Un consigliere comunale di Francoforte sul Meno è finito sotto processo con l’accusa di aver venduto per anni certificati di residenza falsi, procurando a cittadini stranieri provenienti da Paesi extra-europei le condizioni per ottenere permessi di soggiorno che altrimenti non avrebbero ottenuto. L’uomo, un imprenditore di origini indiane nonché titolare di un’agenzia investigativa, gestisce diversi appartamenti e due hotel nel cuore della città ed è stato arrestato in via provvisoria anche per un’accusa di frode elettorale legata alle elezioni comunali. La sentenza definitiva non è ancora arrivata.
A ricostruire la vicenda è stata un’inchiesta dell’emittente Hessischer Rundfunk (hr), poi ripresa anche dai principali media nazionali tedeschi, che ha messo in luce anche una certa disattenzione nei controlli da parte delle autorità locali, grazie alla quale l’uomo avrebbe incontrato poche difficoltà a mettere in piedi un traffico illegale di finti certificati di residenza. Dal 2015, secondo quanto appreso da HR tramite richiesta ufficiale all’anagrafe di Francoforte, per gli immobili riconducibili all’imprenditore sono stati rilasciati circa 650 certificati di questo tipo.
Come funzionava il traffico di certificati di residenza falsi
Il certificato di residenza è un documento che il locatario deve consegnare all’ufficio anagrafe per dimostrare di disporre di un alloggio effettivo sul territorio tedesco. Mentre i cittadini europei, che pure ne hanno bisogno, possono comunque stabilirsi in Germania legalmente anche prima di averlo ottenuto e dedicarsi a cercare un’occupazione, per i cittadini provenienti da Paesi extra-UE rappresenta, insieme a un contratto di lavoro, la condizione essenziale per ottenere il permesso di soggiorno permanente. Introdotto a livello nazionale nel 2015, lo strumento nasceva con l’intento di arginare il cosiddetto traffico interno, ovvero la permanenza irregolare di stranieri già presenti sul territorio tedesco.
Secondo gli inquirenti, proprio questa funzione ha trasformato il certificato in una merce ricercata, attirando, inevitabilmente, l’attenzione di chi intende speculare sulle necessità delle persone migranti e sull’urgenza di mettersi in regola per non essere espulsi dal Paese. Chi soggiorna già in Germania senza uno status regolare è spinto a procurarsi un certificato di residenza nel minor tempo possibile, per potersi presentare all’Ufficio stranieri con un indirizzo ufficiale. Se le autorità non controllano la veridicità dell’informazione, è estremamente facile, grazie ai suddetti certificati falsi, agevolare l’ottenimento del permesso di soggiorno.
Un fenomeno di portata nazionale: così in Germania si specula sull’immigrazione extra-UE
All’anagrafe di Francoforte manca un sistema di allerta precoce capace di segnalare un numero sospetto di registrazioni presso lo stesso indirizzo, così come mancano sopralluoghi periodici. Interpellate da HR in occasione del processo, l’amministrazione comunqle ha spiegato che segnali potenzialmente rilevanti, come la residenza ufficiale di molte persone in quello che risulta essere un appartamento di dimensioni modeste o un ricambio troppo frequente di inquilini con passaporto estero allo stesso indirizzo, non vengono né registrati dall’anagrafe né inoltrati all’ufficio per l’ordine pubblico o all’Ufficio stranieri. Il dipartimento competente, guidato da Eileen O’Sullivan (Volt), attribuisce questa assenza di coordinamento al fatto che ciascuna autorità persegue compiti distinti, senza margini di collaborazione oltre le proprie competenze.
Un’indagine condotta da HR presso le quindici città più popolose della Germania ha evidenziato situazioni simili anche altrove. Circa metà di queste realtà urbane rinuncia a un’analisi sistematica dei dati anagrafici, preferendo affidarsi a scoperte casuali o a segnalazioni esterne. Hannover, per esempio, ha risposto che i cittadini rispettosi della legge non devono essere esposti a un sospetto generalizzato, e che eventuali casi di traffico interno emergono solo quando qualcosa attira l’attenzione di un singolo dipendente. Risposte analoghe sono giunte da Stoccarda, Duisburg, Dresda, Brema e Norimberga: in questi comuni i dipendenti raccolgono segnalazioni provenienti dalla polizia o dai vicini. Ad attirare l’attenzione può essere la presenza di molti nomi sul citofono, ma anche le registrazioni di numerosi certificati di residenza nello stesso appartamento in poco tempo. Tuttavia, le indagini con sopralluogo restano un’evenienza piuttosto rara.
In Assia, il ministro dell’Interno del Land Roman Poseck (CDU) ha annunciato una verifica su tutti i comuni per individuare eventuali falle nel sistema. Iniziative equivalenti in altri Länder, al momento, non risultano. Anche il Ministero federale dell’Interno, guidato da Alexander Dobrindt (CSU), non ravvisa la necessità di una verifica coordinata delle prassi comunali: un portavoce ha dichiarato che gli strumenti normativi già in vigore in materia di registrazione offrono mezzi sufficienti per contrastare gli abusi, aggiungendo che il dicastero mantiene contatti costanti con i ministeri degli Interni dei Länder e con le associazioni comunali.
Berlino, Colonia e Monaco: qui i controlli sono più serrati
Alcune grandi città tedesche praticano tuttavia un approccio diverso e hanno istituito reparti di controllo dedicati, sistemi di allerta supportati da strumenti informatici o indagini d’ufficio regolari per individuare le registrazioni fittizie.
A Berlino, per esempio, qualsiasi indicazione di un inserimento intenzionalmente errato nei dati anagrafici viene sottoposto a verifica d’ufficio. L’Amministrazione del Senato per gli Affari Interni e lo Sport ha riferito ad HR di aver concordato con tutti gli uffici anagrafici della capitale una procedura uniforme per i casi sospetti, tale da rendere riconoscibili in ogni ufficio gli indirizzi già segnalati.
Colonia si avvale di un sistema di allerta informatico integrato nella procedura di registrazione, attivando sopralluoghi in presenza di sospetti fondati. Monaco di Baviera ha creato un reparto specifico per la verifica dei documenti, avviando procedimenti sanzionatori nei confronti di chi mette a disposizione indirizzi fittizi tramite subaffitto. Dortmund ed Essen giustificano invece i propri controlli con la lotta alle frodi sociali, trasmettendo i dati di registrazione risultati falsi direttamente al Jobcenter, all’ufficio di assistenza sociale o a quello per il sussidio abitativo. Anche Amburgo, Düsseldorf e Lipsia hanno avviato procedure di verifica, pur con un’intensità inferiore rispetto alla capitale.
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Redazione Il Mitte
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