Crisi migranti a Ceuta: l’Italia sospende il trattato di Schengen con la Spagna


Roma – Nel tormentato scenario delle relazioni diplomatiche continentali e della gestione dei flussi migratori transnazionali nell’Eurozona, la tenuta dei confini esterni e la rimodulazione degli accordi di cooperazione di polizia rappresentano variabili nevralgiche per la stabilità interna degli Stati membri. In una giornata contrassegnata da tese e continue consultazioni a livello europeo, il Governo italiano guidato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha formalizzato l’adozione di un provvedimento drastico: la sospensione temporanea del trattato di Schengen con il Regno di Spagna. La decisione si è concretizzata a seguito delle risultanze analitiche esaminate nel corso del Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, presieduto in mattinata dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’esecutivo ha ravvisato la necessità di innalzare i livelli di protezione del territorio nazionale di fronte all’aggravarsi della crisi migratoria nell’enclave spagnola di Ceuta, in Nord Africa.

La cooperazione sull’asse Roma-Parigi e il monitoraggio di Emmanuel Macron

La perimetrazione della sicurezza stradale e di frontiera ha registrato un’immediata sponda bilaterale tra l’Italia e la Repubblica Francese. Il Ministro Piantedosi ha intrattenuto un fitto colloquio telefonico con l’omologo di Parigi, Laurent Nuñez, condividendo l’opportunità di un sensibile rafforzamento dei controlli congiunti lungo la linea di confine terrestre che unisce i due Paesi, attivando i protocolli di collaborazione tra forze di polizia già precedentemente sottoscritti. Parallelamente, il Presidente francese Emmanuel Macron ha confermato il dispiegamento di quattro unità di forze mobili, droni e ricognitori aerei per vigilare sui transiti con la penisola iberica, offrendo supporto al governo di Madrid tramite l’agenzia Frontex, ma ricordando in modo fermo che il territorio di Ceuta non beneficia della libera circolazione verso il resto dello spazio europeo comune.

La protesta formale di Madrid e lo scontro con i vicepremier Salvini e Tajani

Sotto il profilo strettamente geopolitico, il posizionamento d’avanguardia assunto da Giorgia Meloni ha incassato il pieno e incondizionato supporto dei due vicepremier e ministri Matteo Salvini e Antonio Tajani. Le dichiarazioni di fermezza espresse dal titolare della Farnesina hanno tuttavia innescato un durissimo scontro diplomatico con l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez. Il Ministero degli Esteri spagnolo ha formalizzato una nota di protesta ufficiale nei confronti dell’Italia, disponendo la convocazione d’urgenza dell’ambasciatore italiano a Madrid. La scelta di blindare i varchi di accesso si configura così come una misura di tutela e, al contempo, come un chiaro segnale di dissenso politico verso le posizioni del governo Sánchez, censurato dalla maggioranza dei partner dell’Unione Europea per il perseguimento di una linea giudicata eccessivamente permissiva sul fronte immigrazionista.

Il blocco dei Paesi nordici: la Svezia, la Danimarca e la Finlandia si schierano con l’Italia

La linea di massima prudenza tracciata da Palazzo Chigi ha trovato un’immediata adesione da parte dei governi dell’Europa settentrionale, preoccupati per i rischi di asfissia dei propri sistemi di accoglienza e di pubblica sicurezza. Il Primo Ministro svedese, Ulf Kristersson, ha intimato alla Spagna di adempiere con urgenza agli impegni di protezione previsti da Schengen, dichiarandosi pronto a varare misure eccezionali per tutelare l’ordine pubblico a Stoccolma. Sulla stessa lunghezza d’onda si è collocata la premier danese Mette Frederiksen, che ha definito ovvia e non più differibile la sospensione degli accordi di libera circolazione con Madrid. Il quadro nordico si è sigillato con l’intervento della Ministra dell’Interno finlandese, Mari Rantanen, la quale ha affermato che i Paesi membri incapaci di difendere le frontiere esterne dell’Unione non possono continuare a beneficiare dello spazio Schengen.

Le reazioni nell’Europa centrale: le barricate della Polonia e la chiusura della Repubblica Ceca

L’onda d’urto della crisi idrica e migratoria ha colonizzato il dibattito anche nelle cancellerie dell’Europa centrale e orientale. Dall’Austria, il cancelliere Christian Stocker ha preannunciato il ricorso alla chiusura temporanea dei confini nazionali qualora la pressione migratoria dovesse riversarsi lungo le rotte alpine. Ancor più duri sono apparsi i verbali giunti da Praga, dove il Primo Ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babiš, ha invocato l’isolamento immediato della Spagna dall’area comune. Un severo monito storiografico è stato lanciato dal premier polacco Donald Tusk, che ha esortato Madrid a imitare l’hardware normativo di Varsavia, ricordando come la Polonia abbia investito miliardi di euro e impiegato migliaia di soldati e guardie di frontiera per edificare barriere stabili ed efficaci lungo il confine orientale con la Bielorussia.

L’intervento di Tommaso Foti e la priorità del piano rimpatri in Europa

In ultima analisi, il valore civile e la sostenibilità strategica del provvedimento italiano sono stati analizzati dall’intervento di Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei. Foti ha blindato la scelta del Viminale, deostruendo la retorica dell’accoglienza indiscriminata per equipararla a un fattore di caos sociale che penalizza in primo luogo i diritti dei cittadini onesti e la sicurezza dei quartieri periferici: «La decisione del ministro Piantedosi di sospendere temporaneamente Schengen con la Spagna è giusta e doverosa. È significativo che in Europa la linea maggioritaria sia oggi quella indicata da Giorgia Meloni, che ha avuto il merito di portare il tema all’ordine del giorno degli ultimi Consigli europei: più fermezza nella protezione delle frontiere, nel contrasto all’immigrazione irregolare e nella necessità di rendere effettivi e rapidi i rimpatri». La cooperazione tra le istituzioni comunitarie e il rigido controllo della legalità rimangono l’unica via per governare i flussi ed evitare la desertificazione dei valori democratici europei.


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