Si è conclusa il 15 luglio, presso il Tribunale regionale di Neuruppin, una vicenda giudiziaria che in Germania è passata quasi completamente sotto silenzio e della quale all’estero non si è parlato affatto. Gli imputati erano due giovani della regione tedesca dell’Uckermark, ovvero la parte nord-orientale del Brandeburgo. I due, che si trovavano in custodia cautelare già da diversi mesi, sono stati condannati per diversi reati legati alla violenza di estrema destra, il più eclatante dei quali è stato il pestaggio brutale che ha quasi ucciso un giovane studente ucraino. Le vittime degli altri reati sarebbero state identificate genericamente come oppositori di AfD.
Secondo quanto emerso dal dibattimento, uno dei due imputati, un ventitreenne condannato a quattro anni e tre mesi di reclusione, apparteneva al gruppo di estrema destra “Deutsche Jugend Uckermark”. Il suo coimputato, invece, ha ricevuto una pena sospesa di due anni, poiché era minorenne al momento del fatto. In totale, ai due sono stati contestati ben 13 capi d’accusa.
Il primo giornale a parlare del processo e l’unico a seguirlo con continuità è stato la Märkische Oderzeitung, ma anche il Tagesspiegel ha riportato la notizia della condanna.
Storie di ordinaria violenza di estrema destra nell’ex Germania dell’Est
Fra i due imputati, il maggiorenne, originario di Templin, ha già numerosi precedenti per possesso illegale di armi, danneggiamento, droga e appartenenza a organizzazioni anticostituzionali e in tribunale ha raccontato di una storia familiare travagliata. Il suo coimputato diciassettenne ha un curriculum criminale meno lungo, ma la sua famiglia era già nota ai servizi sociali per episodi di violenza.
I reati per i quali i due sono stati condannati risalgono al 2024 e al 2025 e, fa notare il Tagesspiegel, hanno spesso in comune il fatto che futili motivi abbiano scatenato episodi di violenza cieca e insensata. Si va dalla classica lite nel bar per un motivo sciocco alla gelosia per un messaggio inviato a una ragazza sui social media. Innegabile è anche il profilo politico che inquadra tutti questi casi di violenza: il ventitreenne, per esempio, era stato denunciato anche per aver fatto il saluto nazista davanti a numerosi testimoni in uno stabilimento balneare sul lago di Templin.
Altri episodi erano invece legati molto più esplicitamente alla vicinanza politica con AfD. A febbraio dell’anno scorso, in occasione di un’apparizione pubblica del deputato del Bundestag Hannes Gnauck, erano state organizzate delle contro-manifestazioni. Gli imputati, in quel caso, avrebbero picchiato uno dei partecipanti, prendendolo a calci e colpendolo al volto, e poi minacciato un altro contro-manifestante alla fermata dell’autobus affinché rivelasse l’indirizzo di un ulteriore oppositore di AfD. La vittima di questa aggressione ha dichiarato di aver incontrato più volte per le strade di Templin l’imputato, che lo avrebbe apostrofato come “maledetta zecca” e, in un’occasione, lo avrebbe picchiato in un chiosco di kebab. Per paura, inizialmente la vittima non aveva sporto denuncia. A seguito della minaccia, un gruppo di militanti di estrema destra guidato dall’imputato ventitreenne avrebbe inseguito altri due partecipanti alla contromanifestazione. In tale occasione, l’imputato avrebbe sbarrato loro la strada, dicendo: “Parassiti del cazzo, qui non passate”, e avrebbe dato un calcio allo stinco a uno dei due. Durante un tentativo di fuga, il ventitreenne avrebbe rincorso e colpito con tale violenza la vittima all’orecchio sinistro da provocare una lacerazione.
Allo stesso giorno risale una foto dei due imputati, insieme ad altri giovani vestiti di nero, in posa intorno a Gnauck. La foto è stata pubblicata su Instagram sia da AfD che da Gnauck e poi ripubblicata da diversi giovani dei circuiti di estrema destra, uno dei quali ha commentato: “È stato fantastico picchiare le zecche“. Un’altra aggressione era stata portata a termine ai danni di un ex militante “reo” di essersi allontanato dal gruppo “Deutsche Jugend Uckermark”, del quale l’imputato ventitreenne faceva parte.
L’episodio più violento: un giovane ucraino picchiato quasi a morte
Il caso più grave risale al 22 ottobre del 2024. La vittima è uno studente ucraino di 21 anni, residente a Berlino. Il giovane era andato a trovare degli amici a Templin, ma ha perso l’ultimo treno per rientrare nella capitale ed è rimasto, di notte, accanto al binario, dove è stato avvicinato da un gruppo di quattro giovani, fra i quali erano presenti i due imputati. Un terzo giovane sarà processato in un procedimento separato. Insieme a loro, una ragazza sedicenne che ha testimoniato in tribunale
Secondo quanto emerso durante il dibattimento, in una prima fase l’interazione sarebbe stata amichevole, i quattro avrebbero ascoltato musica, bevuto alcol e comunicato in inglese. A far scattare la violenza sarebbe stato il fatto che il giovane ucraino, che aveva bevuto troppo e si era allontanato per vomitare, avrebbe, al suo ritorno, toccato brevemente la gamba di uno dei due imputati, il quale avrebbe interpretato il gesto come una avance. Da qual momento in poi, per tre ore, i giovani tedeschi avrebbero pestato la vittima in modo brutale per tre ore, colpendo il giovane ucraino con calci alla testa mentre era per terra. Se sia stata veramente questa l’origine dell’episodio, tuttavia, è dubbio: in ambulanza, la vittima, nonostante diversi momenti di perdita di conoscenza, ha riferito ai soccorritori che, con gli aggressori, aveva parlato delle sue origini, della situazione in Ucraina e di Putin. Secondo la testimonianza della ragazza, il ragazzo ucraino avrebbe cercato più volte in vano di scappare, venendo sempre ripreso dai suoi aguzzini, fino a quando “tutta la stazione era piena di sangue”. Lo studente avrebbe infine implorato pietà e chiesto ai suoi aggressori di prendersi i suoi soldi, ma risparmiargli la vita, cosa che i tre tedeschi avrebbero effettivamente fatto. Con il denaro della vittima avrebbero poi comprato altro alcol. Il diciassettenne, a quel punto, avrebbe chiamato l’ambulanza usando un nume falso. Al giovane ucraino sarebbero state riscontrate lesioni gravi e diverse emorragie cerebrali. Gli imputati hanno inizialmente negato le accuse.
L’ammissione della violenza e l’appartenenza a un gruppo di estrema destra
L’imputato principale ha ammesso di essere stato, in passato, membro del gruppo di estrema destra “Deutsche Jugend Uckermark”, molti dei cui membri sono ora in carcere. Entrambi i condannati hanno dichiarato da ultimo di essersi pentiti delle proprie azioni, tuttavia la Procura si è mostrata scettica, almeno nel caso del ventitreenne.
“L’imputato ha letteralmente terrorizzato gli abitanti di Templin”, ha affermato il pubblico ministero nella sua arringa. D’altra parte, l’imputato, che ha alla fine confessato gran parte degli atti criminosi che gli venivano attribuiti, non ha fatto mistero delle sue idee di estrema destra. Il presidente del tribunale, nel pronunciare la sentenza, ha definito il pestaggio del giovane ucraino una “brutale tortura che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori”. Riguardo alle aggressioni a sfondo politico, il 23enne ha dichiarato in tribunale di essere stato un sostenitore di AfD e di aver ritenuto che fosse suo compito sostenere il partito intimidendo gli oppositori.
Il diciassettenne condannato, invece, sembra aver abiurato il proprio passato violento. Ha iniziato, durante la custodia cautelare, un percorso di riabilitazione e formazione e ha chiesto scusa a diverse delle sue vittime
Nonostante le dichiarazioni degli imputati e delle vittime, il tribunale ha sì definito le aggressioni ai contro-manifestanti durante l’evento dell’AfD come motivate politicamente, ma non ha potuto accertare oltre ogni ragionevole dubbio il movente politico nel caso del pestaggio del giovane ucraino.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Il Mitte
Source link



