Divario di genere in Puglia: occupazione al palo, part-time forzato e pensioni quasi dimezzate. I dati del Rendiconto INPS
Il quadro che emerge dal Rendiconto di genere INPS Puglia del 2025 — presentato ufficialmente il 17 Luglio 2026 a Bari presso il Palazzo dell’Acqua — non lascia spazio a interpretazioni: il divario di genere in Puglia rimane un fenomeno strutturale, cumulativo e penalizzante sotto ogni punto di vista.
Dall’accesso al mercato del lavoro fino al momento della pensione, il percorso delle donne pugliesi è costellato di ostacoli che ne limitano l’indipendenza economica e la crescita professionale.
A fare da cornice alla presentazione, una platea a maggioranza femminile, segnale positivo dell’interesse suscitato dai temi al centro del Rendiconto e di una partecipazione corale al confronto sulle disuguaglianze di genere e sulle politiche necessarie per superarle.
Mercato del lavoro: in Puglia l’occupazione femminile è una corsa a ostacoli
Il primo e più profondo scoglio si registra proprio all’ingresso del mondo del lavoro. In Puglia si consuma una delle fratture occupazionali più evidenti rispetto al resto d’Italia:
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Tasso di occupazione (2025): Si ferma ad appena il 37,9% per le donne, a fronte del 64,2% registrato tra gli uomini. Si tratta di un divario di ben 26,3 punti percentuali, un dato superiore di oltre 11 punti rispetto alla già critica media nazionale. Le aree in cui si registrano le maggiori sofferenze sono le province di Taranto, Foggia e la BAT (Barletta-Andria-Trani).
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Il record dell’inattività: Più di una donna pugliese su due in età lavorativa (15-64 anni) non ha un impiego e ha smesso di cercarlo. L’inattività femminile tocca il 57,1% contro il 29,2% di quella maschile, superando di circa 15 punti la media italiana (42,2%).
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La trappola del part-time involontario: Quando le donne pugliesi riescono a lavorare, lo fanno spesso con contratti a tempo ridotto. Il 56,9% delle lavoratrici dipendenti è impiegata in part-time, contro appena il 24,7% degli uomini.
Retribuzioni e Gender Pay Gap: quanto costa la disparità salariale?
Le difficoltà riscontrate nella partecipazione al mercato del lavoro si riflettono inevitabilmente sulle buste paga. Il divario retributivo giornaliero penalizza pesantemente le donne sia nel pubblico che nel privato.
Il divario salariale nel settore privato
Nel comparto privato pugliese, le donne percepiscono una retribuzione media giornaliera di 64,8 euro, a fronte degli 89,0 euro guadagnati dai colleghi uomini. Il differenziale retributivo si attesta al 27,2% (superiore alla media nazionale del 25,7%). Ciò significa che le lavoratrici pugliesi perdono in media oltre un quarto dello stipendio rispetto agli uomini.
Il divario salariale nel settore pubblico
Pur riducendosi, la forbice resta significativa anche nel settore pubblico: le donne percepiscono in media 113,8 euro al giorno contro i 143,6 euro dei colleghi uomini, registrando un differenziale del 20,8%.
Pensioni quasi dimezzate: il conto finale del divario di genere in Puglia
Il divario accumulato durante l’intera vita lavorativa si traduce in un vero e proprio “taglio” sull’assegno previdenziale nel momento del pensionamento. Nonostante in Puglia le pensionate siano numericamente superiori ai pensionati (529.401 donne contro 515.401 uomini), gli importi medi sono drammaticamente sbilanciati:
Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD): L’assegno medio mensile per le donne si ferma a 840 euro, mentre per gli uomini sale a 1.507 euro. Si tratta di un gender gap pensionistico del 44%.
Pensioni dei dipendenti pubblici: Le donne percepiscono in media 1.946 euro mensili contro i 2.710 euro degli uomini (un gap del 28%).
Pensioni dei lavoratori autonomi: Le pensionate autonome ricevono una media di 685 euro al mese, a fronte dei 1.059 euro dei colleghi maschi (un gap del 35%).
Conciliazione vita-lavoro: cresce il ruolo dei padri, ma il carico resta sulle spalle delle madri
Nel report INPS non mancano, tuttavia, alcuni segnali di cambiamento culturale. Tra il 2022 e il 2024 si registra un incremento significativo nell’uso degli strumenti di conciliazione da parte degli uomini:
I padri pugliesi che hanno usufruito dei congedi parentali sono aumentati del 73%, passando da 3.091 beneficiari nel 2022 a 5.360 nel 2024.
Tuttavia, lo squilibrio complessivo resta evidente. Nel 2024 sono state ben 14.122 le madri a richiedere il congedo. Guardando alle giornate di astensione effettiva, l’87% del carico assistenziale grava ancora interamente sulle donne (825.382 giornate femminili contro appena 118.947 maschili).
Sul fronte dei servizi per l’infanzia, si registra il raddoppio dei bambini beneficiari del Bonus Asilo Nido dal 2020 al 2024 (da 15.245 a 31.493 minori). Ciononostante, l’offerta strutturale rimane carente: i posti autorizzati nei nidi pugliesi sono fermi a 20,6 per 100 bambini, ancora molto distanti dall’obiettivo europeo del 33%.
Autonomia economica e tutela contro la violenza di genere
Il Rendiconto mette in risalto il ruolo cruciale delle misure assistenziali a sostegno dell’autonomia e della sicurezza delle donne in condizioni di estrema vulnerabilità. Nel 2025, in Puglia:
Sono state presentate 591 domande per il Reddito di Libertà (di cui 292 accolte).
Le richieste di congedo indennizzato per le lavoratrici vittime di violenza sono quasi triplicate, passando dalle 33 domande del 2022 alle 97 domande del 2025.
Benedetta Dito (INPS Puglia): “Il welfare del futuro deve ripartire da qui”
A margine della presentazione del report, la Direttrice regionale INPS Puglia, Benedetta Dito, ha voluto sottolineare l’importanza di questi dati come bussola per le politiche future:
“Il Rendiconto di Genere rappresenta uno strumento fondamentale di analisi che consente di leggere, attraverso i dati, le dinamiche sociali ed economiche che incidono sulla vita delle donne. I risultati della Puglia confermano come le disuguaglianze di genere continuino a manifestarsi nell’accesso al lavoro, nelle opportunità di carriera, nelle retribuzioni e nei trattamenti pensionistici. Allo stesso tempo, evidenziano il ruolo centrale delle politiche di welfare nel sostenere la genitorialità, favorire la conciliazione tra vita e lavoro e rafforzare l’autonomia economica delle donne. In questo quadro, l’INPS si pone come nodo istituzionale di raccordo tra politiche previdenziali, politiche attive e servizi per le famiglie, rafforzando l’efficacia complessiva degli interventi.”
Le evidenze del Rendiconto 2025 parlano chiaro: senza interventi strutturali sulla parità salariale, sull’occupazione e sulla reale condivisione dei carichi di cura, il divario di genere in Puglia continuerà a produrre effetti permanenti sulle nuove generazioni e sul tessuto economico regionale.
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Tommaso Garofalo
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