Tra martedì e mercoledì sera della settimana scorsa, l’aeroporto di Lipsia/Halle ha interrotto le operazioni di volo e dirottato su altri scali diversi aerei, perché, vicino a un aereo da trasporto ucraino, è stato individuato un drone equipaggiato con esplosivo professionale e un detonatore. Un secondo velivolo, costretto a interrompere l’atterraggio per la chiusura dello scalo, si è scontrato in volo con un oggetto di dimensioni ridotte, probabilmente un altro drone: dopo l’atterraggio di emergenza ad Hannover, sull’aeromobile sono stati riscontrati danni lievi. La direzione dell’inchiesta sul drone-bomba è stata affidata dalla Procura generale di Dresda, in coordinazione con all’Ufficio criminale regionale (LKA) della Sassonia e con la Procura federale di Karlsruhe.
Con il supporto della Polizia federale e di un robot antiesplosivo, l’ordigno è stato disinnescato e il detonatore rimosso. Per la Procura federale si tratta di un “grave attacco alle infrastrutture di trasporto e logistica in Germania”, un reato “idoneo a compromettere la sicurezza esterna e interna della Repubblica”.
Il Ministro dell’Interno parla di autori professionisti, ma il governo evita di nominare Mosca
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha definito l’episodio opera di soggetti che hanno agito da professionisti, riconducibile a uno “scenario di attacco ibrido” orchestrato da “potenze straniere”. Il governo, tuttavia, si è finora astenuto dall’attribuire esplicitamente la responsabilità a uno specifico attore nazionale o internazionale e specificamente dal suggerire che c’entri in qualche modo la Russia, come invece aveva fatto lo scorso anno, quando il cancelliere Friedrich Merz (CDU), commentando una serie di avvistamenti di droni sugli aeroporti tedeschi.
Foto: EPA-EFE/FILIP SINGER
Le autorità di sicurezza parlano di scenario ibrido quando più forme di azione ostile, come sabotaggio, spionaggio, attacchi informatici, incursioni con droni o campagne di disinformazione, sembrano rientrare in una strategia coordinata. Lo scopo è indebolire uno Stato, le sue istituzioni o la coesione sociale senza superare la soglia formale del conflitto armato aperto, mantenendo per quanto possibile nascosta l’identità degli esecutori. Bersagli ricorrenti sono le infrastrutture critiche: aeroporti, linee ferroviarie, fornitori di energia, reti di comunicazione, autorità pubbliche. Parallelamente, notizie false e materiale di disinformazione mirano a generare insicurezza nell’opinione pubblica ed erodere la fiducia nelle istituzioni. I singoli episodi, presi isolatamente, appaiono spesso scollegati tra loro: è solo osservando il quadro complessivo che emergono eventuali connessioni.
Da dove veniva il drone bomba?
La pista russa
Sull’origine del drone-bomba hanno speculato i media di tutto il mondo. Il Wall Street Journal, citando fonti vicine all’intelligence, riferisce che il drone apparterrebbe con ogni probabilità al governo russo, mentre la CNN riporta dichiarazioni di un funzionario della difesa statunitense in Europa secondo cui Washington avrebbe concluso che l’apparecchio sia riconducibile a un servizio segreto di Mosca.
A rafforzare questa lettura concorrono elementi concreti: la Russia dispone di tecnologia avanzata nel settore dei droni e ha più volte minacciato ritorsioni contro le forniture di armi occidentali all’Ucraina. Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato gli indirizzi di aziende produttrici di armamenti in Germania e in altri paesi europei, l’ex presidente Dmitrij Medvedev, oggi vicecapo del Consiglio di sicurezza nazionale russo, ha descritto quell’elenco come una lista di potenziali obiettivi per le forze armate russe.
Matthias Uhl, esperto di questioni militari e russe, ha dichiarato all’agenzia stampa tedesca dpa che alcuni elementi, a un primo esame, suggeriscono un possibile coinvolgimento dei servizi segreti russi, in particolare del GRU, ritenuto responsabile di numerose operazioni condotte in Occidente. Ha però osservato che un’operazione del genere risulterebbe oggi complicata da portare a termine per Mosca, poiché i suoi agenti attivi in Europa sono sottoposti a stretta sorveglianza. Sulla stessa linea si è espresso Sebastian Fiedler, esperto di affari interni dell’SPD, secondo cui l’episodio porta la firma russa oppure è stato costruito per sembrarlo. Qualora gli indizi a carico della Russia dovessero consolidarsi, ha aggiunto, si configurerebbe un atto di guerra.
Anche Roderich Kiesewetter (CDU), ritiene che la dinamica corrisponda al modo di agire tipico di Mosca, pur ammettendo che l’attribuzione certa dei responsabili richiederà tempo, se mai sarà possibile. I Verdi si sono spinti oltre: la capogruppo Katharina Dröge ha definito plausibile che l’attacco costituisca terrorismo di Stato russo, criticando Dobrindt per non aver formulato un’accusa esplicita e essersi limitato a parlare genericamente di potenze straniere. Anche l’esperto di difesa dei Verdi Konstantin von Notz condivide questa lettura, richiamando la coincidenza tra la presenza di velivoli ucraini nell’area e il ritrovamento del drone come elemento che rende plausibile un’azione dei servizi segreti russi.
Da più parti si è anche accostato questo episodio a un incidente del 2024, quando un pacco trasportato per via aerea prese fuoco nel centro logistico DHL di Lipsia. Gli ambienti della sicurezza tedesca ritengono che l’ordigno fosse stato collocato per conto della Russia. L’allora presidente dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione Thomas Haldenwang ha sostenuto che la Germania sfiorò un disastro aereo, evitato solo perché il pacco prese fuoco mentre si trovava ancora a terra. Anche in quel caso le indagini furono assunte dalla Procura federale. In Lituania sono attualmente sotto processo cinque persone accusate di atti terroristici, sospettate di aver spedito pacchi con ordigni artigianali nell’ambito di un’operazione riconducibile a soggetti legati al GRU: tra gli imputati figurano cittadini russi, ucraini e lituani.
Mosca respinge le accuse
Vladimir Putin ha respinto in più occasioni le accuse di un possibile attacco russo contro uno Stato membro della NATO, sostenendo che tali accuse servano a giustificare un aumento della spesa europea per la difesa e a distogliere l’attenzione da altre questioni. Medvedev, dal canto suo, ha proposto letture alternative sulla provenienza dei droni, parlando di provocazioni messe in atto dagli stessi ucraini per trascinare l’Europa in un conflitto di proporzioni più ampie, oppure di semplici gesti di disturbo compiuti da singoli individui ai danni delle autorità.
Le reazioni del governo tedesco
Il Consiglio di sicurezza nazionale, guidato dal cancelliere Merz, si è riunito in videoconferenza interrompendo la pausa estiva. Istituito un anno fa come organo centrale per la formazione della volontà del governo federale sulle questioni di sicurezza nazionale, riunisce i ministri principali insieme, a seconda dei temi trattati, a rappresentanti delle Forze armate, della polizia e dei servizi segreti. I contenuti della riunione non sono stati resi pubblici. Resta aperto il dibattito su un rafforzamento della difesa contro i droni per la protezione delle infrastrutture critiche, mentre la Procura federale prosegue le proprie verifiche.
Cresce intanto il numero di voci favorevoli a una consultazione formale con la NATO come diretta conseguenza del ritrovamento del drone bomba. Bastian Ernst, esperto di politica di difesa della CDU, ha dichiarato al quotidiano Handelsblatt che la situazione impone ormai l’attivazione dell’articolo 4 dell’Alleanza atlantica, sulla scia di quanto già fatto da altri paesi partner, come segnale di compattezza tra alleati. Anche Kiesewetter e Dröge si sono espressi a favore di questo passo. L’articolo 4 consente a ogni Stato membro di richiedere consultazioni quando ritiene minacciate la propria integrità territoriale, la sicurezza o l’indipendenza politica: rappresenta una fase preliminare rispetto all’eventuale ricorso all’articolo 5. Vi avevano fatto ricorso lo scorso anno anche Estonia e Polonia, in seguito a violazioni del proprio spazio aereo di cui la responsabilità russa era stata accertata.
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Redazione Il Mitte
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