A Mola di Bari la quarta edizione del Memorial Andrea Nardulli. Una giornata nata per ricordare un ragazzo che non c’è più, ma che continua a vivere nei gesti, nelle parole e nei ricordi di chi gli ha voluto bene. Perché alcune persone non smettono di esserci: semplicemente impariamo a sentirle in un modo diverso.
Annamaria Gargano
Ci sono persone che entrano nella nostra vita e poi, anche quando non ci sono più, non ne escono davvero.
Restano.
Restano nelle fotografie che ogni tanto si ha il coraggio di riguardare. Nelle canzoni che riportano indietro nel tempo. Nei luoghi che sembrano conservare ancora una voce, una risata, un gesto. Restano soprattutto nelle persone che le hanno amate.
Andrea Nardulli continua a vivere così.
Nel ricordo di chi lo ha conosciuto. Nell’affetto della sua famiglia. Nelle amicizie costruite nel tempo. In tutti quei piccoli frammenti di vita che la memoria custodisce gelosamente e che, anche quando fanno male, nessuno vorrebbe perdere.
L’11 agosto, a Mola di Bari, presso il campo ASD La Serra, si è svolta la quarta edizione del Memorial dedicato ad Andrea.
E forse chiamarlo semplicemente Memorial non basta.
Perché quello che è accaduto non è stato soltanto un evento sportivo. È stato un modo per dire, ancora una volta: “Andrea, noi ci siamo. E non ti abbiamo dimenticato”.
Sono passati giorni, mesi, anni.
La vita nel frattempo è andata avanti, come inevitabilmente fa. Le persone sono cresciute, hanno preso strade diverse, sono cambiate. Sono arrivati nuovi lavori, nuovi amori, nuove case, nuove preoccupazioni.
Ma alcune cose rimangono ferme.
Ed è proprio questo che colpisce guardando una giornata come quella del Memorial: il tempo può cambiare tutto, ma non necessariamente riesce a cambiare l’amore che si prova per qualcuno.
Le persone presenti non erano lì semplicemente per partecipare a una giornata di sport.
Erano lì per lui.
Per Andrea.
Per ricordare una persona che continua ad avere un posto nella loro vita, nonostante la sua assenza.
E forse è questa la forma più pura della memoria: scegliere di esserci ancora per qualcuno che non può più esserci per noi.
Per una giornata, quel campo di Mola di Bari si è riempito di voci, palloni, sorrisi, abbracci, di vita.
Quella stessa vita che, dopo una perdita, può sembrare quasi ingiusta perché continua a scorrere. Eppure, proprio lì, in mezzo a quella vita, Andrea è sembrato ancora presente.
Non fisicamente.
Ma in un modo forse ancora più profondo.
Era nei ricordi raccontati dagli amici. Era negli sguardi di chi si è ritrovato dopo tanto tempo. Era nelle risate che hanno accompagnato la giornata. Era nella commozione che, inevitabilmente, ha fatto capolino. Era in quel modo che hanno le persone che abbiamo amato di tornare improvvisamente dentro di noi: basta un dettaglio e per un istante sembra di averle nuovamente accanto.
Il calcio e il beach volley sono stati soltanto la cornice.
Il vero motivo per cui tutti erano lì era uno solo. Andrea.
C’è una cosa che spesso non si dice abbastanza quando si parla di perdita. Andare avanti non significa dimenticare. Significa imparare a vivere portando con sé ciò che non possiamo più avere accanto.
E forse gli amici di Andrea hanno trovato proprio questo modo per farlo.
Ritrovarsi.
Stare insieme.
Continuare a condividere.
Continuare a creare nuovi ricordi attorno a quello che non c’è più.
Perché ogni edizione del Memorial aggiunge qualcosa alla sua storia.
Ogni persona presente racconta qualcosa di lui.
Ogni ricordo condiviso impedisce che il suo nome si perda.
E così Andrea continua ad avere un posto nel presente. Non soltanto nel passato.
Alla giornata hanno preso parte anche due ex calciatori di grande rilievo, Vincenzo Iaquinta e Gennaro Delvecchio, che hanno scelto di esserci e di unirsi al ricordo di Andrea.
La loro presenza ha dato ulteriore valore all’appuntamento, ma, in una giornata come questa, i nomi più importanti non erano quelli scritti sulle maglie o sui grandi palcoscenici del calcio.
Era uno solo. Andrea.
Perché il vero protagonista non era chi scendeva in campo. Era chi, pur non potendo più farlo, aveva lasciato abbastanza amore da riempire quel campo comunque.
Forse è questo che succede quando perdiamo qualcuno che abbiamo amato davvero. All’inizio cerchiamo quella persona ovunque. Poi impariamo lentamente a non cercarla più fuori. Cominciamo a trovarla dentro di noi.
In una frase. In un’abitudine. In un ricordo. In una fotografia. In una giornata come questa.
E allora capisci che alcune persone non se ne vanno completamente. Cambiano posto. Non sono più accanto a noi, ma diventano parte di noi.
Andrea è diventato questo per tante persone.
Una presenza invisibile ma costante.
Un ricordo che fa male, sì, ma che nessuno vuole perdere.
Perché il dolore che accompagna un ricordo è anche la prova che quella persona è stata importante. Che è stata amata. Che ha lasciato qualcosa.
“Finché ci sarà qualcuno a ricordarti, tu ci sarai”
La quarta edizione del Memorial Andrea Nardulli si è conclusa, ma il suo significato va ben oltre una giornata.
Perché alla fine, quando le partite finiscono, le persone tornano a casa e il campo torna silenzioso, rimane ciò che davvero conta.
Rimane Andrea.
Rimane il suo nome.
Rimangono gli amici che continueranno a raccontarlo.
Rimane una famiglia che continuerà a sentirne la mancanza.
Rimangono tutte quelle persone che, anche soltanto per un giorno, hanno scelto di fermarsi e ricordare.
E forse è proprio questo il modo più bello di tenere in vita qualcuno.
Non fingere che non faccia più male.
Non cercare di dimenticare.
Ma continuare a parlare di lui.
Continuare a ridere dei ricordi belli.
Continuare a ritrovarsi.
Continuare a pronunciare il suo nome.
Perché il tempo può portare via le giornate, cambiare le persone, modificare le nostre vite.
Ma non può cancellare ciò che abbiamo amato davvero.
E Andrea, ieri come oggi, era lì.
In mezzo ai suoi amici. In mezzo alle persone che gli hanno voluto bene. In mezzo a quella folla che si è ritrovata nel suo nome.
E forse, per un attimo, mentre il pallone rotolava sul campo e le voci riempivano l’aria, è sembrato davvero che non fosse passato tutto questo tempo.
Come se Andrea fosse ancora lì.
A guardare.
A sorridere.
A sentirsi a casa.
Perché alcune persone non hanno bisogno di essere presenti per essere vicine. Hanno solo bisogno di essere amate e ricordate.
E Andrea, quel giorno, è stato ricordato.
Ancora una volta.
Con tutto l’amore possibile.
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Redazione Corriere PL
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