Roma / Milano – C’è un’esigenza prepotente che sta attraversando, in modo sempre meno sotterraneo, il tessuto politico e sociale italiano: il bisogno vitale di tornare a elaborare idee, visioni e strategie a lungo termine, smettendo di vivere nella perenne e asfissiante gabbia della propaganda quotidiana. A lanciare un vero e proprio manifesto per la ricostruzione di una nuova cultura politica di destra è Luca Sforzini, Presidente del dinamico Centro Studi Rinascimento Nazionale. Intervenendo ai microfoni di Radio Cusano Campus, Sforzini ha tracciato una rotta ambiziosa che tocca i nervi scoperti dell’attualità: dalle imminenti elezioni amministrative a Milano, fino all’identità profonda del nuovo movimento “Futuro Nazionale” legato al Generale Vannacci.
“Carmelo Burgio a Milano: l’uomo di Stato che può unire la coalizione”
L’attenzione di Sforzini si è concentrata immediatamente sulla delicatissima partita elettorale per la conquista di Palazzo Marino. Dopo l’annuncio della nascita di un comitato indipendente, il Presidente del Centro Studi non usa mezzi termini per blindare e rilanciare una candidatura di altissimo profilo istituzionale. «Il Generale Carmelo Burgio può e deve rappresentare la candidatura unitaria dell’intero schieramento di centrodestra a sindaco di Milano», ha affermato con nettezza. «Nelle sue recenti dichiarazioni ho ascoltato un enorme buonsenso, un profondo equilibrio e un sacro rispetto dello Stato e delle istituzioni. Stiamo parlando di un autentico uomo di Stato che si affaccia sulla scena politica italiana portando in dote una credibilità inscalfibile».
Le posizioni espresse da Burgio, in particolare sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla necessaria sinergia istituzionale con la Prefettura, dimostrano la statura del candidato. «È il linguaggio rigoroso di chi conosce perfettamente lo Stato e ne rispetta le articolazioni. Amministrare una metropoli complessa come Milano significa prima di tutto assumersi responsabilità enormi, e una candidatura di questo altissimo spessore merita di essere valutata seriamente e sostenuta dall’intera coalizione», ha incalzato Sforzini, lanciando un appello diretto ai leader dei partiti moderati e conservatori.
La fine del pensiero nei partiti: “Ridotti a gestire piccoli interessi”
Ma l’intervento radiofonico si è spinto ben oltre le questioni territoriali, toccando la vera e propria “crisi d’identità” del sistema partitico italiano. Sforzini ha rivendicato con fierezza il ruolo del Centro Studi Rinascimento Nazionale come “motore intellettuale” di una nuova destra: «Noi lavoriamo per accompagnare la crescita di Futuro Nazionale attraverso una costante e faticosa elaborazione politica e culturale. Elaboriamo idee, provochiamo discussioni, spesso anche ruvide, e cerchiamo di costruire una cultura politica solida. Questo è esattamente ciò che i partiti tradizionali hanno colpevolmente smesso di fare».
La diagnosi è impietosa e condivisa da moltissimi elettori disillusi: «Il grande dramma dell’Italia del 2026 è che i partiti, indistintamente a destra come a sinistra, hanno rinunciato al pensiero. Sono fisicamente scomparse le vecchie sezioni in cui ci si confrontava aspramente e in cui le decisioni erano il frutto di una maturazione collettiva. Oggi, purtroppo, la politica si è tristemente ridotta alla mera gestione di piccolissimi interessi personali o, ben che vada, di enormi interessi eterodiretti». Un progressivo e inesorabile scollamento tra rappresentanza politica e popolo, aggravato, secondo Sforzini, da una legge elettorale che continua sfacciatamente a negare agli elettori il diritto di esprimere le proprie preferenze, lasciando lo scettro decisionale in mano a ristrette segreterie romane.
Le tre sfide culturali: provocazioni, federalismo e visione nazionale
Per dimostrare la vitalità del pensiero che ruota attorno a Futuro Nazionale, Sforzini ha citato tre esempi concreti del lavoro svolto dal Centro Studi, che sta scuotendo dalle fondamenta il dibattito interno alla destra.
In primo luogo, il coraggio della provocazione intellettuale: «Nei giorni scorsi abbiamo invitato a riflettere sulle innegabili e affascinanti coincidenze tra alcune istanze di Futuro Nazionale e i temi fondanti del grillismo delle origini. Apriti cielo! La nostra iniziativa ha generato scandalo e un acceso dibattito. Ma questo è un bene assoluto: la politica cresce solo quando si ha il fegato di mettere sul tavolo temi che gli altri, per pavidità, preferiscono nascondere».
In secondo luogo, la riscoperta del vero federalismo. Sforzini ha ricordato che oggi, 10 agosto, ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa di un gigante del pensiero politico, il professor Gianfranco Miglio. «Abbiamo affidato allo studioso Paolo Luca Bernardini una profonda riflessione sull’eredità di Miglio, a cui dedicheremo una giornata di studi. Recuperare il suo pensiero significa avere il coraggio di interrogarsi senza sconti sull’organizzazione dello Stato e sulle autonomie. Una sfida cruciale per l’intero centrodestra».
Infine, l’orizzonte di Futuro Nazionale, che non può accontentarsi di essere un partito monotematico. «La sicurezza e l’immigrazione sono urgenze fondamentali. Nessuno deve avere paura di uscire di casa. Ma se questo movimento vuole consolidare il suo consenso, deve proporsi come un vero e proprio Partito della Nazione», ha ammonito Sforzini. «Significa avere risposte forti sull’economia, sul fisco, sul sociale, sulla politica estera. Significa ridisegnare gli equilibri culturali dando voce a tutte le grandi anime della destra: quella liberale, sociale, sovranista, federalista e tradizionalista».
Insomma, una nuova destra che non si limiti ad “amministrare l’esistente”, ma che abbia finalmente l’ambizione e il coraggio intellettuale di tornare a “pensare politicamente l’Italia”.
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