La coperta è corta, ma nella maggioranza di Giorgia Meloni tutti continuano a tirarla dalla propria parte. A pochi giorni dal varo della manovra economica per il 2027, il governo deve fare i conti con una lunga lista di promesse fiscali, bonus e agevolazioni che rischiano di scontrarsi con la scarsità delle risorse disponibili. Matteo Salvini vuole aiutare le famiglie e anticipare le pensioni, Antonio Tajani promette meno tasse ai giovani e ai pensionati, mentre Giancarlo Giorgetti cerca disperatamente le coperture per tenere insieme le richieste degli alleati.
Il risultato è un braccio di ferro politico che rischia di complicare la preparazione dell’ultima legge di bilancio della legislatura. Sul tavolo ci sono la revisione dell’Isee, nuovi interventi sull’Irpef, agevolazioni per gli under 35 e un possibile contributo del sistema bancario. Ma per ogni proposta resta la stessa domanda: chi paga?
Manovra 2027: Salvini vuole cambiare l’Isee
La Lega ha scelto di concentrare una parte importante delle proprie richieste sulle famiglie proprietarie dell’abitazione principale. L’obiettivo è modificare ancora il calcolo dell’Isee, riducendo il peso della prima casa per consentire a più nuclei familiari di accedere alle prestazioni agevolate.
Il meccanismo riguarda la franchigia immobiliare, cioè la quota del valore dell’abitazione che non entra nel calcolo dell’indicatore economico.
La precedente manovra aveva già innalzato questa soglia da 52.500 a 91.500 euro per la generalità dei contribuenti, portandola a 120mila euro nelle città metropolitane. Adesso il Carroccio vuole spingersi fino a 200mila euro per le famiglie che vivono nelle grandi aree urbane.
La modifica potrebbe favorire soprattutto il ceto medio, penalizzato dall’aumento dei valori immobiliari nelle città. Famiglie con redditi non particolarmente elevati rischiano infatti di superare le soglie Isee previste per alcuni aiuti proprio a causa della casa di proprietà.
Un indicatore più basso potrebbe facilitare l’accesso a diverse prestazioni, compresi gli aiuti per i figli e il bonus nido.
Manovra 2027: pensione a 64 anni e flat tax, le richieste della Lega
Ma la revisione dell’Isee rappresenta soltanto una parte delle richieste leghiste. Salvini e i suoi insistono anche sulla possibilità di andare in pensione a 64 anni attraverso il ricalcolo contributivo.
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon stima che la misura potrebbe consentire circa 87mila uscite aggiuntive già nel primo anno. Il problema, ancora una volta, riguarda i costi. Senza risorse sufficienti, la proposta rischia di rimanere fuori dalla legge di bilancio.
Nel pacchetto della Lega figurano inoltre una tassazione al 5% per cinque anni sugli aumenti salariali dei giovani e l’estensione della flat tax fino a 100mila euro.
Il Carroccio propone anche un tetto mobile alle bollette, da concordare con grandi operatori energetici come Enel ed Eni.
Per recuperare parte delle risorse necessarie, la Lega suggerisce un riordino dei numerosi bonus esistenti. L’idea è eliminare sovrapposizioni e razionalizzare le agevolazioni più frammentate.
Ma i margini appaiono limitati, perché molte misure dispongono già di finanziamenti modesti e riguardano platee ristrette.
Tajani rilancia: «Zero tasse per gli under 35». E vuole detassare le tredicesime
Forza Italia non intende lasciare alla Lega il monopolio delle promesse fiscali. Antonio Tajani ha presentato una serie di proposte che puntano soprattutto sui giovani, sui lavoratori a basso reddito e sui pensionati.
La misura più ambiziosa riguarda l’introduzione di una no tax area per chi ha meno di 35 anni. Una proposta che punta ad alleggerire il carico fiscale sulle nuove generazioni, ma della quale restano da definire soglie di reddito, modalità applicative e costi.
Gli azzurri chiedono anche di detassare le tredicesime dei pensionati con redditi più bassi e dei lavoratori meno abbienti. Tajani propone inoltre di consentire la deduzione delle spese sanitarie nello stesso anno in cui i contribuenti le sostengono.
Anche in questo caso, però, bisognerà verificare quali interventi potranno trovare spazio nella manovra.
La partita più delicata riguarda il contributo delle banche. Forza Italia respinge l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti e preferisce cercare un’intesa con gli istituti di credito.
«Abbiamo imposto una scelta diversa per quanto riguarda banche, assicurazioni e grandi aziende», ha rivendicato Tajani, difendendo il dialogo con gli operatori economici rispetto a quella che definisce un’«odiosa tassa sugli extraprofitti».
Manovra 2027: Meloni punta sull’Irpef con aliquota al 33% fino a 60mila euro
Mentre Lega e Forza Italia moltiplicano le richieste, il principale intervento fiscale della prossima legge di bilancio dovrebbe riguardare l’Irpef.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti punta ad ampliare fino a 60mila euro la fascia di reddito che beneficia dell’aliquota del 33%, oggi applicata fino a 50mila euro.
L’obiettivo è alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, una delle priorità politiche di Fratelli d’Italia e della presidente del Consiglio.
Ma l’intervento richiede risorse e rischia di assorbire una parte consistente dei fondi disponibili, riducendo ulteriormente lo spazio per le proposte degli alleati.
Per Giorgetti il problema è quindi trovare un equilibrio tra il taglio delle imposte, gli interventi sociali e la necessità di mantenere i conti pubblici sotto controllo.
Banche e assicurazioni, lo scontro sulle coperture blocca la maggioranza
Il confronto più difficile riguarda proprio le entrate necessarie a finanziare la manovra.
Il governo considera indispensabile un contributo da parte del sistema bancario e assicurativo, ma nella maggioranza non esiste ancora un’intesa sulle modalità.
Forza Italia rifiuta un prelievo sugli extraprofitti e insiste sulla strada degli accordi con gli operatori. Gli altri partiti devono però fare i conti con l’esigenza di recuperare risorse consistenti.
La discussione coinvolge anche le grandi società energetiche, mentre Giorgetti cerca di individuare una soluzione capace di garantire entrate senza aprire uno scontro con il mondo finanziario.
La distanza tra le richieste politiche e i fondi disponibili rende ogni trattativa più complicata. Finanziare una misura significa inevitabilmente ridurre lo spazio per un’altra, costringendo i partiti a scegliere quali promesse mantenere.
L’ultima manovra di Meloni rischia di diventare una resa dei conti
La legge di bilancio 2027 rappresenta un passaggio politico delicato per il governo. Con la legislatura avviata verso la conclusione, ogni partito vuole portare a casa risultati riconoscibili da presentare ai propri elettori.
La Lega punta sulle famiglie, sulle pensioni e sulla flat tax. Forza Italia cerca di intestarsi le agevolazioni per i giovani e i pensionati. Fratelli d’Italia considera prioritario un nuovo intervento sull’Irpef.
In mezzo c’è Giorgetti, chiamato a trasformare le promesse degli alleati in misure finanziariamente sostenibili.
Il tempo stringe e le risorse non bastano per soddisfare tutte le richieste. Per questo la manovra rischia di trasformarsi in una prova di forza interna alla coalizione, nella quale ciascun partito cercherà di difendere le proprie priorità.
La coperta resta corta e qualcuno dovrà inevitabilmente rinunciare a qualcosa. Il problema, per Meloni, sarà convincere gli alleati a farlo senza trasformare la trattativa sulla legge di bilancio in una guerra politica.
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