Per oltre una settimana 400 persone hanno dormito davanti al palazzo che fino al 30 luglio chiamavano casa. Materassi, tavoli e un presidio permanente sono rimasti davanti all’ingresso di Spin Time, in via di Santa Croce in Gerusalemme, mentre il Comune di Roma cercava un accordo sul futuro dell’edificio. Giovedì sera, però, la trattativa si è fermata.
Investire Sgr, società che gestisce il Fondo Immobili Pubblici proprietario dello stabile, ha respinto la soluzione proposta dal Campidoglio per permettere un rientro graduale degli abitanti. A comunicarlo è stato il sindaco Roberto Gualtieri, durante la trasmissione In Onda su La7: “Ci è stato comunicato un no irrevocabile e siamo molto amareggiati”.
Spin Time, perché è saltato l’accordo tra il Comune e Investire
La proposta di Roma Capitale prevedeva due passaggi. Il primo era l’acquisto dello stabile, una procedura che però richiede diversi mesi e una serie di verifiche amministrative. Per evitare di lasciare nel frattempo centinaia di persone senza una sistemazione, il Comune aveva quindi proposto una soluzione temporanea.
Il Campidoglio avrebbe preso possesso dell’immobile per un periodo transitorio di circa 60-90 giorni, pagando per il suo utilizzo e finanziando con circa 800mila euro i lavori più urgenti di messa in sicurezza. L’obiettivo era consentire entro due o tre mesi il rientro di almeno 120 persone, dando particolare attenzione ai nuclei con bambini che frequentano le scuole del quartiere. È proprio su questo passaggio che la trattativa si è interrotta.
Investire Sgr sostiene che non sia possibile permettere l’utilizzo dello stabile prima della sua cessione, perché le condizioni dell’edificio esporrebbero la proprietà a rischi giuridici. La società ha precisato che il rifiuto non vuole “interrompere il dialogo istituzionale” e ha ribadito la disponibilità a proseguire il confronto per arrivare alla vendita.
Gualtieri ha però contestato l’esito della trattativa. Secondo il sindaco, il Comune aveva fornito gli elementi tecnici necessari per rendere praticabile l’accordo e la sensazione dell’amministrazione è che la decisione della proprietà fosse già stata presa. “È stata rifiutata la modalità più semplice e rapida” per avviare il percorso di acquisizione, ha sostenuto.
Spin Time, adesso il problema sono le 400 persone rimaste fuori
La questione non riguarda soltanto il destino immobiliare di un edificio. Spin Time ospitava circa 400 persone appartenenti a oltre cento nuclei familiari e provenienti da decine di Paesi diversi. Dopo l’evacuazione seguita all’incendio del 30 luglio, una parte degli abitanti è rimasta in presidio davanti allo stabile, in condizioni diventate sempre più difficili con il passare dei giorni.
A raccontare cosa abbia significato lasciare improvvisamente fuori centinaia di persone è stata anche Scomodo, la cui redazione romana ha sede dal 2020 proprio all’interno dello spazio di Spin Time. Secondo quanto riferito dalla realtà editoriale, nei giorni successivi all’evacuazione alcune persone sarebbero rimaste senza poter recuperare le proprie medicine dall’interno dell’edificio, mentre il caldo e le condizioni del presidio avrebbero provocato malori tali da rendere necessario, in alcuni casi, il trasporto in ambulanza.
Il Comune ha rassicurato che verranno individuate sistemazioni alternative per chi ne ha diritto. Ma lo stesso Gualtieri ha riconosciuto che ricollocare singolarmente gli abitanti non significa necessariamente salvare ciò che Spin Time aveva costruito in tredici anni.
“È una comunità che ha saputo integrarsi nel quartiere e integrare persone fragili”, ha detto il sindaco. Il rischio, ora, è disperdere non soltanto gli abitanti, ma anche una rete di relazioni costruita attorno all’edificio.
Spin Time non era soltanto un’occupazione abitativa
Spin Time nasce nell’ottobre del 2013 con l’occupazione dell’ex sede dell’Inpdap da parte del movimento per il diritto all’abitare Action. Negli anni, però, il palazzo è diventato anche un laboratorio sociale e culturale aperto al quartiere: al suo interno sono nati un teatro, un’osteria popolare, un coworking, attività per bambini, sportelli di tutela sociale, laboratori artistici e spazi utilizzati da associazioni e realtà della società civile.
È questo uno degli elementi che distingue la vicenda da quella di una semplice occupazione immobiliare. Il progetto è stato studiato anche in ambito universitario come esperienza di welfare e rigenerazione urbana dal basso.
Nel palazzo, inoltre, il tasso di dispersione scolastica dichiarato dal progetto Spin Time è pari allo 0%, mentre il 67% dei minori partecipa ad attività extrascolastiche. Sono dati prodotti dalla stessa realtà, e quindi da leggere come tali, ma restituiscono il tipo di modello sociale costruito negli anni all’interno dello stabile.
L’ex sede Inpdap e il passaggio al Fondo Immobili Pubblici
Anche la storia della proprietà dello stabile è significativa. L’edificio era una sede dell’Inpdap e nel 2004 venne trasferito al Fondo Immobili Pubblici nell’ambito delle operazioni di dismissione del patrimonio pubblico. L’Inpdap, e successivamente l’Inps, continuarono a utilizzare l’immobile in affitto fino al febbraio del 2013, pochi mesi prima dell’occupazione. È la stessa Inps ad aver ricostruito così il passaggio di proprietà.
Nel febbraio del 2026, inoltre, il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a risarcire per oltre 21 milioni di euro Investire Sgr per la mancata esecuzione dello sgombero dell’immobile, disposto dall’autorità giudiziaria.
Oggi quel palazzo si trova nuovamente al centro di una trattativa pubblica. Solo che, mentre Comune e fondo discutono delle condizioni per una possibile cessione, le persone che lo hanno abitato per anni sono fuori.
La trattativa per l’acquisto non è formalmente conclusa, ma non ha più quella soluzione immediata che avrebbe permesso almeno a una parte della comunità di rientrare. Per Spin Time il punto, adesso, non è soltanto capire chi diventerà proprietario dell’edificio: è evitare che, nel frattempo, una comunità costruita in tredici anni venga dispersa.
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Giulia Camuffo
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