Sannio Acque, Romano e Petrone (PD Sannio): “La vera sfida è la governance” – NTR24.TV


“È di recentissima pubblicazione la notizia della costituzione della «Sannio Acque S.r.l.», società a partecipazione mista pubblico-privata costituita per la gestione del servizio idrico integrato nel territorio del Sannio. Da questo prendiamo spunto per un’analisi sul ruolo del sistema pubblico-privato nella gestione dei «beni pubblici”. Così in una nota Patrizia Romano, responsabile ambiente segreteria PD Sannio e Pio Antonio Petrone, direzione provinciale del PD Sannio.

“La riflessione sulla gestione del servizio idrico si inserisce in un dibattito più ampio riguardante il ruolo dello Stato nell’economia. A partire dagli anni Novanta, l’Italia ha avviato un importante processo di liberalizzazioni e privatizzazioni con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico, favorire la concorrenza e adeguarsi alle regole del mercato europeo.

Numerose imprese pubbliche furono trasformate in società per azioni e, in diversi casi, aperte al capitale privato. A oltre trent’anni di distanza, l’esperienza dimostra che non tutti i settori possono essere valutati esclusivamente secondo le logiche del mercato.

La sicurezza energetica, la mobilità, le infrastrutture strategiche, la difesa e il credito per lo sviluppo continuano a rappresentare ambiti nei quali la presenza pubblica mantiene un ruolo essenziale.

Ferrovie dello Stato Italiane è interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed è uno dei maggiori investitori pubblici nelle infrastrutture del Paese. Enel, pur essendo quotata in borsa, vede ancora il Ministero dell’Economia e delle Finanze quale principale azionista.

Non è un caso che lo Stato italiano abbia conservato il controllo, totale o comunque determinante, di alcune delle principali imprese nazionali. Ferrovie dello Stato Italiane, per esempio, è interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed è uno dei maggiori investitori pubblici nelle infrastrutture del Paese.

In tale prospettiva si colloca anche il Servizio Idrico Integrato. L’acqua non è una semplice utilità economica, ma una risorsa naturale limitata, indispensabile alla vita, alla salute pubblica, all’agricoltura, all’industria e alla tutela dell’ambiente.

L’aumento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici e la crescente scarsità delle risorse idriche conferiscono all’acqua una rilevanza strategica paragonabile a quella dell’energia e delle grandi infrastrutture.

La costituzione di Sannio Acque Srl, quale società a capitale misto con maggioranza pubblica, può quindi essere letta come un punto di equilibrio tra due esigenze complementari: da un lato il mantenimento del controllo pubblico su una risorsa essenziale; dall’altro l’apporto di competenze industriali, capacità finanziaria e know-how da parte del partner privato selezionato mediante gara pubblica.

Resta tuttavia una domanda di fondo. Se lo Stato continua a mantenere una presenza determinante nei settori considerati strategici per l’interesse nazionale – dall’energia ai trasporti, dalla difesa alle infrastrutture – appare ragionevole chiedersi se il modello di una società a capitale misto, come Sannio Acque Srl, rappresenti davvero la soluzione più equilibrata anche per la gestione del servizio idrico.

L’apporto del partner privato può certamente contribuire con competenze manageriali, capacità organizzativa e risorse finanziarie.

Al tempo stesso, però, l’acqua è una risorsa unica: non è sostituibile, è indispensabile alla vita e la sua disponibilità è sempre più condizionata dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sulle risorse naturali. Proprio per queste caratteristiche, la sua gestione richiede una particolare attenzione nel conciliare efficienza economica, sostenibilità ambientale e tutela dell’interesse collettivo.

La vera questione, dunque, non è tanto se pubblico e privato possano collaborare, né se la composizione del capitale costituisca, di per sé, garanzia di una migliore gestione.

Ciò che assume rilievo è la qualità del modello di governance adottato: la sua capacità di assicurare un’effettiva prevalenza dell’interesse pubblico, di orientare gli investimenti secondo obiettivi di lungo periodo, di garantire trasparenza, responsabilità gestionale e tutela di una risorsa essenziale quale l’acqua.

In un settore così delicato, il successo del modello organizzativo non dipende tanto dalla natura pubblica o privata dei soci, quanto dall’equilibrio tra indirizzo pubblico, competenze industriali e sistemi di controllo capaci di coniugare efficienza, sostenibilità e interesse collettivo.

Anche in presenza di una maggioranza pubblica, il partner privato potrebbe acquisire una posizione determinante qualora concentrasse nelle proprie mani il know-how, la capacità finanziaria e la gestione operativa. Per questa ragione, il successo di Sannio Acque Srl dipenderà dalla qualità della governance e dall’effettività dei controlli pubblici, non meramente formali.

La costituzione della società con una partecipazione pubblica di maggioranza e l’ingresso di ACEA, selezionata mediante procedura di gara pubblica quale socio industriale con una quota del 45%, definiscono un assetto societario nel quale assume rilievo non tanto la composizione del capitale, quanto il concreto equilibrio dei poteri decisionali.

Sarà pertanto necessario garantire, nel corso della gestione, la tracciabilità delle decisioni, l’accessibilità dei dati, la verificabilità degli investimenti, la tutela delle fasce sociali più deboli e l’effettività dei controlli pubblici, affinché la ricerca dell’efficienza economica non prevalga sulla continuità, sull’universalità e sulla sostenibilità del servizio.

L’acqua non può essere sottratta alla comunità né sul piano giuridico né, indirettamente, attraverso assetti di governance che, pur in presenza di una maggioranza pubblica del capitale, non garantiscano un effettivo controllo sulle decisioni strategiche.

Il problema decisivo, pertanto, non è stabilire in astratto se il gestore debba essere pubblico o a capitale misto, bensì assicurare che il controllo delle reti, degli investimenti e delle scelte strategiche rimanga effettivamente orientato al perseguimento dell’interesse collettivo.

In tale prospettiva assumono particolare rilievo le osservazioni formulate dalla Corte dei conti, secondo cui la partecipazione pubblica diffusa e maggioritaria non costituisce, di per sé, garanzia dell’esistenza di un effettivo controllo pubblico, richiedendo invece un concreto coordinamento tra i soci pubblici e una reale capacità di esercitare un’influenza dominante sulle scelte strategiche della società.

Solo una governance improntata ai principi di trasparenza, responsabilità, coordinamento istituzionale e buon andamento dell’azione amministrativa può garantire che la gestione del servizio idrico resti stabilmente orientata alla tutela dell’interesse collettivo”, conclude la noa. 




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