahn per la maternità surrogata in USA


Il personale è sempre politico? Secondo Jens Spahn (CDU), capogruppo parlamentare dell’Unione ed ex ministro della sanità tedesco, no. Secondo il resto della Germania, specificamente in relazione al suo caso, sembra proprio di sì. Spahn ha reso nota mercoledì la nascita del figlio Georg, avuto insieme al marito Daniel Funke grazie al ricorso alla maternità surrogata negli Stati Uniti, dal momento che questa pratica è vietata in Germania. E proprio qui sorge il problema: a voler mantenere il divieto della maternità surrogata è stata proprio la CDU, ovvero il partito di Jens Spahn. 

Quando Jens Spahn era contrario alla maternità surrogata (per gli altri)

Il partito di Spahn aveva confermato la propria linea già in occasione del congresso federale di febbraio, durante il quale è stata ribadita l’intenzione di mantenere il divieto della maternità surrogata anche nella forma altruistica. La risoluzione approvata in quella sede richiama riserve di natura etica, giuridica e pratica, indicando come finalità la prevenzione di abusi, sfruttamento e rischi per la salute. Una portavoce del partito, interpellata dall’agenzia stampa dpa, ha confermato che la posizione resta invariata: per la CDU, l’attuale assetto normativo tedesco deve rimanere tale. Quindi no, la CDU non è diventata possibilista in merito: l’unico a considerare praticabile la gpa è proprio Spahn, ma l’ambito di applicazione, secondo il suo punto di vista, sembra essere squisitamente privato e non estensibile al resto del Paese.

Da fonti a lui vicine è stato inoltre precisato che il capogruppo non intende trarre alcuna rivendicazione politica dalla propria vicenda privata, né opporsi alla linea del suo partito o spingere per una modifica della normativa tedesca.

Tra il 2018 e il 2021 Jens Spahn ha guidato il ministero della sanità, avendo quindi nelle proprie competenze la legge sulla tutela degli embrioni, la normativa che disciplina il divieto di maternità surrogata in Germania. Nel 2020, rispondendo a un’interrogazione del gruppo parlamentare dell’FDP, il governo aveva escluso modifiche nella legislatura allora in corso, motivando la scelta con la necessità di tutelare il benessere del minore.

Un’ulteriore dichiarazione dello stesso Spahn, risalente al 2015 e riportata dalla rivista GQ quando ricopriva il ruolo di portavoce per la politica sanitaria del gruppo dell’Unione, torna oggi al centro dell’attenzione. “In quanto uomo gay e cristiano, personalmente faccio molta fatica ad accettare l’idea di un grembo materno a noleggio. Accettare di non poter diventare padre in modo naturale richiede una grande dose di umiltà. Non so se ne sarei capace”, aveva dichiarato in quell’occasione.

Critiche dalla maggioranza e dall’opposizione: Spahn accusato di incoerenza

Le prime critiche sono arrivate da Janosch Dahmen, portavoce per la politica sanitaria del gruppo dei Verdi, che accusa il capogruppo CDU di scarsa coerenza e credibilità, nonché di applicare due pesi e due misure su un tema etico delicato come questo. Dahmen ha dichiarato di considerare personalmente problematica la maternità surrogata e, interpellato da Redaktionsnetzwerk Deutschland, ha menzionato l’attenzione che le legislazioni europee riservano alla tutela della gestante dallo sfruttamento, alla prevenzione della commercializzazione della gravidanza e del parto e alla protezione del minore.

La portavoce per le politiche delle donne di Die Linke Kathrin Gebel ha dichiarato al RND che i criteri politici dovrebbero valere anche quando è in gioco la propria vita privata, pur riconoscendo alla famiglia di Spahn lo stesso rispetto dovuto a qualunque altra famiglia. Gebel ha invitato il capogruppo a rendere esplicito un eventuale cambio di posizione sul tema e ha messo in guardia dal rischio che gravidanza e parto diventino servizi accessibili soprattutto a chi dispone di mezzi economici. Ha però precisato di non essere particolarmente favorevole neanche alla variante altruistica della maternità surrogata, per la quale la donna non riceve alcun compenso compenso, data l’entità dei rischi fisici, sanitari e sociali che ogni gravidanza comporta.

Non sono mancate le critiche anche da ambienti più vicini a Spahn. Hubert Hüppe, presidente dell’Unione degli Anziani, ha dichiarato alla rivista Focus di ritenere legittimo il divieto di questa pratica in Germania e ha condannato il fatto che un politico possa aggirare una disposizione di legge grazie alle proprie disponibilità economiche. Più pacatamente si è espresso il capogruppo regionale della CSU Alexander Hoffmann, che al RND ha augurato a Spahn e alla sua famiglia “tutto il meglio e la benedizione di Dio”, ribadendo comunque che le norme tedesche in materia sono “ben fondate” e non necessitano di modifiche. Sulla stessa linea si è espresso il vicepresidente dell’FDP Henning Höne, disposto a rispettare posizioni etiche differenti sul tema, ma non altrettanto disponibile a tollerare politici che approvano leggi nel proprio paese per poi eluderle a livello internazionale grazie a risorse economiche e conoscenze personali.

Cosa dice la legge tedesca

In Germania la maternità surrogata è vietata: i medici che prestano assistenza in casi del genere sono perseguibili penalmente, così come chiunque svolga attività di intermediazione. Non costituisce reato, invece, crescere nel paese un figlio nato all’estero tramite questa pratica, come accaduto per Spahn. Secondo la legge tedesca, in ogni caso, la madre del bambino resta sempre la donna che lo ha partorito, indipendentemente da eventuali accordi con i genitori intenzionali.

Proprio per questo motivo, numerosi cittadini tedeschi, come Jens Spahn e suo marito, si rivolgono a paesi dove la pratica è consentita. Negli Stati Uniti il costo complessivo per ottenere un figlio tramite madre surrogata oscilla tra i 100.000 e i 250.000 dollari, cifra in gran parte assorbita da spese di intermediazione, oneri legali e assicurazione. Proprio questa componente economica alimenta le critiche verso il modello statunitense, spesso descritto come un settore a scopo di lucro dai contorni eticamente controversi. Oltre agli Stati Uniti, anche Canada, Ucraina, Russia e Georgia consentono percorsi di maternità surrogata a cittadini stranieri.

Che cos’è la maternità surrogata

La maternità surrogata, nota anche come gestazione per altri o gpa, indica la condizione di donne che portano a termine una gravidanza per conto di terzi, generalmente coppie che non possono concepire naturalmente o coppie di uomini che desiderano un figlio. Chi riceverà il bambino viene comunemente definito genitore intenzionale. Nella variante tradizionale, gli ovuli utilizzati appartengono alla madre surrogata stessa, che risulta quindi anche madre genetica del nascituro. La gravidanza viene avviata tramite inseminazione con il seme del padre committente oppure, più raramente, tramite rapporto sessuale. In alternativa, la donna può limitarsi a ospitare nel proprio utero un embrione ottenuto tramite fecondazione in vitro a partire dal materiale genetico dei genitori committenti. In questo caso il legame genetico con il bambino è assente: la madre surrogata porta a termine la gravidanza senza esserne la madre biologica.


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 Redazione Il Mitte

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