I meandri della magnifica storia italiana: un’estate in Maremma


Come nei precedenti articoli, riprendo a raccontare soffermandomi in quei luoghi che hanno promosso, e che continuano a promuoverlo, il suolo italiano, così impareggiabile al mondo per la vastità d’arte e cultura che qui si custodisce, in eredità dalle eccezionali civiltà che vi hanno dimorato nei secoli, nei millenni.

Non era certo frequente ascoltare i “reportage” di amici e conoscenti reduci da una vacanza in Maremma; una regione che solo in tempi moderni sta sviluppando una felice accoglienza turistica e balneare, un esempio da non trascurare nel nostro paese, da imitare.

La storia e la letteratura ci avevano lasciato il ricordo di una terra inospitale, una sorta di desolato “far west” italiano, calcata da equini, bovini e dai butteri, questi i nostri “cow boy”, intrisa di acque paludose, malsane. Un luogo di detenzione e confino, inclusa l’isola d’Elba di napoleonica memoria, culla, la Maremma, dell’isolamento sociale e dell’insalubrità malarica, in cui il Granducato, prima dei Medici, istituito nel 1575 quale Magnus Ducatus Tusciae, sostituiti nel 1737 dagli Asburgo-Lorena, estinto nel 1860 con l’unificazione della penisola, vi spediva i condannati.

Le fortezze Stella e Falcone di Portoferraio erano adibite a rinchiudere i forzati dei lavori di bonifica e delle saline, tanti dei quali stramazzavano morti per gravi mali, e nel castello di Castiglione della Pescaia languivano i criminali comuni; nella stessa città di Grosseto, resa protetta da imponenti mura, oltre a essere un centro amministrativo e sede di guarnigioni, erano state edificate alcune prigioni.

Con la storica Riforma della legislazione criminale toscana, definita “leopoldina” poiché promulgata da Leopoldo d’Asburgo, ci fu l’abolizione, prima al mondo, della pena capitale la cui alternativa, però, si traduceva nella maledizione dei lavori in Maremma.

Con l’avvento del Regno d’Italia, ci fu una decisa lotta dello stato contro la malavita maremmana, sempre salda a mantenere in uno status quo, anche spietatamente, le angustie della gente. Il neonato Stato italiano, infatti, sconfisse definitivamente il brigantaggio, attuando, col governo Giolitti, una massiccia strategia repressiva che culminò nell’uccisione dello storico capo Domenico Tiburzi, una sorta di Robin Hood italiano avvenuta nei pressi di Capalbio il 24 ottobre 1896. Resta in reminiscenza popolare, malgrado i conflitti armati, i tanti delitti e le rapine, il soccorso alle famiglie indigenti col denaro carpito ai facoltosi e il suo rispetto per gli agenti di forza pubblica, che chiamava “figli di mamma”, in chiaro anticipo ai futuri e discussi versi di Pasolini che descrive i poliziotti veri proletari “figli di poveri”.

Al buon sviluppo della regione, hanno concorso le provvidenze repubblicane della Cassa del Mezzogiorno, nata nel 1950, le quali furono estese alla Maremma tosco-laziale in aggiunta alla Riforma Agraria con l’esproprio e la ridistribuzione dei latifondi, estesi sin nel Delta Padano e nella Sila.

Oggi, la Maremma, come suol dirsi, è un luogo ameno, attraente, ed è comprovato dalla moltitudine di turisti che vi giungano sia dalla penisola sia dal continente e oltre. Una delle peculiarità ambientali del territorio è l’estensione dei pini marittimi e domestici a gran vista d’occhio, il polmone naturale voluto dai granduchi nell’intento di mitigare e cancellare l’obbrobrio naturale.

Tra Capalbio, col suo medievale e arroccato borgo chiamato “Piccola Atene”, Ansedonia con il sito archeologico della città romana Cosa e della” Tagliata etrusca”, quale opera d’ingegneria idraulica, e i litorale di Chiarone, è nata nel 1980 la prima oasi del WWF, 410 ettari incluso il lago su cui fa da sentinella la Torre di Buranaccio del XVI secolo.

L’imbarco sull’Ombrone, il fiume che scorre nel Parco Regionale, nei pressi di Monte Antico può condurre, tra un paesaggio mozzafiato, a Paganico, dove visitare la Cinta Muraria e il Cassero senese, e a Sasso d’Ombrone, già Sasso di Maremma, a 160 mt d’altitudine, con la sua medievale chiesa dedicata all’Arcangelo Michele.

I romani percorrevano la Maremma lungo la Via Clodia che collegava direttamente Saturnia, frazione di Manciano, sede di un famoso centro termale, per proseguire verso Bagno Roselle, oggi un sito archeologico ben disciplinato in cui emergono tracce etrusco-romane con impronte lasciate dai longobardi nel loro insediamento dal 593 dC.

L’Argentario, poi, accomuna escursionisti amanti della natura, raggiungibile dalla spiaggia della Cantoniera, un percorso impegnativo in trail running sino a toccare la Torre di Capo d’Omo donde si apre alla vista di Piombino e dell’imperdibile scenario dell’Arcipelago Toscano con le isole Del Giglio, Montecristo, d’Elba.

Da Orbetello, già scalo marittimo etrusco, poi porto utile a una serie di officine per la produzione di anfore, l’antica capitale dello Stato dei Presidi al tempo delle conquiste spagnole, tra il 1927 e il ’33 Italo Balbo partì per le sue quattro crociere con uno squadrone di idrovolanti. Da Orbetello si può raggiungere l’isola di Giannutri nell’arcipelago, il cui centro abitato è denominato Spalmatoio-Ischiaiola, e la frazione di Talamone, città di scolastica memoria.

Già antica e prospera città etrusca, nell’ Alto medioevo Talamone fu conquistata dagli  Aldobrandeschi, i quali sono ognora menzionati da una imponente rocca costruita nel XIII secolo, ed è stato uno scalo della spedizione in Egitto dell’ammiraglio Horatio Nelson, che partì nel 1798 per Napoli come  lo riporta Napoleone nelle Memores  citandovi «la rade de Tagliamon sur les côtes de Toscane».

L’agglomerato, nondimeno, è patrimonio storico delle avventure garibaldine e dei suoi Mille: qui approdarono nel 1860 per rifornirsi di acqua, cibo e armi. Il comandante di Orbetello il colonnello Giorgini consegnò al generale armi e munizioni, la Guardia Nazionale gli procurò trecento fucili mentre i fratelli Raveggi lo rifornirono di alimenti. Episodio da non trascurare è che Garibaldi, appena scorse il rischio che correvano le donne con i suoi “mille” ne ordinò immediatamente il rientro a bordo, i quali, stando alle cronache, ubbidirono senza fiatare.

Sono visibili la casa dove soggiornò il generale, abbattuta da alcuni bombardamenti ma recentemente ricostruita e corredata di una targa in ricordo dell’evento, e un busto marmoreo in una piazzetta centrale. Talamone è oggi un richiamo balneare lungo la  Costa d’Argento, ricevendo dal turismo la sua principale risorsa.

Per il turismo culturale, appassionati di archeologia etrusca e non, la Maremma offre una straordinaria sequenza di borghi, specifici musei e di siti posti alla luce dagli scavi.

Nel preferire il grossetano come “campo base”, scegliendo i lidi di Marina di Grosseto e di Principina a mare, dopo il doveroso passaggio nel capoluogo maremmano, con la sua cattedrale medievale-rinascimentale di San Lorenzo e il Palazzo Aldobrandeschi in stile neogotico, si possono via via visitare in giornata le rovine della succitata Roselle, che riportano al più antico stabilimento termale della Maremma, di Vetulonia, potente città degli etruschi, che serba il ricordo dell’antico lago Prile, col Museo Civico ove sono esposti i gioielli d’oro della loro ricca civiltà e con la necropoli in cui la Tomba della Pietrera.

Ci sarebbero, ancora, Pitigliano “La città del tufo”, borgo medievale scavato nella roccia, con il museo Orsini e le Vie Cave etrusche, Sorano nota quale “Matera della Toscana” interamente nel tufo e con le strade etrusche scavate nella roccia e la fortezza Orsini, Sovana e le necropoli etrusche con le tombe della Sirena, del Tifone e la monumentale tomba Ildebranda, un capolavoro dell’Etruria del III-II secolo aC, il solo esempio di tempio scavato nel tufo e che deve il nome  a Ildebrando di Soana il pontefice Gregorio VII

Nel viterbese ci si incontra Vulci, il suo Parco Archeologico con i ruderi dell’antica città etrusco-romana quali il Tempio Grande e la Domus,  Tarquinia con i suoi doviziosi musei e la necropoli nel settore Monterozzi costellata di sepolture corredate di gradevoli, artistici affreschi quale la Tomba della Caccia e della Pesca del VI secolo aC e nello scendere nella camera sepolcrale si ha la sensazione vertiginosa d’essere attorniati da uno stormo di volatili guizzanti da migliaia d’anni; ancora Tuscania, con due magnifiche basiliche romane e una eredità etrusca e, spingendosi nella città metropolitana di Roma, Cerveteri con la necropoli della Banditaccia dalle raffinate pitture, patrimonio dell’Unesco unitamente a Tarquinia.

Nell’appurare d’essere nei pressi del Monte Capitolino, è inevitabile riflettere su come gli etruschi fossero così vicini a Roma, una sorta di alleati fraterni, tanto da porvi tre loro re, gli ultimi, durante la monarchia dei sette.

Tornando nel grossetano, Massa Marittima centro delle Colline Metallifere, con la cattedrale del patrono San Cerbone, le Fonti dell’Abbondanza e l’Albero della Fertilità, una cittadina odorante di elegante architettura, che ricorda la dominazione senese; il suo toponimo, diversamente dal far credere d’essere una cittadina costiera, quando in realtà dista oltre 20 km dal mare, sta, in realtà, in Massa della Maremma (maritima in latino) così come formalizzato dall’allora Granducato di Lorena.

Poi, il lido di Punta Ala, già Punta Troia dalla corruzione del latino Portus Traiani, frazione di Castiglione della Pescaia, con la stupenda scenografia dell’arcipelago; si deve a Italo Balbo l’attuale toponimo, a ricordo della sua attività aviatoria, località costellata di complessi residenziali e ville, tutti del XX secolo.

Castiglione della Pescaia, infine. si è ben riscattata dal suo malinconico passato di penitenziario, votandosi alla vocazione di richiamo balneare; comunque sia, Castiglione già vanta un periodo di floridezza a cavallo tra il Settecento e il secolo successivo. Il toponimo Piscaia a mare sorge da un antico insediamento romano nelle cosiddette Paduline (dalla variante toscana di Palude in Padule) – vi è una ben conservata villa romana di età tra la repubblicana e imperiale – mentre il nome originale di Castelione ha origine con la dominazione pisana. Da visitare, tra tanto altro, l’isolotto dello Sparviero al largo di Punta Ala, i medievali Palazzo Pretorio e Centurioni, il Palazzo Camaiori del XV secolo dove soggiornò Pietro Leopoldo di Lorena e il Palazzo dello Spedale, una antica struttura assistenziale del XVI secolo.

Insomma, la Maremma, che tra Toscana e Lazio, si estende a nord dal fiume Cecina nel livornese, al sud sino al fiume Chiarone e Tarquinia, dilatandosi verso le pendici del Monte Amata e delle Colline Metallifere ad est, esibisce prevalentemente un’incredibile ricchezza di siti e archeologici e architettonici, di richiamo della storia italiana di diverse ere ed epoche; quali emblemi, il museo di Manciano, nella Maremma toscana, l’unico in Italia a esporre una considerevole collezione di reperti che vanno dalla preistoria fino all’Impero Romano, il borgo di Sovana per l’importanza storica dell’architettura etrusca, medievale e rinascimentale.

Quale piacevolezza conclusiva della vacanza, non si può non risalire il carducciano viale dei cipressi “che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in “duplice filar”.

A cura di Ferruccio Gemmellaro, Meolo Città Metropolitana di Venezia.


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