Redazione – L’inchiesta giornalistica pubblicata dal quotidiano Repubblica, che ha portato alla luce contenuti di chat private intrise di antisemitismo, razzismo e nostalgie totalitarie in alcuni ambienti giovanili legati alla destra radicale, ha innescato un vero e proprio terremoto politico in Italia. Un dibattito acceso che impone una riflessione profonda sulla vera natura, sui confini morali e sull’identità culturale della destra italiana. In questo clima di forte tensione e di strumentalizzazioni politiche, interviene con una voce tanto autorevole quanto perentoria Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dal suggestivo ritiro del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, Sforzini ha diramato un documento programmatico e politico di rara lucidità: un manifesto in cui si traccia una linea di demarcazione netta e invalicabile tra la destra conservatrice, liberale e identitaria, e gli abissi dell’odio razziale.
Di seguito pubblichiamo la versione integrale dell’intervento del Presidente Luca Sforzini.
Il caso delle chat e la presa di distanza: “Il nazismo non ci appartiene”
«Quanto pubblicato da Repubblica e successivamente ripreso da numerose testate impone, almeno per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il Centro Studi Rinascimento Nazionale che presiedo, parole molto chiare. Nelle ricostruzioni giornalistiche vengono riportate espressioni antisemite e razziste, riferimenti nostalgici al nazismo e al fascismo, insulti rivolti agli ebrei e agli arabi, affermazioni contro la Costituzione e persino suggestioni eversive. Nulla di tutto questo mi appartiene. Non intendo stabilire responsabilità individuali che non mi competono, né attribuire a centinaia di persone le parole eventualmente pronunciate da singoli. Ma sulle idee non occorrono processi, occorrono giudizi. E il mio è inequivocabile.
L’antisemitismo non è destra. Il razzismo non è destra. Hitler non appartiene al nostro Pantheon e non vi entrerà mai e il nazismo non è una sfumatura un po’ più radicale delle nostre idee: è una delle tragedie totalitarie contro le quali è stata costruita l’Europa libera. Essere uomini e donne di destra non significa avere nostalgia delle dittature. Significa poter parlare di Nazione, identità, sicurezza, sovranità, tradizione, merito ed eccellenza, responsabilità e futuro senza per questo rinunciare alla libertà individuale, alla democrazia, allo Stato di diritto e, prima ancora, alla dignità umana. Vale per i laici, vale ancor di più per chi dice di richiamarsi alle radici cristiane: una religione d’amore e non di odio.»
Israele, Occidente e identità: la linea invalicabile
«La mia posizione nei confronti dell’antisemitismo non nasce oggi e non dipende dalla convenienza di una polemica giornalistica. Israele appartiene all’Occidente politico e culturale nel quale Rinascimento Nazionale si riconosce. Si può criticare un governo israeliano, come qualsiasi altro governo democratico; si possono discutere le sue decisioni e contestarne le politiche. Ma trasformare la critica politica in demonizzazione degli ebrei significa attraversare un confine che per me è invalicabile.
Allo stesso modo respingo ogni generalizzazione razziale o religiosa contro gli arabi e contro qualsiasi altro popolo. Difendere senza complessi la nostra identità, rivendicare con orgoglio la grandezza della nostra storia e della nostra cultura e avere la consapevolezza che l’Italia ha ancora qualcosa di grande da creare e da trasmettere al mondo, anche per il futuro, non significa considerarsi superiori agli altri: significa sapere chi siamo e avere l’ambizione di poter ancora regalare qualcosa al mondo. Regalare, non sottrarre. Controllare l’immigrazione, pretendere integrazione e rispetto delle nostre leggi è politica. Considerare uomini e donne inferiori per ciò che sono è un’altra cosa. E non è la nostra.»
Il ruolo del merito e delle eccellenze per una Nazione protagonista
«Una Nazione che non conosce la propria storia perde le proprie radici; una Nazione che sa soltanto contemplarla ha già rinunciato al proprio futuro. Noi non vogliamo né l’una né l’altra cosa. L’Italia non è soltanto l’erede di una grande civiltà: deve tornare protagonista. Una destra culturalmente adulta non ha bisogno dell’odio per essere forte, e non ha bisogno del nazismo per sentirsi di destra. Ma una destra che voglia diventare maggioranza deve parlare all’intera Nazione, non soltanto alla parte che già la riconosce e la vota. Deve parlare a chi ha paura, ma anche a chi spera; a chi domanda sicurezza, ma anche a chi cerca opportunità.
E qui entrano in gioco il merito e le eccellenze. Il merito non può ridursi a una parola da inserire nei programmi: deve diventare un principio di organizzazione della società, e di selezione delle classi dirigenti. E una Nazione che riconosce il merito deve avere l’ambizione di scoprire, formare, liberare e trattenere le proprie eccellenze. L’Italia non deve avere paura delle proprie eccellenze, né mortificarle in nome di un’eguaglianza intesa come uniformità. Deve tornare ad esserne orgogliosa.»
Il retroscena politico: “Nessun trasloco in Forza Italia, la mia bussola è l’autonomia”
«Rinascimento Nazionale è nato anche per questo. Lavoriamo alla costruzione di una destra plurale e polifonica, nella quale possano riconoscersi e confrontarsi sensibilità liberali, conservatrici, sovraniste, identitarie, cattoliche e sociali. Non pretendiamo di cancellarne le differenze: vogliamo farle dialogare dentro una medesima casa culturale. Ma pluralismo non significa relativismo. Ci sono idee differenti con le quali confrontarsi, e ci sono abissi dai quali tenersi lontani.
Repubblica scrive inoltre che sarei “pronto a traslocare in Forza Italia, stufo degli estremismi”. Su questo consentitemi una risposta più personale: non traslocherò mai dalla mia legge morale e dal suo luogo simbolico: il Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Il resto sono speculazioni e interpretazioni. La mia autonomia politica e quella del Centro Studi Rinascimento Nazionale non sono bandierine da esibire quando fanno comodo: significano libertà di pensare, di parlare e, quando necessario, di dire no. Anche agli amici. Forse soprattutto agli amici. Per costruire una destra nella quale la parola Nazione non abbia bisogno di essere urlata e la parola libertà non debba mai essere sussurrata. Il resto sono chat. La politica, fortunatamente, è un’altra cosa.»
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Monica Macchioni
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